ROMA - Per affrontare l'emergenza immigrati Roberto Calderoli ha un suggerimento da molti ritenuto una provocazione: ritiriamo le truppe italiane dalla missione in Libano e riposizioniamole «a difendere i nostri confini prima che sia troppo tardi».
Il ministro non lo ricorda, ma la missione ha ricevuto medaglie ed elogi da tutti gli alleati occidentali dell'Italia, dagli Stati Uniti all'Onu. Tuttavia, secondo Calderoli, con quei soldi risparmiati verranno «reperiti mezzi e risorse» che potrebbero essere destinati all'aiuto a clandestini e profughi. I quali, secondo il leghista, che cita una ricetta indicata da Umberto Bossi, vanno assistiti in casa loro: «Svuotiamo la vasca e chiudiamo un rubinetto». L'iniziativa di Calderoli, però, non va giù al ministro della Difesa Ignazio La Russa. La diminuzione del contingente italiano, ricorda al collega, è già prevista, Calderoli «ha esplicitato, anche se estremizzato, una tesi che ho già esposto in Consiglio dei ministri».
E' l'ultima polemica che cade in una giornata piena di scintille nella maggioranza, non solo per le dichiarazioni di Berlusconi sugli immigrati contro la Ue, ma per una minacciata volontà del premier di «mollare tutto», non sopportando «il subbuglio» del partito. Almeno, questo è il sogno raccontato da Giuliano Ferrara, che si ritiene sia stato ispirato dallo stesso Cavaliere per stoppare, o limitare i danni, dopo le cene di ministri (simili, nell'immaginario del Pdl, alle congiure di palazzo). L'Elefantino ha firmato un articolo immaginando Berlusconi in sogno che dà questo annuncio: «Cari amici, se continua così, con la stessa rapidità con cui sono sceso in campo me ne ritorno in tribuna a godermi lo spettacolo». La sua uscita sarebbe favorita dai troppi litigi nel Pdl, simili a quelli di «lavandaie d'inizio secolo». Piuttosto realista e privo di diplomazia il commento di Ferrara: «Tutte queste riunioni segrete, questi posizionamenti correntizi e le richieste che piovono sul premier da tutte le parti, rivelano che in molti pensano già di essere al dopo Berlusconi. Invece, stiamo attenti, perché se cade lui restiamo tutti con il c..lo per terra».
Berlusconi, che oggi andrà in tribunale a Milano, punta, con qualche trepidazione, a far approvare in settimana il processo breve alla Camera (poi tornerà in Senato) con 200 emendamenti da votare. Si sono alzate voci di possibili agguati da parte di alcuni settori del Pdl, ma sono già partiti gli sms per mobilitare i deputati da martedì fino a mercoledì notte. Il capogruppo Fabrizio Cicchitto ed il vice, Osvaldo Napoli, fino a Gianfranco Rotondi, chiedono di serrare i ranghi, mentre Paolo Bonaiuti, portavoce del premier, getta acqua sul fuoco: non crede a possibili defezioni, «siamo a un mese dalle amministrative, non può accadere nulla». Tuttavia, se la cena dei ministri (alla quale non ha partecipato Raffaele Fitto che, invece, aveva annunciato la presenza) non può ritenersi un «fenomeno isolato» («Di incontri segreti - raccontano - ne hanno fatti anche gli ex di An, quelli di Matteoli e i Responsabili») non sfugge agli osservatori che le partite siano duplici: una, riguarda il coordinatore unico, l'altra interessa i nodi giudiziari (le leggi da varare e i processi che coinvolgono il Cavaliere).
La questione del superamento dei tre coordinatori da molti è giudicata una non questione: nel senso che la procedura per nominare un coordinatore unico o un vice-presidente (sarebbe in corsa Claudio Scajola) è troppo lunga e, complicata, richiede la convocazione di un congresso. Troppi rischi anche per Berlusconi, in questo momento. Al di là degli annunci per una soluzione a giugno, si mostra perplessità su una chiamata degli stati generali del Pdl. Quanto a Scaloja, indicato al centro di trame, ha convocato per mercoledì sera (presumibilmente quando sarà approvato il processo breve) una cena con i suoi parlamentari amici. Si legge ciò come un segnale di distensione. Stando a una fonte dei vertici, l'agenda dei prossimi giorni è questa: messa in sicurezza del pacchetto giustizia; nomina di tre viceministri (Calearo, Misiti e Bernini) più altri sottosegretari; verifica dell'esito delle amministrative (a Milano c'è apprensione per la Moratti); resa dei conti a giugno. In questo caso, potrebbe aver luogo quel ribaltone con nuovi scenari e nuovi delfini (il più accreditato è Alfano, mentre spunta a sorpresa, Formigoni).