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Pescara, 18/04/2026
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Data: 14/04/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Segnali di pace, e il Pdl blinda Giuliante. L'assessore si fa sospendere lo stipendio. Chiodi: «La sua precisazione va nel verso giusto»

PESCARA - Per prima cosa ha scritto a Pagano pregandolo di sospendergli lo stipendio da assessore, almeno fino a quando non farà pace con Chiodi. Precauzione utile per evitare altre grane. Poi ha lavorato come al solito nel suo ufficio usando però un'accortezza: ha parlato a telefono usando il suo numero privato, cosa che però fa quasi sempre. E nel pomeriggio a casa a giocare con Camilla, la sua cagnolina prediletta, pregustando un anticipo di pensione. Gianfranco Giuliante, l'assessore regionale alla Protezione civile bacchettato e sospeso da Gianni Chiodi, aspetta così che si faccia venerdì, giorno fissato per il fatidico faccia a faccia. A spiegare ha spiegato tutto, scrivendo una lettera in cui sostiene a chiare lettere che la storia di Sant'Omero non la voleva buttare sulle spalle di Chiodi e che la frase incriminata, «ciò che fa piacere all'Aquila dispiace a Teramo e al presidente», era una semplice battuta. Quindi non resta che aspettare due giorni per capire se la lite finirà con una stretta di mano oppure se Chiodi insisterà mettendolo definitivamente alla porta.
E nel pomeriggio di ieri in effetti il clima appare decisamente più disteso. Chiodi affida alle agenzie frasi concilianti, dal partito arrivano segnali di distensione. Tutto si risolverà certo, con l'effetto forse di aver chiuso definitivamente la bocca a Giuliante, che con le sue battaglie per L'Aquila aveva rotto le uova nel paniere al presidente in parecchie occasioni. Ma è in un incontro a Roma martedì sera con i coordinatori del Pdl Filippo Piccone e Fabrizio Di Stefano, che Chiodi decide di abbassare il tiro: ci saranno anche loro all'incontro di venerdì. Spiega Di Stefano: «Ieri ci siamo visti proprio per cercare di comporre la questione. Per il bene della Regione nella riunione di venerdì troveremo il modo per recuperare la situazione». Troveremo il modo, sostiene Di Stefano. Non c'è incertezza in questa affermazione, è il Pdl che blinda la crisi mettendo al riparo Giuliante dai falchi che ambiscono al suo posto in giunta e dai teramani che non hanno digerito l'attacco all'ospedale di Sant'Omero, tanto che Chiodi pochi minuti più tardi dice che quelle righe dell'assessore aquilano alla fine lo hanno convinto: «La precisazione di Giuliante va nel senso giusto. Se capisco bene quello che voleva dire, si potrà ristabilire un rapporto fiduciario, fondamentale quando due devono lavorare gomito a gomito. Se così non dovesse essere, trarremo le conseguenze». No, Chiodi non se lo può proprio permettere un Giuliante come battitore libero, un assaggio lo ha già avuto quando faceva il capogruppo. Meglio imbrigliato in giunta e messo all'angolo con l'avvertimento di martedì. «Però basta campanili - dice Gianni Chiodi - basta ragionare in termini dell'Aquila e di Teramo, io sono il presidente della Regione e vorrei tanto superare questo campanilismo esasperato dell'Abruzzo, è un fatto culturale deteriore. E la stessa convenzione con Sant'Omero era un modo per aiutare L'Aquila, io non sono certo uno che vuole entrare in competizione, magari intendevo arginare la forte mobilità passiva dei pazienti verso le vicine Marche. Ma se ci chiederanno di tornare indietro, lo faremo senza problemi». Un anticipo di pace.

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