In percentuale sono i servizi a soffrire maggiormente a causa della diminuzione del reddito delle famiglie
PESCARA. La crisi morde ancora l'Abruzzo. I dati del terzo trimestre sulla disoccupazione danno un aumento di 0,7 punti percentali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (si passa dal 7,7% all'8,4%) e conforta poco il guadagno di un punto sul trimestre precedente.
I posti di lavoro persi in un anno sono circa 7 mila. Per l'economista Giuseppe Mauro gli «effetti devastanti» della crisi agiscono sia sull'aumento del tasso di disoccupazione che sulle persone in cerca di lavoro.
«Il problema è che questi dati sono in percentuale al di sopra della media nazionale».
Come si spiega questa differenza?
«Si spiega con la particolare struttura produttiva della regione, volta soprattutto al manifatturiero, da cui è partita la crisi dell'economia reale. Ma si spiega anche dall'essere l'Abruzzo una regione aperta».
Dunque molto esposta alla concorrenza estera.
«Sì, questa recessione è costata cara, sia in termini di produzione e fatturato che di Pil, che è crollato ai livelli del 2000, mentre i valori dell'occupazione sono quelli del 2004. Nella sostanza l'Abruzzo è stata la quinta regione italiana maggiormente colpita dalla crisi, proprio in virtù della sua vocazione produttiva».
Anche in questo trimestre emerge lo scollamento tra ripresa e livelli occupazionali.
«Il divario è forte. In tutti e tre i trimestri la produzione, il fatturato e gli ordinativi hanno segni positivi. Però la ripresa discontinua e soggetta ad assestamenti significativi fra i trimestri determina incertezza sui mercati. Ad esempio il 2º trimestre è diverso dal 3º trimeste: tutti e due hanno il segno più, ma con valori diversi».
Si possono trarre delle indicazioni da questi dati?
«La sensazione è che nei prossimi mesi assisteremo a un calo della cassa integrazione e al parziale reitregro dei cassintegrati, ma non alla creazione di nuovi posti di lavoro. Questa ripresa produttiva porterà cioè al recupero di tutti i lavoratori cassintegrati ma non creerà nuovi posti di lavoro. Quindi è una crisi che colpisce la componente giovanile».
Letti in trasparenza questi dati danno anche un segno di come cambia la struttura produttiva abruzzese?
«Confrontando i dati del 3º trimestre 2008-2010 troviamo 33mila posti di lavoro in meno: 7mila riferiti all'industria e 26 mila ai servizi, posti compestati da una crescita dell'gricoltura di 4mila unità. Vuol dire 29 mila posti in meno. Questo significa che la crisi di matrice prima finanziaria e poi manifatturiera si è irradiata nelle molteplici configurazioni del terziario, determinando con il calo dei consumi, il calo del commercio e delle professioni».
In effetti il dato dei servizi è impressionante.
«La diminuzione dei servizi è del 7,3% contro l'1,1% dell'Italia. Se noi mettiamo il calo abruzzese dell'industria e dei servizi in rapporto con quello italiano viene fuori che il calo degli occupati sull'industria è pari all'1,4% del totale italiano, mentre per i servizi siamo al 14,8%».
Un momento, spieghi meglio questo dato.
«Vuol dire che il calo dei servizi in Abruzzo incide per il 14,8% sul dato italiano».