L'AQUILA - «Gli aquilani non devono aver paura di essere dimenticati, per fortuna la coscienza civica del nostro Paese non è al di sotto del dovere, del ricordo e della vicinanza». Nel giorno della memoria e del dolore l'abbraccio del presidente Giorgio Napolitano riscalda i cuori e rincuora gli spiriti: gli aquilani ritrovano l'amico più sincero, l'appiglio più saldo, il riferimento insostituibile fin dagli attimi che hanno seguito la tragedia di due anni fa. Per la quarta volta, la terza dopo il terremoto, la città ha accolto il capo dello Stato con un calore quasi commovente, regalandogli applausi a scena aperta fin da quando ha messo piede sul sagrato della basilica di Collemaggio per assistere alla funzione in ricordo delle vittime.
Lui ha ripagato con la solita sobrietà e delicatezza, stringendo tutte le mani che, quasi imploranti, si sono protese per ricevere conforto. Nelle sue parole ci sono lo spirito di un intero Paese e la speranza della ricostruzione: «La mia presenza qui - ha detto Napolitano - conferma come gli italiani siano sempre stati e siano sempre vicini e solidali. Nessuno ha cancellato neanche per un solo momento la tragedia del terremoto che ha colpito questa bellissima città e che ha visto poi impegnati popolazione e cittadini con il concorso di altre parti d'Italia in uno sforzo straordinario per la sopravvivenza e il rilancio. Per noi L'Aquila vale quanto la più grande delle città storiche del Paese». Il presidente ha indicato anche le priorità: «Non solo c'è bisogno di lavoro, studio e attività quotidiana dei cittadina, ma anche della rinascita di questo bellissimo centro storico». In questo senso ha richiamato tutti a una maggiore sobrietà: «La discussione è sempre lecita all'interno delle istituzioni dove sono rappresentate le forze politiche, ma innanzitutto dove sono rappresentati i cittadini attraverso coloro che hanno eletto. È naturale che si discuta e che vi sia diversità di giudizio e di opinioni, l'importante è il senso della misura: le distinzioni non superino mai un certo limite e non diventino elemento distruttivo». Nel giorno del dolore Napolitano, come prima cosa, ha voluto rendere omaggio ai parenti delle vittime che lo hanno atteso davanti all'ingresso della basilica. Il capo dello Stato li ha salutati con grande affetto e compostezza, stringendo con calore le loro mani: «L'Italia vi è vicina». Vincenzo Vittorini, presidente dell'associazione "6 aprile per la vita" lo ha ringraziato: «È bello, presidente, quello che ci dice. Occorre però maggiore attenzione anche alla prevenzione». Agli studenti commossi ha detto: «Se l'emozione significa capacità di riflessione e di coinvolgimento anche umano e sociale questo non può che essere un dato positivo». All'entrata nella basilica l'applauso fragoroso della folla. Napolitano ha preso posto in prima fila, accanto al sottosegretario Gianni Letta. Ha vissuto con grande raccoglimento tutte le fasi della celebrazione, soprattutto i 15 minuti necessari ad elencare, una per una, tutte le vittime del sisma. Al termine della messa, tra gli applausi scroscianti, è uscito dalla basilica e si è fermato nuovamente davanti alla folla. La madre di un 21enne che ha perso la vita nella strage ferroviaria di Viareggio gli ha chiesto di non sottoscrivere la leggi sul processo breve. «Conosco le questioni - ha risposto Napolitano - e le seguo come posso». «Presidente non ci abbandoni» gli ha gridato un'altra donna. Napolitano ha esitato un attimo, poi, prima di salire sull'auto per tornare a Roma, si è voltato e ha raggiunto la signora: «Non abbandonerò nessuno, mai».