L'AQUILA. Mille proroghe, tranne una. Il governo Berlusconi rivuole le tasse degli sfollati. Tutte e subito. Da gennaio. Il decreto Milleproroghe parla di alluvione in Veneto, sì, ma non contiene provvedimenti sull'Aquila e il cratere. Provvedimenti promessi dal premier e pure annunciati dal commissario Chiodi che si dice «sorpreso» dalla notizia e pronto a volare a Roma, stamani, col sindaco e il presidente della Provincia per chiedere conto dello schiaffo sul volto della città ferita.
CHIODI. «Comprendo le ragioni di bilancio», ha detto Chiodi, «ma all'Aquila c'è stato un terremoto devastante che ha messo in ginocchio cittadini e imprese. Ho già parlato col presidente Berlusconi e il sottosegretario Letta e sono in contatto con Tremonti. Vado a palazzo Chigi».
TELEFONATA-GIALLO. «Se il Milleproroghe dovesse prevedere la restituzione delle tasse, a guidare la protesta delle masse ci sarà Bruno Vespa». L'annuncio è del deputato Pd Giovanni Lolli che parla ai cronisti parlamentari: «Ho chiamato Vespa e gli ho detto: hai visto che ha fatto il tuo amico? Lui non ci voleva credere e mi ha detto che se non ci sarà l'articolo nel Milleproroghe guiderà di persona la rivolta delle masse. Secondo me le masse si rivolteranno da sole, senza aspettare Vespa». «Non ho parlato con Lolli né oggi né negli ultimi mesi», s'affretta a smentire Vespa. «Questo non vuol dire che io venga meno ai miei impegni per L'Aquila». Ancora Lolli: «Il governo va contro la volontà del parlamento che, all'unanimità, aveva approvato un ordine del giorno che impegnava al rinvio. Berlusconi ha affermato che il trattamento sarebbe stato equiparato a Marche e Umbria. Se le indiscrezioni venissero confermate significherebbe che avrebbe detto una colossale e vergognosa bugia. Il popolo del terremoto, unitariamente, saprà dare la risposta che un atto di questo genere merita».
CIALENTE. Il sindaco è preoccupatissimo. «Nonostante le ripetute rassicurazioni e dichiarazioni di Berlusconi, pare che non avremo la proroga. Se tutto troverà conferma ci troveremmo di fronte a una decisione incredibile, assurda, ingiusta, inaccettabile. impensabile che un territorio che vive ancora una fase di emergenza abitativa, sociale ed economica possa divenire il territorio che pagherà ogni mese più tasse di qualsiasi altra città italiana. Gli aquilani, che già stanno normalmente pagando dal primo luglio scorso, in questo momento non potrebbero assolutamente sobbarcarsi ulteriori oneri. Se ciò fosse, sarebbe la condanna di centinaia di piccole economie artigianali e commerciali, che andrebbero incontro al fallimento certo, oltre che un attentato ai magri bilanci familiari, impoveriti dalla perdita di posti di lavoro. C'è un crescente clima di tensione».
PEZZOPANE. L'assessore comunale Stefania Pezzopane parla di «bel regalo di Natale». «Al momento sono solo indiscrezioni, che ci piacerebbe venissero smentite Ma se così non fosse, si annuncia una dura batosta per tutti: da gennaio il 100% delle tasse. Ricordiamo tutti le promesse del premier, di Letta e di Chiodi. Niente di tutto ciò. Sotto l'albero rischiamo di trovare l'ennesimo tradimento da parte di questo governo, che prosegue con la politica degli annunci».
CGIL. Infuriato Umberto Trasatti segretario provinciale Cgil. «Se è tutto vero sarebbe la prima risposta negativa a un elenco di richieste condivise e necessarie. Significherebbe anche che siamo di fronte a una classe dirigente inadeguata. La città deve reagire. Non ci sono più rassicurazioni che tengono: servono certezze. Se le premesse sono queste andiamo male. Saremo al fianco di tutte le associazioni per tutte le iniziative».
DE MATTEIS. Molto duro Giorgio De Matteis (Mpa). «Sembrerebbero esser nate delle difficoltà da parte del ministro Tremonti nell'inserire la sospensione. Se dovesse accadere qualcosa di diverso da quanto affermato in più occasioni dal premier evidentemente qualcuno dovrebbe prenderne atto e considerare la propria parola meno di niente, e questo vale anche per tutti gli altri a cominciare da Tremonti che, dal terremoto a oggi, si è distinto per il totale e assoluto disinteresse per il territorio aquilano. Non ci arrenderemo a questa situazione inaccettabile».
CONFINDUSTRIA. Critiche anche da Confindustria e da Giorgio Rainaldi presidente del comitato attività produttive: «Non ci fermeremo qui».