Il sindaco: un teatro rivoluzionerà la nostra immagine
PESCARA. «Sarà un grande teatro a rivoluzionare l'immagine di Pescara». E' questa la chiave dello sviluppo della città, per il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia che raccoglie la proposta di fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore, modellandola con due moniti. «Pescara è già una grande città», direbbe il sindaco ai cittadini e, in un ideale tavolo con gli altri amministratori, esordirebbe: «Sono pronto al dialogo, ma ognuno con la propria autonomia».
Sindaco, è necessario un progetto di allargamento della città?
«L'ampliamento della superficie territoriale di una città nasce dall'eventuale crescita delle sue esigenze: Pescara non ha bisogno di nuovi spazi per costruire un grande palazzo di giustizia, perché già esiste; non ha bisogno di un grande ospedale, perché c'è; non ha bisogno di spazi per un aeroporto, perché già abbiamo uno scalo di valenza internazionale. E' vero che Pescara non ha spazi per eventuali nuovi insediamenti edilizi, ma negli ultimi anni molti hanno scelto di abitare fuori a Spoltore o Montesilvano per poi lavorare, studiare e divertirsi a Pescara. Allargare una città significa anche dover ricostruire il suo centro e penso all'esempio di Berlino, una metropoli alla ricerca di una nuova centralità».
Quali limiti presenta oggi Pescara?
«I limiti della "grande città" con un grande aeroporto, servizi, infrastrutture, una città costiera che ogni anno attira migliaia di turisti. Elementi che, però, sono croce e delizia: da un lato creano indotto e dall'altro determinano traffico, problemi di mobilità. Ma questi elementi non si risolvono unendo Pescara ai comuni limitrofi».
Come può migliorare la città?
«Il miglioramento del nostro territorio, non solo di Pescara, ma anche di Spoltore e Montesilvano, può nascere non da una fusione materiale, ma da un dialogo istituzionale tra gli amministratori come è accaduto per la maxi-isola ecologica che ha coinvolto Pescara, Montesilvano, Spoltore, Francavilla e San Giovanni Teatino. Oggi il dialogo tra le amministrazioni è fondamentale mantenendo, però, la propria autonomia. Al limite, si dovrebbe concretizzare l'idea, sbandierata da tanti ma mai realizzata, dell'area formata da Pescara e Chieti».
C'è qualcosa che la incuriosisce nel dibattito: i tagli alla politica, l'aumento delle risorse, una superficie più grande da gestire?
«I tagli alla politica sono demagogia perché il risparmio di 1milione 300 mila euro dovrebbe fare i conti con i costi legati alla realizzazione della grande città. L'aumento delle risorse è illusorio: non basta sommare i chilometri di superficie per raddoppiare i trasferimenti dallo stato. Mi incuriosisce la modalità con cui è nato il dibattito: un modo bizzarro, non un dibattitto sollevato da Carlo Costantini nelle sedi opportune, ma una conferenza-spot».
Ma per lei, Pescara deve diventare il perno di un'area più grande o può bastare a se stessa?
«Pescara è già il perno di un'area importante, di una realtà forte che non ha bisogno di una diversa ripartizione geografica dei propri confini. Pescara è già è un punto di riferimento da Ortona a Giulianova, così come per l'entroterra».
Anche nel suo partito arrivano i sì al progetto. Il senatore Piccone l'ha sposato e rilancia Pescara come Valencia. Che ne pensa?
«L'idea di una Grande Pescara ha solo bisogno di un cambio di mentalità, di una rivoluzione culturale, non territoriale. Il nostro obiettivo dev'essere quello di sprovincializzare la città, di rafforzare nei cittadini l'idea di vivere in una grande città che deve avere obiettivi delle grandi metropoli».
Alcuni comuni come Spoltore, Silvi e Città Sant'Angelo sarebbero disposti a stare insieme con Pescara. Li accoglierebbe?
«Mi pare che i i sindaci abbiano ribadito la centralità dei propri territori, esprimendo la propensione a lavorare più che per una Grande Pescara per la costituzione di una grande area metropolitana capace di puntare all'armonizzazione di servizi e eccellenze. Del resto con i sindaci dei comuni limitrofi c'è un rapporto di reciproca fiducia e la collaborazione tra enti non ha bisogno di essere sacramentata per essere più forte».
Sarebbe disposto a sedersi a un tavolo con gli amministratori?
«Certo, perché credo nella forza del dialogo e del confronto. Con il prefetto, affrontiamo già le problematiche legate al territorio».
Cosa è irrealizzabile nel progetto di Costantini?
«L'aspetto pratico: dal punto di vista amministrativo la fusione di più entità territoriali comporta l'espletamento di una lunga serie di adempimenti che trova il primo ostacolo nella durata di un'amministrazione».
Qual è la sua idea di crescita di Pescara?
«Una città ben collegata verso l'esterno, con un potenziamento delle linee ferroviarie, dell'aeroporto e lo sviluppo dello scalo portuale. Una città capace di ospitare grandi eventi, rivitalizzando però piazza Salotto, il centro storico, la riviera per cui abbiamo già predisposto progetti di riqualificazione. Pescara è già una città dal respiro europeo grazie ai Giochi del Mediterraneo o al recente titolo di Città europea dello Sport 2012. Infine, l'aver identificato il territorio con uno dei suoi personaggi simbolo, Gabriele D'Annunzio, ci sta aiutando a uscire dall'anonimato. Ma sarà un grande teatro monumentale a rivoluzionare l'immagine del cuore di Pescara».
Il sondaggio sul Centro.it
La megalopoli ha vinto sul web
PESCARA. A favore 907 voti, contrari 772 voti. Ai lettori del Centro.it piace l'idea di una grande città che unisca Pescara, Spoltore e Montesilvano.
Il sondaggio, che era online sul sito internet del Centro dal 30 novembre scorso, si è concluso, ieri, con questo risultato favorevole all'idea lanciata dal capogruppo dell Italia dei valori alla Regione Carlo Costantini, e sostenuta dai docenti dell'università D'Annunzio di Chieti-Pescara, Roberto Mascarucci (della facoltà di Architettura) e Nicola Mattoscio (della facoltà di Economia).
La proposta prevede una grande area metropolitana che, unendo i tre comuni di Pescara, Spoltore e Montesilvano, sfiorerebbe i 95 chilometri quadrati e una popolazione di quasi 200 mila abitanti.
Un polo che, unendo le aziende iscritte alla Camera di commercio, ne conterrebbe 20.765. Insomma, una sola grande città, una «megalopoli» seconda nell'Adriatico solo a quella di Bari.