ROMA I vari interventi previdenziali che si sono succeduti da partire dagli anni '90 con le riforme Amato e Dini hanno non solo allungato l'età della pensione ma anche modificato il suo metodo di calcolo. Il tasso di sostituzione (la percentuale che lega la pensione all'ultimo stipendio) è andato riducendosi, e con l'allungamento delle aspettative di vita calerà ancora. L'ombrello della previdenza integrativa è però un'opzione non percorribile per una larga fetta di popolazione che ha reddito troppo bassi. Secondo uno studio di due economisti di Bankitalia, Giuseppe Cappelletti e Giovanni Guazzarotti «molti lavoratori in futuro si troveranno esposti ad un forte rischio previdenziale, ovvero alla possibilità che raggiunta l'età del pensionamento si trovino a non avere risorse sufficienti a mantenere un tenore di vita adeguato». Vorrebbero colmare la differenza con l'assicurazione privata, ma non hanno mezzi sufficienti.
Lo studio di Bankitalia esamina la situazione previdenziale degli italiani rielaborando i dati dell'«Indagine sui bilanci delle famiglie 2008». Ne risulta che il 15% dei lavoratori occupati prevede di andare in pensione con un assegno inferiore o al massimo uguale al 60% dell'ultimo stipendio. Il problema si aggrava se si analizza la parte più giovane del campione, quella che oggi ha meno di 45 anni: il 18% di loro si aspetta una pensione così decurtata. Gli altri, i lavoratori con più di 45 anni, hanno d'altra parte meno tempo per poter ricorrere ad un piano di previdenza integrativa.
Il "secondo pilastro" poi non decolla. Nonostante gli incentivi fiscali che sono stati introdotti gestisce risorse che non vanno oltre il 4% del Pil. Nel 2008 aveva aderito alla previdenza complementare solo il 20% degli occupati. Sulla base delle risposte delle 8 mila famiglie intervistate gli economisti di Bankitalia ricostruiscono le ragioni di questa ancora scarsa affermazione, nettamente inferiore al successo che invece le pensioni private riscuotono all'estero. Poca conoscenza delle regole che governano questa forma di accumulo e degli incentivi fiscali(proprio le fasce della popolazione che più ne avrebbero bisogno non risultano informate), e pochi soldi. «L'analisi mostra che una parte rilevante dei soggetti esposti a una forte riduzione della propria ricchezza previdenziale è soggetta a vincoli di reddito stringenti», si legge nello studio. «In questi casi interventi volti a promuovere il risparmio privato non sono sufficienti, ed è necessario prevedere fin d'ora misure di natura assistenziale». E il problema che riguarda non solo i futuri pensionati, «ma l'intera collettività che verrà chiamata a farsi carico di interventi di natura assistenziale».