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Data: 21/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Toto: Regione supponente «Rapporti problematici, largo al Terzo polo»

Il patto sociale è un atto di resipiscenza dettato dall'ansia di condividere analisi altrimenti difficili da elaborare da soli

PESCARA. Daniele Toto è deputato e da un mese e mezzo coordinatore regionale di Futuro e libertà (Fli), ruolo che lo ha portato a seguire da molto vicino le evoluzioni politiche in Abruzzo. A lui abbiamo chiesto un parere sull'attuale situazione, sull'operato della giunta regionale e sui debiti della sanità.
Onorevole Toto, qual è lo stato dei rapporti tra Fli e Pdl alla Regione?
«Problematico. D'altronde, quando l'atteggiamento è di autoreferenzialità e autosufficienza è difficile immaginare che possano essere costruttivi con chicchessia».
Si fa il Terzo polo in Abruzzo?
«Auspico di sì. Il Terzo polo è un dato politico, non un'operazione tattica. Ci muoveremo, quindi, nella direzione di ricercare la convergenza delle forze politiche che credono in quella prospettiva, nella sua validità, nella sua utilità per il Paese e per la nostra regione, facendo ogni sforzo per favorirne e agevolarne il percorso attuativo».
Che punto di raccordo c'è tra Fli, Udc e Mpa?
«L'ascolto delle ragioni della gente, del territorio, dei problemi e delle istanze concretamente recepite dal basso, e non solo, immaginate nel contesto di una visione populistica della realtà. L'Udc per le sue radici e per le tradizioni che rappresenta e l'Mpa per gli stessi intenti costitutivi dovrebbero essere sensibili a questo approccio e modo di rapportarsi con i cittadini e di intendere la politica».
Che cosa non funziona, invece, secondo lei, nella giunta regionale?
«L'atteggiamento narcisistico e supponente per il quale ogni nota fuori dal coro merita ostracismo e indifferenza, se non disprezzo. Come può funzionare bene una giunta se, considerato il regime commissariale per il settore, non risulta neppure assodata l'utilità di un assessore alla Sanità? Per due anni e mezzo sembrava servisse, ora pare che se ne possa fare a meno. Manca, inoltre, da quasi cinque mesi un assessore all'Ambiente, eppure non è forse vero che in molti preconizzano una crisi "campana" per i rifiuti in Abruzzo?».
In compenso il governatore Gianni Chiodi ha aperto alle parti sociali, stringendo un patto per il rilancio anche con le opposizioni. Come giudica questa operazione?
«Un atto di resipiscenza, forse dettato dall'ansia e dalla preoccupazione di condividere analisi e orientamenti altrimenti difficili da elaborare in solitudine come si è sempre preferito fare fino ad ora».
Ma Fli in Abruzzo è pronto ad affrontare le elezioni anticipate? E come?
«Certo che è pronto. Le affronterebbe come qualunque altra forza politica, cercando di veicolare al meglio il messaggio delle ragioni della propria costituzione, degli obiettivi che ci si propone e dell'"offerta" politica che s'intenderebbe sottoporre al vaglio degli elettori».
Ricorda il passaggio di Catone in Fli? E' stato coordinatore regionale poi... Lei sa dov'é?
«Mi si perdoni, ma credo che sia opportuno rivolgersi direttamente al collega».
Può dire che cosa pensa di questo passaggio?
«Quelle di Catone sono state scelte personali per le quali non ho né elementi né riferimenti né titoli per valutazioni di alcun tipo».
Lei è sempre stato duro sulla politica sanitaria adottata in Abruzzo. Alla luce di quanto sta succedendo a causa della scoperta dei nuovi debiti, immagino che la sua idea sia peggiorata. È così?
«E' bene anzitutto chiarire che le scelte non sono state operate dalla giunta, per via del regime commissariale per la sanità. Ciò premesso, il mio giudizio rimane critico, perché commissario è lo stesso presidente della Regione che dovrebbe operare le scelte conoscendo l'Abruzzo e le sue esigenze. Mentre quelle decise sono scelte che il nostro territorio non può sopportare. Mi conforta che il consiglio di Stato e il Tribunale amministratrivo abbiano in quest'ultimo periodo acclarato la perniciosità di talune di queste decisioni intorno ai presidi ospedalieri». «Evidenzio, e mi limito a questo, che dal ministro Fazio in giù, passando per l'allora assessore regionale alla Sanità, si è sempre predicato della necessità di precostituire, sui territori interessati, contestualmente al "taglio" di ospedali e comunque, di reparti e servizi ospedalieri, "alternative". Sfido chiunque a indicarle. Liste di attesa, mobilità passiva fuori controllo e quant'altro ancora le cronache, e non solo, raccontano, sono il risultato di una insufficiente e superficiale gestione dei problemi della sanità, con costi in vertiginoso aumento: in due anni 20milioni in più solo per la mobilità passiva».
Qual è la sua proposta?
«Il discorso è lungo ma occorre considerare che prendere i fondi Fas per tamponare i debiti vuol dire reprimere lo sviluppo, è come togliere l'acqua dal deserto considerato che l'Abruzzo ha perso 33mila posti di lavoro in due anni. È necessario che qualsiasi attività sia declinata allo sviluppo».

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