ROMA. Il Polo della Nazione resiste agli assalti di Berlusconi ma si trova a fare i conti con le diffidenze della Chiesa. Il cardinale Angelo Bagnasco, lancia un appello al «dialogo vero» e lascia che a picchiare duro sia l'Avvenire. Il direttore del quotidiano della Cei, Marco Tarquinio, non apprezza il matrimonio tra il cattolicissimo Casini e il laico Fini e scrive che «alle radici» del nuovo soggetto politico ci sono «seri grumi di sospetto» legati al passato missino del presidente della Camera e alle posizioni assunte su «importanti questioni valoriali». Il nascente Terzo polo, insomma, non avrebbe la benedizione dei vescovi. «Non c'è bisogno di un terzo pasticcio, ma di un di più, di un'azione convincente che indichi una volontà e una prospettiva diverse» affonda Tarquini.
La Chiesa, che nei giorni scorsi ha sottolineato l'importanza della fiducia ottenuta dal Cavaliere per soli tre voti, non si fida e il cardinale Bagnasco, durante la sua omelia nella chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza gremita di politici, lancia un appello al confronto. «Serve un dialogo vero, non un dialogo fra sordi, dove tutto è distorto e urlato. Se si accetta un dialogo con Dio, bisogna dialogare con gli altri. Il mondo della politica» precisa il presidente della Cei «è chiamato ad essere un punto di riferimento dell'arte del dialogo». Il segretario dell'Udc, Cesa, e il presidente dei senatori del Pdl, Gasparri, prendono alla lettera l'invito di Bagnasco e si fermano a parlare per qualche minuto. «Non alzate sempre l'asticella. Oggi alla Camera abbiamo votato tutta quella roba sui rifiuti che non dovevamo votare...» dice Cesa a Gasparri.
Comincia il dialogo tra Udc e Pdl? Pier Ferdinando Casini non si sbilancia ma prende sul serio Bagnasco: «La Chiesa è un punto di riferimento importante per l'unità nazionale. L'invito al dialogo è vero e reale e mai strumentale». Quel che è certo è che l'attacco sferrato dall'Avvenire mette in difficoltà Gianfranco Fini che ai cronisti dice di non aver letto l'articolo e poi, in serata, prova a recuperare dicendo che fu un «errore» non inserire un riferimento alle radici giudaico-cristiane nella Costituzione europea. Quanto all'attaco di Avvenire, la risposta più ruvida viene proprio dal moderatissimo Cesa: «Avvenire l'ho letto con attenzione e rispetto quello che ha scritto. Ma noi facciamo politica...».
Berlusconi (che per Natale regalerà un anello con rubini, brillanti e smeraldini, un mix tricolore, alle donne, e un I-Pad agli uomini) punta a recuperare una ventina di scontenti dell'Udc, del Fli ma anche del Pd. La campagna acquisti non si fermerà neppure per Natale. I reclutatori hanno comunque avuto l'ordine di allentare il pressing sui delusi. Anche perché dopo che alcuni quotidiani hanno pubblicato le liste degli «attenzionati», sono fioccate le smentite. Nessuna intenzione di seguire gli «Scilipoti» fanno sapere dal gruppo degli autonomisti siciliani e dai popolari che nel Pd fanno capo a Fioroni. «Ora basta, il nostro gruppo è compatto», scrivono i senatori di Fli a rischio: Digilio, Valditara, Pontone e Saia.
A fine giornata Fini commenta: «Da Fli può uscire qualche deputato: Silvio Berlusconi è un grande seduttore, la carne è debole... ma ogni volta che esce qualcuno entrano tante persone che chiedono di respirare un pò d'aria pulita dando tanto senza chiedere niente e scontando l'imparità di mezzi». Per Fini quella della sfiducia è stata «un'occasione persa, ora ci raccorderemo in Parlamento con le forze che si sono richiamate alla responsabilità nazionale. Faremo opposizione, non si può governare con tre voti in più».