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Pescara, 18/04/2026
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Data: 07/04/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
La D'Incecco pronta a passare col Pdl. Accordo quasi fatto a Roma. Dal partito di Berlusconi confermano: tra due giorni la firma

PESCARA - Il 14 dicembre decisero che tanto valeva fare la parte del tacchino, cotti e mangiati per il pranzo di Natale come minacciava Francesco Pionati chiunque incontrasse a destra e a manca: «O voti la fiducia a Berlusconi o sei morto». Anche quella volta finirono nel tam-tam, nella leggenda che li voleva intruppati nel partito dei voltagabbana, pronti a passare col nemico. Ma loro risposero indignati: «Quando mai, la nostra è una storia di lealtà e coerenza col Pd». E infatti Vittoria D'Incecco e Tommaso Ginoble, parlamentari abruzzesi democrat di provenienza Margherita, quella volta votarono no a Berlusconi, compatti col partito.
Erano solo cattiverie dicembrine quelle che li davano pronti a passare armi e bagagli con Berlusconi. Illazioni, basse insinuazioni, menzogne. Ma oggi è un'altra storia. Passata ogni velleità pidiellina a Ginoble che nel frattempo ha fatto candidare a sindaco di Roseto nelle truppe Pd la sorella Teresa, il Pdl ha invece finalmente convinto dopo un pressing di quattro mesi la bionda Vittoria a fare le valigie dal partito di Bersani per approdare a quello dei Responsabili. La trattativa, portata avanti dai coordinatori nazionali del Pdl sta per chiudersi e il passaggio dell'unica parlamentare pescarese sarà ufficializzato prima di Pasqua. Lei mette le mani avanti e nei giorni scorsi, quando la notizia ha cominciato a circolare, ha telefonato ad amici e sostenitori per dire che sono tutte fandonie, che insomma lei non ci pensa per niente a passare con Berlusconi, e che sono solo malignità quelle che la danno pronta per la giravolta. Salvo poi rendersi irreperibile nel momento clou.
Però alla fine i conti tornano. Berlusconi l'ha detto e ridetto mille volte negli ultimi giorni ostentando grande ottimismo: presto la sua maggioranza parlamentare arriverà a quota 330 e certamente l'acquisto in casa Pd è uno dei colpi meglio riusciti. E dal Pdl romano confermano: il passaggio di un parlamentare Pd è cosa fatta. Unica premura: mantenere il riserbo prima della firma definitiva. Un bello smacco per i democrat che la candidatura di Vittoria D'Incecco al parlamento non l'hanno mai digerita molto bene. Imposta dall'ex sindaco Luciano D'Alfonso che le consentì anche di conservare il posto di assessore al Comune di Pescara, la deputata Pd non ha mai brillato per impegno. Di lei come di Ginoble in Abruzzo si sono perse le tracce, a parte qualche rara apparizione a convegni e manifestazioni. E in una delle sue rare uscite pubbliche in Prefettura a Pescara in occasione degli auguri di Natale, era il 20 dicembre e quindi pochi giorni dopo la fiducia a Berlusconi, Vittoria venne immortalata mentre parlava fitto fitto con Antonio Razzi, il primo deputato ex Idv che fece il salto della quaglia e votò a favore del governo. Erano i giorni in cui sui muri di Pescara apparvero dei manifesti che gli davano del venduto e del traditore. A chi le chiedeva se Razzi stesse tentando di convincerla ad andare con Berlusconi, la D'Incecco rispose stizzita: «Assolutamente no, ho già smentito alla vigilia del voto e lo ripeto ora: io non cambio casacca. Certo non sono d'accordo con Bersani, perchè è ora che dica con chi vogliamo allearci, ma non vado via». Quelle chiacchiere quindi solo parole consolatorie, per un collega oltraggiato e vilipeso. Indispettiti i colleghi Pd adesso dicono che a convincerla è stato un incarico per il fratello Peppe, in linea con la campagna acquisti dei Responsabili. Ma anche questa è soltanto una cattiveria.

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