Si fa sempre più concreta l'ipotesi di una nuova area metropolitana abruzzese, composta dal triangolo che interessa le aree costiere di Pescara, Montesilvano e Spoltore. Credo tuttavia che prima di intraprendere questo tipo di percorso sia necessario guardare con grande attenzione agli sviluppi che tale scelta inevitabilmente comporterebbe. Senza un'analisi, che si occupi di rilevare gli effetti di ricaduta sull'intero territorio abruzzese, si rischierebbe di aumentare le divisioni e creare problemi non più sanabili tra le zone costiere e le aree interne. Queste ultime infatti si ritroverebbero ulteriormente emarginate dal potenziale di sviluppo che uno sguardo progettuale e responsabile dovrebbe invece integrare.
Sono convinto che questo approccio chiuso in se stesso, rivolto esclusivamente a una porzione del territorio regionale, debba essere sostituito con uno sguardo aperto, organico, che coinvolga contemporaneamente le aree interne e costiere, e al tempo stesso si rivolga verso l'esterno nei confronti delle regioni confinanti, in particolare Marche e Molise, attraverso la costituzione di una vera e propria macro-regione. Tale direzione è attualmente percorribile grazie al progetto già esistente, «Marca Adriatica», introdotto in Abruzzo nel convegno del Partito democratico che si è svolto Teramo nello scorso febbraio. Il progetto rappresenta infatti un'opportunità di grande respiro, che coinvolge le regioni che si affacciano sull'intero bacino adriatico, dall'Italia alla Grecia. È all'interno di un tale contesto, che mi sembra possa essere fruttuoso orientare l'idea della nuova Pescara. L'idea di una metropoli che non verrebbe così a isolarsi, rispetto agli altri territori abruzzesi, ma che al contrario andrebbe a configurarsi come il baricentro di un sistema di relazioni complesso, che guardi contemporaneamente alle aree interne abruzzesi, alla macro-regione con il Molise e le Marche e con essa al più ampio progetto di «Marca Adriatica».
All'interno di questo sistema complesso è chiaro che le aree interne acquisterebbero un valore del tutto nuovo, un valore di confine, che non è periferia ma luogo di mediazione tra la grande metropolitana romana e la nuova metropoli della costa abruzzese. Centro di dialogo tra i centri. In virtù del ruolo assunto in questo sistema di relazioni, tali aree possono partecipare a uno sviluppo comune mediante le risorse ambientali, penso a parchi naturali, alle risorse turistiche, con i centri storici e i piccoli borghi, e alla migliore qualità della vita che è propria di questi territori. In questo Abruzzo fatto di territori sinergici, L'Aquila, città capoluogo di Regione, può rafforzarsi, trovare occasioni di relazione e una propria vitalità di rapporti e di mediazione con le regioni del Lazio, dell'Umbria e delle Marche attraverso i territori della Valle Peligna e della Marsica. Così, nella macro regione anche le aree interne diventano territorio di passaggio obbligato. Passaggio di vettori economici, occupazionali, culturali e turistici. Con queste potenzialità le aree interne possono svolgere un ruolo importante per tutto questo mondo, fino a rappresentare un nuovo territorio di opportunità residenziale per la grande metropoli romana. Per far questo occorre però investire sulle infrastrutture, penso alla ferrovia in direzione di Roma, per ridurne sensibilmente i tempi di percorrenza. E questo è solo un accenno a un progetto organico, che va discusso ed elaborato, un progetto non competitivo ma concorrenziale, di una regione in cui ciascuna parte lavora attivamente alla costituzione del tutto.
* CONSIGLIERE REGIONALE PD