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Data: 22/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Inquinamento, lo scalo zona rossa. La relazione dell'università di Siena, incaricata da Wwf e Villablocc

CHIETI. Una concentrazione elevata di un pericoloso composto di idrocarburi oltre alla presenza di un pesticida fuori commercio. L'aria di Chieti scalo è inquinata. E' quanto dice un monitoraggio eseguito dall'università di Siena su precisa richiesta del Wwf e dell'associazione Villablocc che rappresenta i residenti della zona industriale dello scalo. Dove l'aria si è fatta irrespirabile.
La colpa è del traffico sostenuto e delle numerose attività industriali che, a quanto pare, non osservano tutte le prescrizioni di legge in tema di rispetto dell'ambiente circostante. E la gente ha paura. La sezione teatina del Wwf già lo scorso anno aveva dato vita ad una fiaccolata di protesta per sollecitare un intervento degli enti locali a tutela della salute dei cittadini dello scalo.
«E' trascorso un anno», afferma Nicoletta Di Francesco, responsabile del Wwf Chieti, «ma niente è cambiato. In città ci sono centraline dell'aria che non funzionano e gli insediamenti industriali risultano poco controllati. Basti pensare ai frequenti incendi dubbi divampati nell'ultimo anno».
Così le associazioni si sono autotassate e hanno commissionato un campionamento dell'aria della vallata al Dipartimento di Scienze Ambientali dell'università di Siena.
Lo studio è stato avviato in massima segretezza a novembre dello scorso anno e si è concluso due settimane fa, il 3 dicembre.
L'ateneo senese ha rimesso nelle mani delle associazioni l'esito dei rilevamenti del primo trimestre analizzato.
«A breve arriveranno gli altri resoconti ma ci è sembrato giusto», spiega Augusto De Sanctis, responsabile regionale del Wwf, «rendere nota la relazione che abbiamo considerando l'attesa della cittadinanza e i dati in nostro possesso». Tutt'altro che rassicuranti.
Gli esperti dell'università di Siena, nel dettaglio, hanno posizionato a Madonna delle Piane su un albero e su un edificio distanti tra loro un centinaio di metri, due tondini in acciaio con un raggio di azione pari a 700 metri.
I campionamenti dell'aria effettuati hanno interessato il quartiere di Madonna delle Piane compreso tra via Piaggio e via dei Vestini.
«A meno di un chilometro dall'area di studio», precisa De Sanctis, «ci sono l'università, l'ospedale e molte scuole senza dimenticare le aziende che smaltiscono rifiuti e trattano bitume, metalli e plastica». Ebbene nell'aria è stata rinvenuta una concentrazione elevata di Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa).
Sostanze sprigionate dal traffico e dalle industrie.
«A Chieti scalo», riprende De Sanctis, «si superano i 30 nanogrammi di Ipa per metro cubo di aria. Una quantità enorme considerando che in una metropoli industriale come Milano si toccamo a fatica i 10 o i 20 nanogrammi».
Non basta. Dai rilevamenti è emersa anche la presenza di un pesticida, il lindano, addirittura fuori commercio da tempo.
«La qualità della vita allo scalo è pessima», denuncia Paola Olivo di Villablocc, «e la situazione è al limite. Le nostre case sobbalzano al passaggio dei tir e d'estate dobbiamo tenere le finestre rigorosamente chiuse a causa degli odori nauseabondi sprigionati dalle fabbriche. Gli enti facciano qualcosa subito».
Il Wwf propone analisi del sangue periodiche per i cittadini mentre Luigi Ienni, presidente di Villablocc, aggiunge: «Sapevamo di vivere in una zona rossa. Ora sappiamo il perché», sottolinea, «e siamo davvero allarmati». Le relazioni prodotte dall'università di Siena verranno inviate a Regione, Provincia, Comune, Arta e Asl nella speranza che si avvii in fretta un risanamento ambientale dello scalo.

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