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Pescara, 18/04/2026
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Data: 23/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Feste in carcere per Spadaccini. Il re degli aerei arrestato il 21 ottobre, il 10 gennaio quinto tentativo al Riesame

PESCARA. E dire che un sì alla libertà l'avrebbe incassato pure. Ma non è bastato. Roba di due settimane fa: il pm di Pescara Mirvana Di Serio, il magistrato che aveva sollecitato e ottenuto l'arresto in carcere di Giuseppe Spadaccini per la maxi evasione fiscale internazionale da 90 milioni di euro, dopo tre dinieghi alla scarcerazione, aveva concluso che effettivamente non sussisteva più pericolo di reiterazione del reato né di inquinamento delle prove. Il re degli aerei non può più gestire la società dei Canadair, ora amministrata da un custode giudiziario; non può partecipare alle assemblee; non può più prendere decisioni. Insomma, non ha più titoli. Non è stato sufficiente. Spadaccini resterà in carcere a Natale e anche a Capodanno.
Per tutte le feste, anzi, chè il ricorso al Riesame dell'Aquila, quinto tentativo di scardinare la posizione del gip di Pescara - che per tre volte ha detto no alla libertà, corroborato in un caso anche dai giudici di secondo grado - è stato fissato solo al 10 gennaio, quando cioè saranno trascorsi quasi tre mesi dall'arresto, datato 21 ottobre scorso.
L'appello bis è l'ultimo atto firmato dall'avvocato Sabatino Ciprietti, che ha rimesso il mandato «ma non per polemica verso i giudici», tiene a precisare. A fianco di Spadaccini, c'è ora Antonio Valentini, avvocato dell'Aquila, il quale pure ha curato il ricorso da discutere tra 20 giorni. E nelle cui mani cade ora una doppia patata bollente: la necessità di riportare l'imprenditore teatino al più presto in libertà e l'obbligo di farsi largo tra i meandri delle norme per assumere una posizione decisa nei confronti della Protezione civile, che ha cancellato il rapporto con la Sorem, azzerato un contratto valido fino al 2014 e preparato la successione per non lasciare il servizio antincendio scoperto.
Una battaglia da 50 milioni di euro, quasi la metà di quella maxi frode che il re degli aerei avrebbe messo in piedi sull'asse Italia-Portogallo con la collaborazione-complicità di altre 23 persone, tutte indagate, 12 delle quali arrestate ma presto tornate libere. Dentro c'è rimasto solo lui, Spadaccini, che di quelle società vere o fittizie si è assunto la paternità, che ha difeso la regolarità delle operazioni fiscali, che ha provato a togliersi qualche responsabilità attribuendola ai manager. I quali, però, nel corso dell'interrogatorio di garanzia di fronte al gip, hanno rimarcato il suo ruolo di dominus. Ma l'inchiesta giudiziaria non può disgiungersi dall'altro versante, quello del contenzioso con la Protezione civile. Lo scioglimento annunciato del rapporto con la Sorem ha fatto scoppiare il braccio di ferro, ma lo scontro sotterraneo era già in atto da tempo. L'arresto, lo scandalo evasione, il carcere hanno velocizzato quanto ardeva sotto la brace.
E' lo stesso Ciprietti a ricordare come la Sorem sia stata «insignita di alto valore nell'attività di spegnimento degli incendi, ha fatto dei grandi risultati». Ma la Protezione civile, spiega ancora il legale, ha preso a contestare una serie di inconvenienti nella gestione Sorem, arrivando alla rottura dopo avere chiesto alla società, dopo gli arresti, se i mezzi fossero in grado di alzarsi in volo.
La risposta di un dirigente ha di fatto chiuso i giochi: «No, perché l'assicurazione non è pagata». E chi doveva pagarla? La stessa Protezione civile, secondo Spadaccini, che si ritiene creditore di 47 milioni, in parte già ceduti a Unicredit Factoring e in parte saldati dallo Stato, che non ritiene però di dover versare oltre e anzi ha risolto il contratto. L'imprenditore se la prende con l'ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso e pensa che la sua volontà fosse quella di porre comunque termine al contratto con la Sorem. La bufera giudiziaria avrebbe spianato la strada verso l'obiettivo. «Spadaccini non si è potuto difendere bene perché sta in galera ed è in difficoltà economica», sottolinea Ciprietti, «eppure è sopravvissuto in tutti questi mesi». La risoluzione del contratto avrebbe dovuto essere disposta da un giudice, secondo l'imprenditore, che accusa la Protezione civile di avere fatto una corsa a ostacoli per appaltare i lavori e ricevere le offerte (sei quelle presentate). «Il che significa», dice Ciprietti, «che Spadaccini resterà comunque fuori e non gli resterà che avviare una causa di risarcimento danni».

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