ROMA. Sarà un'altra settimana di fuoco sul fronte della Giustizia. Questa mattina il premier Silvio Berlusconi è atteso a Milano nell'aula del processo per i diritti tv Mediaset in cui è imputato di appropriazione indebita e frode fiscale. Domani, invece, in Parlamento si torna a discutere il ddl sulla prescrizione breve, il provvedimento che potrebbe causare la morte anticipata di tre dei quattro processi milanesi al Cavaliere: Mediaset, Mills e Mediatrade.
La presenza di Berlusconi in aula viene data per certa. L'udienza, del resto, è stata fissata di lunedì dietro richiesta delle stessa difesa che ha concesso ai giudici del capoluogo lombardo un solo giorno alla settimana per processare il premier senza ricorsi al legittimo impedimento. In assenza di impegni dell'ultim'ora, dunque, il premier ci sarà. E potrebbe anche essere l'occasione per rendere dichiarazioni spontanee al tribunale. Certamente, trattandosi di un'udienza pubblica, alla fine potrà parlare ai numerosi giornalisti presenti e o incontrare i suoi fans al gazebo del Pdl allestito in corso di Porta Vittoria, a 50 metri dal palazzo di Giustizia. Poi, fino a maggio, non c'è più alcuna udienza in calendario.
La battaglia per salvare il premier dai processi si sposta quindi in Parlamento dove alla Camera torna domani all'ordine del giorno la prescrizione breve per gli incensurati, il ddl che ucciderebbe, primo fra tutti, il procedimento Mills: un procedimento temuto (Berlusconi è imputato di corruzione in atti giudiziari) perché l'avvocato inglese David Mills è già stato condannato nel filone principale del processo e per la procura significa che la corruzione è ormai storicamente assodata.
Questo aspetto della vicenda preoccupa a tal punto gli avvocati del premier, Niccolò Ghedini e Piero Longo, che al Senato, mentre la Camera discuteva il «processo breve», è paradossalmente apparso il «processo lungo». Si tratta di due emendamenti presentati dal capogruppo del Pdl Franco Mugnai al ddl sul giudizio abbreviato che si trova all'esame della commissione Giustizia. Due norme che vietano di usare le sentenze definitive come prova dei fatti in essi accertati e che consentono alle difese di presentare liste infinite di testimoni, anche superflui, e di chiedere la ripetizione di prove già assunte senza che il giudice possa impedirlo.
Non solo, dal cilindro della maggioranza, confermano fonti legali vicine al premier, potrebbero uscire nuove proposte di legge. Ad esempio un provvedimento che vieti sempre e comunque l'utilizzo di intercettazioni di parlamentari, anche se indirette e necessarie a dimostrare un altrui reato: come nell'inchiesta Ruby. Con buona pace della Cassazione che si è più volte espressa a questo proposito dando ragione alle procure: l'ultima volta nell'ambito dell'inchiesta sulla P3.