ROMA - La prima riunione dei berlusconiani, usciti dal Fli, avrà luogo domani. Ed è il primo atto ufficiale, con la benedizione del Cavaliere, dopo il voto di fiducia del governo alla Camera, per costituire un nuovo gruppo di «responsabili» per fare le riforme. Non sarà una squadra extra-large, per ora i numeri sono contenuti (da Silvano Moffa, ora passato al misto, a Catia Polidori, da Maria Grazia Siliquini a Giampiero Catone).
Ma costituirà il trampolino di lancio, dicono, per formare il gruppo che sarà una sorta di «terza gamba» della maggioranza. Silvio Berlusconi sta lavorando all'allargamento di questa compagine, ci lavorerà ancora di più durante le prossime feste, ma c'è chi giura che il suo sia soltanto un «bluff», perché altre carte non ne possiede. Nomi nuovi non ne avrebbe, al di là dell'esibita rassicurazione su una pattuglia di 8 transfughi. Ed è questo il limite del nuovo gruppo sul quale si addensano le ombre della Lega, per nulla favorevole ad avere un sostegno incerto, per approvare i decreti attuativi del federalismo.
Il premier, che ieri sera ha dato forfait a Milano alla presentazione del libro su Marilyn Monroe, autore il direttore di Chi Signorini, invece è convinto di avere l'asso nella manica con un elenco di 7-8 parlamentari (2 dall'Mpa, 3 dal Fli, 2 dal Pd), pronti a cambiare casacca. Non ci sono deputati dell'Udc, raccontano fonti del Pdl, perché il Cavaliere non vuole smuovere troppo le acque con i centristi, con i quali intende mantenere aperto un canale di dialogo, dal momento che potrebbero sostenere alcuni provvedimenti dell'esecutivo.
Berlusconi, secondo quanto riferito dai fedelissimi, è deciso nel collocare la «deadline» della caccia ai deputati, a fine gennaio, quando è previsto il voto di fiducia su Sandro Bondi. Sarà la fiducia finale, commentano fonti del governo. Perché il Cavaliere non intende farsi logorare oltremodo: o riesce ad allargare i confini della maggioranza oppure si va alle urne anticipate. Lo ha sempre detto, ma l'ha ripetuto anche in questi giorni. Ed il caso Bondi sembra stagliarsi in un orizzonte temporale utile per andare alle elezioni anticipate in primavera (27 marzo).
Con Bossi che spinge al voto, non c'è dunque nessun braccio di ferro, né divergenza. Dopo il ministro degli Esteri, Franco Frattini, anche Osvaldo Napoli, vice presidente deputati Pdl, chiede di aprire un tavolo con l'Udc «per superare le incertezze della Lega, visto che Maroni e Calderoli aprono a condizione di un accordo sul federalismo».
Negli ambienti di Palazzo Chigi, si ritiene che quelle del «Senatùr», più che indicazioni «siano avvisaglie» per dire che malessere c'è e non va sottovalutato. Quindi, o si sta attenti ad approvare i decreti sul federalismo, oppure si deve sciogliere il nodo delle elezioni. Denis Verdini, coordinatore, osserva che «crisi al buio non vanno bene» ed il Carroccio ha sempre «avuto questa posizione». Comunque i voti alla Camera sono più di 3, ci sono anche quelli di Moffa e di un avvocato di «Io Sud». A sua volta, Moffa assicura di lavorare a «un gruppo che abbia una sua dignità politica e sia capace di rappresentare quell'area di responsabilità per fare in modo che ci siano tutte le condizioni per individuare e realizzare le riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno».
La ripartenza del governo deriva però dall'approvazione della riforma Gelmini sull'università. Berlusconi lo sa, malgrado i segnali di violenza, che potrebbero ripetersi anche mercoledì quando il Senato licenzierà il testo definitivo della legge, destino profonda preoccupazione. E si avvicina per il premier un'altra settimana di fuoco. Oggi farà un pranzo con gli eurodeputati, ed al pomeriggio salirà al Quirinale dove avrà un faccia a faccia con il presidente Giorgio Napolitano. Domani, si recherà a inaugurare la Variante di valico in Toscana. Giovedì terrà la Conferenza stampa finale di auguri.