Signor direttore, la valle Peligna, al centro dell'Abruzzo, è servita da quarant'anni dall'autostrada Roma-Pescara. Ha finora svolto bene il suo compito di servizio. Ora che la crisi morde e le industrie chiudono o delocalizzano, i Comuni, piuttosto che darsi da fare per concordare un possibile e non facile progetto per lo sviluppo della valle, litigano come i famosi capponi manzoniani. Per i caselli. Una stupida contesa e, insieme, un collettivo infantile gioco di montaggio e smontaggio alla Lego. Pratola Peligna non vuole più il casello ad ovest, nonostante l'apprezzabile indotto del nuovo centro commerciale, lo vuole a sud. Sulmona ne chiede, invece, uno ad ovest.
Se fossero accolte entrambe le richieste in quattro chilometri sorgerebbero due caselli e il «vecchio», che pure è costato una bella cifra, sarebbe lasciato alle ortiche. Si crede ingenuamente, o lo si vuole far credere per dare una volatile speranza agli elettori, che la moltiplicazione dei caselli comporti la moltiplicazione degli afflussi turistici e degli scambi e non la loro suddivisione. Due, invece, sono le cose veramente certe: un costo spaventoso e una devastazione ambientale altrettanto spaventosa, non solo per lo svincolo, ma per le opere di raccordo. Il terreno molto accidentato e i fiumi che lo attraversano richiedono giganteschi lunghi ponti e superstrade. Uno sfascio che darebbe il miglior ben arrivato ai turisti in cerca di verde e di parchi.