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Pescara, 18/04/2026
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Data: 23/12/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Milleproroghe - Tasse, niente proroga: L'Aquila si ribella. Il Governatore duro: «Scelta non comprensibile». Oggi gli amministratori vanno a Roma. Vespa pronto a scendere in campo

Nelle cassette delle poste arrivano i conti delle tasse non versate da restituire; nel decreto "milleproroghe", nonostante i roboanti annunci e le promesse dei mesi scorsi, non c'è traccia di alcuna proroga ulteriore. È un Natale amarissimo quello che si apprestano a vivere gli aquilani. La doccia, gelata, è arrivata ieri. Tutti si aspettavano che dal Consiglio dei Ministri arrivasse la notizia dello spostamento dei termini per la restituzione delle tasse non versate. Almeno di sei mesi, ovvero dal primo gennaio al 30 giugno, così come recitava l'ordine del giorno recepito dalla Camera tempo fa. Invece fin dai primi minuti dopo la chiusura della riunione dell'Esecutivo a palazzo Chigi è sembrato chiaro che, ancora una volta, la linea-Tremonti aveva prevalso. La città si è subito ribellata, senza distinzioni di casacca. Bruno Vespa si è detto pronto a scendere in campo, così come aveva annunciato durante la sua ultima visita in città. Oggi Chiodi, Cialente, Del Corvo e De Matteis saranno a palazzo Chigi per cercare di ricucire uno strappo che rischia di provocare danni serissimi alla cittadinanza.
Il primo a "sbottare", ieri, è stato proprio Giovanni Lolli: «Qualche giorno fa il presidente Berlusconi ha formalmente affermato che non solo questo problema sarebbe stato risolto, ma che il trattamento sarebbe stato equiparato a quello dei cittadini di Marche ed Umbria. Significa che il presidente Berlusconi ha detto una colossale e vergognosa bugia. È chiaro inoltre che il popolo del terremoto unitariamente saprà dare la risposta che un atto di questo genere merita». A stretto giro è arrivata anche la nota di Cialente: «È una decisione incredibile, assurda, ingiusta, inaccettabile. È impensabile che un territorio che vive ancora una fase di emergenza abitativa, sociale ed economica possa divenire il territorio che pagherà ogni mese più tasse di qualsiasi altra città italiana». Al coro si è unita anche la Pezzopane: «Bel regalo di Natale! Sotto l'albero rischiamo di trovare l'ennesimo tradimento da parte di questo Governo». Anche il centrodestra è pronto alla battaglia. Il governatore Gianni Chiodi ha subito chiamato sia Berlusconi che Letta. «Che dice il premier? Si sa come la pensa, il problema riguarda il ministero dell'Economia». Il governatore è stato durissimo: «Si tratta di una scelta non comprensibile. Si rispetti la parola di Berlusconi. Ritengo necessario che venga disposta nel "milleproroghe" una proroga almeno della restituzione. L'economia ne beneficerebbe, la ripresa sociale sarebbe avvantaggiata. Se il Paese deve fare sacrifici li faccia da qualche altra parte». De Matteis ha rincarato la dose: «Se dovesse accadere qualcosa di diverso da quanto affermato in più occasioni dal Presidente del Consiglio dei Ministri evidentemente qualcuno dovrebbe prenderne atto e considerare la propria parola meno di niente, e questo vale anche per tutti gli altri a cominciare proprio dal ministro Tremonti». Il consigliere regionale Luca Ricciuti ha annunciato una sorta di sciopero del voto: «Non parteciperò più a votazioni della commissione Bilancio fin quando nel "milleproroghe" non sarà inserito ciò che ci spetta di diritto». Che succede ora? Teoricamente c'è ancora tempo di intervenire sul "milleproroghe" che, come da tradizione, è un provvedimento sempre in divenire. Ma è certo che servirà una mobilitazione. Ancora una volta.

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