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Pescara, 16/04/2026
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Data: 16/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Più tasse per tutti, in Italia crescita record. Per l'Ocse aumenta la pressione fiscale e diminuisce il lavoro giovanile

ROMA. Dissolte le promesse di meno tasse per tutti, in Italia è cresciuta invece la pressione fiscale, in controtendenza rispetto alla maggior parte dei Paesi industrializzati. L'Ocse ha certificato che, dal 2008 al 2009, il peso delle imposte sul nostro Paese ha toccato il 43,5% sul Pil, salendo dal quarto al terzo posto. Più dell'Italia pagano solo i cittadini di Daminarca e Svezia, Paesi dal solido welfare.
Secondo le classifiche Ocse, l'Italia invece è tra i peggiori Paesi dell'area per l'occupazione giovanile. Se la media tra gli Stati membri tocca il 40,2%, il nostro raggiunge solamente un misero 21,7% di occupati tra i 15 e i 25 anni. Peggio di noi solo l'Ungheria con il 18,15. Tra gli occupati, secondo lo studio Ocse, il 44% ha un impiego precario e il 18,8% lavora solo part-time. Per quanto riguarda i disoccupati, oltre il 40% sono senza lavoro da lungo tempo e il 15,9% né studia e né lavora.
Sulle tasse le cose sono andate decisamente peggio per l'Italia che, nel 2009, ha superato il Belgio come pressione fiscale. Nella maggior parte dei Paesi dell'area Ocse la crescita è diminuita e si è attestata sul 33,7%. Gli incrementi più consistenti si sono verificati in Lussemburgo e in Svizzera.
«La pressione fiscale in Italia continua ad aumentare mentre il governo Berlusconi continua a rinviare la riforma - commenta Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro del Pd - I dati dell'Ocse smascherano le bugie ripetute anche lunedì dal presidente del Consiglio in Parlamento». Per la Cgil, insiste Danilo Barbi segretario confederale, «servirebbe urgentemente una riforma che riduca il prelievo fiscale sui lavoratori, sui pensionati e sulle imprese che investono ma è veramente difficile che l'attuale governo voglia farlo». Secondo Barbi bisogna aumentare il prelievo sulle rendite finanziarie, oggi il più basso tra i 27 paesi dell'euro, introducendo una patrimoniale come quella francese sopra gli 800 mila euro.

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