LUSSEMBURGO - Dicono che la più aggressiva sia stata l'Austria, seguita dalla Germania e addirittura dalla Slovacchia, oltre che, naturalmente, dalla Francia. Così, al Consiglio di Lussemburgo, la linea italiana sull'immigrazione non è passata e sono state mosse molte obiezioni alla decisione di concedere permessi temporanei ai migranti sbarcati sulle coste italiane. Portando il ministro degli Interni Roberto Maroni a ribadire, con toni sempre più accesi, le sue critiche alla Ue.
«L'Italia è lasciata sola a fare quello che deve fare e che continuerà a fare», ha osservato il ministro, che ha aggiunto: «Mi chiedo se davvero abbia un senso continuare in questa posizione, a far parte dell'Unione Europea». Il ministro ha parlato di un incontro «deludente» e ha sottolineato: «Quando c'è stato bisogno, abbiamo espresso la nostra solidarietà verso la Grecia, l'Irlanda e il Portogallo. Ma a noi, in questa situazione di grave emergenza, è stato detto «Cara Italia, sono affari tuoi». Concludendo: «Meglio soli che male accompagnati».
Una linea, questa, condivisa dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha parlato al telefono con Maroni al termine della riunione. Il ministro ha però espresso apprezzamento per il lavoro svolto della commissaria Cecilia Malmstrom, la quale a sua volta si è detta dispiaciuta «se Maroni è rimasto deluso, nessuno vuole che l'Italia abbandoni la Ue» e ha messo in chiaro che «l'Italia è un patrimonio per l'Europa» e che, da quando sono iniziati gli sbarchi a Lampedusa, Bruxelles «ha fatto molto» per aiutarla. La presidenza ungherese di turno dell'Unione ha puntualizzato che, nel corso della riunione, il ministro Maroni non ha comunicato il suo disagio «in questi termini». Il ministro Sandor Pinter ha riferito che le conclusioni del Consiglio sono state approvate, «seppur con riserve», anche dall'Italia, la quale ha fatto mettere a verbale la propria «insoddisfazione».
I punti dolenti all'ordine del giorno erano principalmente due. Il primo, rifiutato in blocco dagli altri colleghi e dalla Commissione, riguardava l'attivazione del meccanismo di protezione temporanea per le masse di sfollati, usato nel 2001 per il Kosovo. «Una fortissima maggioranza di Paesi membri ritiene che sia prematuro, anche se ci rendiamo conto della fortissima pressione migratoria che stanno subendo Malta e Italia», ha dichiarato Malmstrom.
Il secondo riguarda la concessione di permessi di soggiorno temporanei ai migranti tunisini giunti a Lampedusa, fortemente ostacolato da Francia e Germania e difeso, almeno nella teoria, dalla Malmstrom. «Il decreto italiano per quello che noi abbiamo visto rispetta Schengen», ha spiegato, dopo che il ministro tedesco Hans-Peter Friedrich aveva parlato di una violazione dello «spirito delle regole di Schengen». Per la Germania «la solidarietà in Europa deve essere condivisa solo quando un Paese è realmente colpito da un problema di immigrazione di massa, e questo non è il caso dell'Italia». Più pragmatica la soluzione della Francia, che ha annunciato che manderà agenti antisommossa per fare controlli «frequenti e severi» in un «raggio di venti chilometri dalle frontiere» per fermare i tunisini provenienti dall'Italia e che non rispondono ai criteri fissati dalla convenzione di Schengen, ossia essere in possesso di documenti e di un visto valido, dei mezzi economici per il soggiorno e per il viaggio di ritorno, oltre a non dover essere segnalati nella banca dati di Schengen. Il ministro Claude Guéant ha specificato che i controlli avverranno «per non più di sei ore nello stesso punto» e ha precisato che fino ad ora, delle 2.800 persone controllate, già 1.700 sono state rinviate in Italia.
Un accordo è stato invece raggiunto per la ridistribuzione dei rifugiati a Malta, dove Malmstrom si è già recata e dove conta di tornare a giugno, mentre ha spiegato che per ora non è prevista nessuna visita a Lampedusa. Sui circa 1000 rifugiati presenti a Malta, 200 andranno alla Svezia, 100 alla Germania e gli altri in altri Paesi volontari.