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Data: 17/12/2010
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Strage di Viareggio, indagato Moretti e i vertici di Fs e Gatx: 38 persone

Notificati gli avvisi della richiesta di incidente probatorio, di cui sono destinatari anche otto enti. Soddisfazione del sindaco e dei parenti delle vittime

LUCCA - Il 29 giugno del 2009 alla stazione di Viareggio, a causa dell'esplosione di un treno merci, morirono 32 persone che stavano nelle loro case: a dormire, guardare la televisione, leggere, giocare, parlare. Il 16 dicembre del 2010, la procura di Lucca mette a segno la prima vera svolta nell'inchiesta per omicidio colposo e disastro ferroviario, aperta all'indomani della strage: i magistrati hanno indagato trentotto persone. In mattinata sono stati notificati gli avvisi della richiesta di incidente probatorio, di cui sono destinatari anche otto enti per violazioni del decreto sulla responsabilità amministrativa.

INDAGATI E REATI - Fra gli indagati, la catena di comando delle Ferrovie dello Stato, tra cui anche l'amministratore del gruppo, Mauro Moretti (amministratore di Rfi fino al 2006). Oltre a lui, anche i vertici delle società del gruppo. Avviso di garanzia anche per i vertici della Gatx Rail, proprietaria del carro che deragliò. Nell'elenco compaiono i nomi dell'Ad di Rfi Mario Michele Elia, dell'Ad di Trenitalia Vicenzo Soprano e dell'Ad di Fs Logistica Gilberto Galloni, oltre al direttore della Divisione cargo Mario Castaldo. Indagati anche l'Ad della ditta di revisioni Cima riparazioni di Mantova (che aveva montato l'asse che si ruppe prima del deragliamento), Giuseppe Pacchioni, e i vertici della società proprietaria del convoglio, la Gatx Rail: nello specifico gli Ad delle divisioni austriaca e tedesca. Indagati anche tecnici e responsabili dell'officina Jugenthal di Hannover (controllata da Gatx), che aveva revisionato l'asse. Fra i reati contestati, il disastro ferroviario, l'omicidio colposo, le lesioni e l'incendio colposo, oltre alla violazione delle norme antinfortunistiche.

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LA REPLICA DI MORETTI E DELLE FS - «È giusto che la magistratura abbia fatto una rosa ampia di avvisi di garanzia per l'incidente probatorio che dimostrerà che il picchetto non ha rotto la cisterna». Lo dice l'amministratore delegato delle Fs, Mauro Moretti, indagato nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Lucca sulla strage di Viareggio, a margine dell'assemblea dell'Unione industriali di Napoli di cui è vice presidente. «Le indagini sono ancora in corso - ha aggiunto Moretti - ma noi siamo estremamente sereni perchè lavoriamo da sempre seguendo gli standard internazionali come dimostrano gli studi delle Università di Napoli, Roma, e del Politecnico di Milano». Così come i vertici delle Ferrovie dello Stato attendono «con serenità» gli sviluppi delle indagini della magistratura di Lucca, «nella consapevolezza che le Società del Gruppo hanno sempre operato nel rispetto delle regole e secondo comportamenti adeguati a garantire la massima sicurezza». Lo dice Fs nella nota diffusa dopo gli avvisi di garanzia: «In relazione alla richiesta di incidente probatorio avanzata dalla Procura della Repubblica di Lucca, nell'ambito della indagine scaturita dal tragico incidente di Viareggio del 29.06.2009, notificata questa mattina a trentotto persone, tra le quali anch ei vertici del Gruppo Fs, l'azienda evidenzia che l'elevato numero delle persone interessate potrà consentire di utilizzare la prova nell'ambito di una platea di soggetti il più ampia possibile. Ciò anche a tutela di quanti dovessero risultare, alla conclusione delle indagini, direttamente o indirettamente coinvolti. I destinatari della richiesta appartenenti a Ferrovie dello Stato parteciperanno all'atto probatorio attendendone con serenità gli esiti, nella consapevolezza che le Società del Gruppo hanno sempre operato nel rispetto delle regole e secondo comportamenti adeguati a garantire la massima sicurezza, con la indiscussa professionalità loro riconosciuta a livello internazionale anche in questo settore».

Guarda lo speciale multimediale sulla strage

L'IPOTESI DELLA PROCURA - Fu un picchetto a squarciare la cisterna di gpl trasportata dal convoglio che deragliò il 29 giugno del 2009 alla stazione di Viareggio. È quanto sostiene la Procura di Lucca che è arrivata a conclusioni diverse rispetto a Rfi, secondo cui lo squarcio sarebbe dovuto all'impatto con la cosiddetta «deviata a zampa di lepre». In quella relazione, Rfi concludeva: «non si ravvisano responsabilità a carico dell'infrastruttura e/o degli agenti Rfi coinvolti nell'evento». La deviata a zampa di lepre è un componente «essenziale» dello scambio; riguardo i picchetti (spezzoni di rotaia che tracciano le curve), invece, gli investigatori starebbero analizzando una vecchia disposizione interna che li avrebbe indicati come pericolosi, auspicandone la sostituzione.

LE PERIZIE DEI PM E DI RFI - Nella richiesta di incidente probatorio, la procura spiega che il treno deragliò «a causa della rottura a fatica del fusello della seconda sala del carrello anteriore del carro cisterna»: rottura a fatica implica una fenditura che è andata crescendo con il tempo; mentre per sala si intendono le due ruote più l'assile (o asse). «Dopo circa 370 metri dal punto di svio - ricostruiscono gli investigatori - il carro cisterna si ribaltava sul fianco sinistro»: prima di fermarsi «percorreva circa 100 metri, durante i quali incontrava due picchetti di regolazione della curva» uno dei quali «provocava uno squarcio di circa 40 centimetri nella calotta della cisterna dal quale fuoriusciva il gpl che dopo circa tre minuti si incendiava». «Risulta dalla allegata relazione d'inchiesta di Rfi - continua la Procura - che lo squarcio risalirebbe, invece, all'impatto della ferrocisterna contro la cd deviata a zampa di lepre». Ma «diverse risultano, allo stato, le conclusioni di questa Procura, come pure quelle della consulenza depositata nell'interesse della Provincia di Lucca». L'incidente probatorio servirà proprio ad analizzare assili, cisterna, picchetto e deviata a zampa di lepre. Secondo quanto ricostruito dai tecnici della procura, la responsabilità di quanto accadde quella terribile notte, sarebbe da attribuire alla Rete ferroviaria italiana, (Rfi, società controllata dal Gruppo Fs) che non avrebbe provveduto a rimuovere i picchetti che tracciano le curve, ritenuti pericolosi. L'amministratore delegato di Rfi è l'ingegner Michele Mario Elia dal 2006, anno in cui ha preso il posto dell'attuale amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti.

I PARENTI DELLE VITTIME - «È quello che volevamo e lo abbiamo avuto». A dirlo, dopo la decisione della procura di indagare 38 persone per la strage di Viareggio del 29 giugno 2009, è Daniela Rombi dell'associazione «Il Mondo che vorrei» che riunisce tutti i familiari delle vittime e madre di una di loro, Emanuela Menichetti, che aveva 21 anni. «Chiedo anche - ha proseguito - che sia revocato a Moretti il cavalierato che gli era stato tributato dal capo dello Stato. Mi sentivo dentro che qualcosa, prima di Natale, sarebbe accaduto. Ora, però, bisogna andare avanti con le indagini dedicandovi il massimo impegno, perchè la tragedia che abbiamo subito è grossa». Giuliano Bandoni, del gruppo dei motociclisti le «Tartarughe Lente» del quale facevano parte due delle vittime, è meravigliato dell'entità del numero degli indagati. «Non mi aspettavo che fossero così numerosi - ha commentato - adesso mi auguro che non ci si fermi qui ma si vada avanti». Anche Riccardo Antonini, dell' associazione «29 giugno», ha espresso soddisfazione per i provvedimenti presi dalla Procura, ma anche lui ha osservato che «questo deve essere solo l'inizio perchè la strada prima di arrivare in fondo è lunga. Ci aspettiamo serenamente a questo punto che il lungo lavoro da parte degli inquirenti vada avanti e che porti i frutti che tutti noi auspichiamo: e cioè che paghino i colpevoli di questa strage che è costata la vita a 32 innocenti».

IL SINDACO - Soddisfazione e riconoscenza, a Viareggio, per il lavoro fatto dalla Procura di Lucca, dopo avere appreso della notizia dei 38 indagati per la strage del 29 giugno. «Esprimo profonda soddisfazione, anche a nome di tutta la comunità - ha dichiarato il sindaco Luca Lunardini - per l'esito delle indagini fino ad oggi compiute da parte della procura con la quale sono stato sempre in contatto. Soddisfazione, anche per la «qualità degli indagati, una dimostrazione dell'attenzione con la quale gli inquirenti hanno operato. Questo però è solo l'inizio, perchè ad ora si tratta di indagati e la giustizia dovrà svolgere tutto il suo corso».

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