Applausi per Cantagallo che annuncia le vie legali per fermare il progetto
PESCARA. L'applausometro del "no" alla filovia, nella sala gremita del consiglio comunale, è tutto a favore di Enzo Cantagallo che dice di avere «già dato le carte al professor Follieri», docente di Diritto amministrativo.
Luciano D'Alfonso, che pure gioca in casa, è soccombente nella ipotetica "sfida" tra i due sindaci di Pescara e Montesilvano. Perché il pubblico chiamato a raccolta dall'associazione Strada parco è inevitabilmente orientato. E si sa. Ma anche perché D'Alfonso (atteso dal professor Umberto Veronesi per l'iniziativa dell'Airc), avverte ormai che il tempo è scaduto per una partita che si trascina da 14 anni, e non sarebbe "remunerativo" sul piano del consenso ingannare chi aspetta una parola definitiva su questa vicenda. Così il sindaco di Pescara non si pronuncia con un sì o un no alla filovia, come fa invece il collega di Montesilvano. Ricorda solo di avere già messo per iscritto che l'opera non dovrà «fare scempio» della strada parco con soluzioni impattanti (tralicci, fili sospesi e quant'altro). Ma con altrettanta franchezza sottolinea che portare in consiglio comunale questa causa sarebbe una battaglia persa: «Ritengo, ad intuito» spiega D'Alfonso «che il vostro applauso non intercetterebbe il consenso di questo consiglio comunale».
Anche perché lui la sua brava consultazione l'ha già fatta tra le forze politiche di maggioranza e di opposizione. E da quel che si sa, il voto in aula sulla filovia avrebbe questo esito, con scarso margine di errore: «36 favorevoli, 4 contrari». Il sindaco di Pescara non ha molto da aggiungere, e all'Auditorium De Cecco c'è Veronesi che lo aspetta. Quando lascia l'aula consiliare gli applausi della platea sono ancora più timidi di quelli che lo hanno accolto al suo ingresso. Prima di lui, il presidente dell'associazione Strada parco, Mario Sorgentone, aveva ribadito le ragioni del "no" alla filovia tra una cornice di pubblico di tutte le età e inequivocabili cartelli di protesta scritti a mano dai ragazzi: «Filovia? Muro di Berlino».
«Siamo qui» ha esordito Sorgentone «per far riflettere il sindaco, i nostri amministratori, del grave errore che si sta commettendo ai danni della città portando avanti l'appalto della filovia. E' difficile», aggiunge l'ingegnere, «perché prevale una cattiva informazione. Ma non siamo soli. Con noi c'è il sindaco di Montesilvano, Cantagallo, consiglieri e assessori provinciali e regionali che vedo anche qui in questa sala».
Il problema è cosa ne pensa D'Alfonso, che quando fa ingresso nell'aula consiliare cerca subito una sedia tra il pubblico beccandosi però il richiamo da "sergente" di ferro di Sorgentone: «E no, troppo comodo sindaco, devi venire qui al microfono per farci conoscere qual è il tuo pensiero».
Il presidente dell'associazione Strada parco ha anche cercato di spiegare «cosa è cambiato in questi 14 anni», da quando si iniziò a parlare del progetto della filovia: «Quello originale era un percorso di 32 chilometri che avrebbe dovuto trasportare 2.800 passeggeri l'ora. Oggi la montagna ha partorito il topolino. Perché si parla di un tragitto di appena 5 chilometri, i peggiori, in quanto privi di parcheggi di scambio e slegati dalla viabilità della Nazionale Adriatica. Una strada che non ha utenza, se non quella dei residenti».
Cantagallo, incoraggiato dagli applausi, non si sottrae alla platea: «Da bambino ricordavo tutti gli orari dei treni, i passaggi a livello. Abbiamo impiegato decenni per ricucire la città. Ora arriva un progetto inutile che porterà 26 semafori sul nostro territorio e che ci fa tornare indietro di quarant'anni. Assurdo».