PESCARA - In fondo Gianfranco Giuliante ha già vinto, adesso che tutti ma proprio tutti a partire da Chiodi si dicono pronti a ridiscutere la convenzione tra L'Aquila e la Asl di Teramo: è stato lui a lanciare il sasso senza nascondere la mano e adesso, racconto i suoi fedelissimi, gongola che è una bellezza. Il risultato lo ha raggiunto e gli aquilani alla fine sono tutti con lui, altro che stop al campanilismo. E se ci ha rimesso le deleghe, pazienza.
Il giorno della vigilia del faccia a faccia col governatore, l'assessore regionale defenestrato sta saldamente al suo posto, in ufficio a lavorare. Perchè è vero che Chiodi gli ha sospeso le deleghe dopo quella frase infelice, «ciò che dispiace all'Aquila fa piacere a Teramo e quindi al governatore», ma per ora Gianfranco Giuliante resta assessore, sia pure senza emolumenti visto che è stato proprio lui a chiedere che gli venisse sospeso lo stipendio almeno fino al processo fissato per oggi pomeriggio. Processo che si celebrerà a porte chiuse all'Aquila al ritorno di Chiodi da Roma, dopo la chiusura della trattativa per il riparto del fondo sanitario e che dovrebbe risolvere una volta per tutte la crisi che si è aperta tre giorni fa all'interno della giunta regionale.
Sarà un faccia a faccia, garantiscono dallo staff del presidente, anche se il coordinatore Pdl Filippo Piccone ha detto che vuole essere presente anche lui all'incontro tra il presidente e l'assessore defenestrato, per garantire che tutto finisca bene, stretta di mano e promessa reciproca di non pestarsi più i piedi. Di Stefano invece non ci sarà, causa visita di Maurizio Gasparri. La mini crisi si avvia a soluzione, anche se Chiodi non è detto che a Giuliante la faccia passare liscia.
La reazione a catena che ha innescato la conferenza stampa di Giuliante e conseguente accusa a Teramo e a Chiodi è ormai inarrestabile, tutti adesso vogliono ridiscutere la convenzione e i teramani a partire da Lanfranco Venturoni non ne sono per niente contenti. Come se non bastasse ci si è messo il rettore dell'Aquila Ferdinando Di Orio a dire che tre atenei sono troppi e che l'università di Teramo è così piccola che L'Aquila dovrebbe «annetterla». Annetterla, come una qualunque repubblichetta dopo una sconfitta. Per i teramani è davvero un affronto, la tensione alle stelle e il chiarimento di oggi ne risentirà.