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Data: 20/12/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Atac, tagliata la consulenza da 219mila euro all'ex ad Adalberto Bertucci

Era stato costretto a dimettersi da amministratore delegato ma gli era rimasta pur sempre la collaborazione. Una consulenza mica da buttar via: 219 mila euro l'anno. Un piccolo «premio di consolazione», avevano commentato i più critici. Ora il CdA ha deciso di revocarla. E Adalberto Bertucci, l'ex ad di Atac, dovrà mettersi l'anima in pace, rinunciare ai compensi: «La voce che lo avrebbero fatto era arrivata anche a me. Che dico? Dico che avranno valutato bene. Faccio il professionista, e so che queste cose succedono. Probabilmente avranno ritenuto che così si concluderà un ciclo. Sicuramente un argomento in meno per tutti quelli che mi hanno finora attaccato». E ora? «Il lavoro non mi manca, ho altri clienti. E quella collaborazione non me la sono data io. Quando il CdA ha deciso di darmela, sono uscito e alla fine ho visto che tutti i pareri erano favorevoli, compreso quello, autorevole del presidente del collegio sindacale Antonio Giuncato», commenta, l'interessato, senza scomporsi più di tanto.
Non sembra turbato, Bertucci. Nel caricarsi tutto sulle spalle ha un suo stile: «Sul mio nome si è giocato molto lo so, so di essere il capro espiatorio. Ma non è accusando gli altri che voglio difendermi, se verranno fuori delle responsabilità, l'ho detto altre volte, sono tutte le mie. Ma sono sereno. Perché non dovrei esserlo? Lo sono dal 19 ottobre scorso, da quando ho lasciato l'azienda consapevole di aver ottemperato alle norme perché le assunzioni sono regolari».
Il CdA guidato dal nuovo ad Maurizio Basile si riunirà domani. L'intesa raggiunta dai consiglieri e dal presidente Luigi Legnani riguarderebbe non solo il rapporto di collaborazione ma anche i compensi arretrati: 181 mila euro che l'ex ad di Atac aveva maturato durante il mandato. Per il momento non gli verranno versati. Decisione che lascia intravedere una forma di autotutela, l'ipotesi di una eventuale richiesta di risarcimento danni.
«La somma è quella. Ma riguarda gli ultimi esercizi fino al termine del mio mandato - osserva, con tono sempre pacato Bertucci, che ha 63 anni - è frutto di un accordo, esula dalla collaborazione».
L'opposizione lo ha nel mirino ma la platea delle responsabilità si va ampliando. «Anche l'assessore Leo dette parere favorevole, con lettera scritta al Cda di Atac per la super consulenza di 219 mila euro come risulta dal verbale del Cda - fa notare Athos De Luca, membro della commissione Trasporti - E non è vero che l'opposizione ha ostacolato il nuovo regolamento per il "controllo omologo" sulle aziende - continua l'esponente del Pd - E' vero il contrario.L'opposizione è da un anno che sollecita controlli, ma Leo non ha mai portato in consiglio nessuna delibera»
Eccolo il nodo da sciogliere: le direttive inviate dall'assessore al Bilancio Maurizio Leo che sarebbero state disattese dalle municipalizzate. Che fine hanno fatto quelle lettere? «Non le cestinavo, questo è sicuro - è la risposta dell'ex ad - ma posso rispondere solo per me, Atac spa e Trambus spa, non per le altre aziende prima della fusione. Io rispondevo e facevo presente l'esigenza di assumere comunque personale, autisti, operai, meccanici e anche impiegati. E nessuno ha mai obiettato».
Bertucci e Leo si conoscono da tempo. Il primo, l'assessore spesso partecipa ai convegni organizzati dal secondo, presidente dell'Ordine dei consulenti del lavoro. Bertucci da amministratore delegato aveva la responsabilità della gestione aziendale di Atac. Leo il compito di far quadrare i conti del Campidoglio.
E sempre in tema di lavoro e di Atac c'è un'altra storia che va raccontata, oggetto in passato di un'interrogazione inoltra al sindaco e al consiglio comunale - del consigliere Massimo Valeriani, Pd - passata quasi inosservata che dà l'idea della confusione che regnava nell'azienda di via Ostiense. Risale al 5 agosto del 2008, data in cui un'ordinanza (la 302) del sindaco Gianni Alemanno nominava presidente del Consiglio di amministrazione di Atac spa Giovanni Sebastiani al posto di Fulvio Vento, l'ex presidente che si era dimesso il 25 luglio. All'epoca, Sebastiani, ottimo curriculum, laureato in Economia, era amministratore unico di Org Roma. Racconta: «L'assessore Marchi mi comunicò la decisione telefonandomi, parlammo del mio progetto: risanare in due anni l'azienda». Ma nei giorni successivi tutto tace. L'ordinanza è lì ma non arriva in Assemblea». La storia va avanti così per 3 mesi, fin quando il 5 novembre dello stesso anno viene nominato in quel ruolo Massimo Tabacchiera». E Sebastiani? «Mi dissero che Fulvio Vento non aveva mai comunicato le dimissioni e per questo non era stato possibile nominarmi. L'incarico ad Ogr Roma non mi fu rinnovato. Ho scritto al sindaco, da più di un anno sono disoccupato».

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