PESCARA - La Procura firma la richiesta di processo per i protagonisti dello scandalo dei rifiuti: l'inchiesta madre, quella che vede coinvolti personaggi eccellenti e che fece finire ai domiciliari l'ex assessore alla Sanità Lanfranco Venturoni e l'imprenditore dei rifiuti Rodolfo Di Zio. Tutto è rimasto invariato rispetto all'avviso di conclusione delle indagini del novembre scorso. In dodici rischiano il processo, compresa la società Deco come persona giuridica. Quindi, oltre ai due già citati, la richiesta del procuratore Nicola Trifuoggi e dei sostituti Anna Rita Mantini e Gennaro Varone comprende anche i due parlamentari del Pdl Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano (accusati di corruzione) per i quali, peraltro, il Gup dovrà trasmettere al Senato la richiesta di autorizzazione all'uso delle intercettazioni telefoniche trattandosi appunto di due senatori. Ricordiamo che le utenze che furono messe sotto controllo non furono quelle dei parlamentari, ma quelle di altri indagati e che le loro intercettazioni sono dunque soltanto casuali.
La lista si completa con Ferdinando Ettore Di Zio, Vittorio Cardarella, Giovanni Faggiano, Sergio Saccomandi, Ottavio Panzone, Paolo Bellamio e l'ultimo ad essere stato inserito, Luca Franceschini, consulente della Proger accusato di turbativa d'asta. L'ex assessore Daniela Stati e il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi, come si ricorderà, erano stati stralciati già al momento dell'avviso di conclusione delle indagini ed ora la loro posizione è stata definitivamente archiviata. Al centro dell'inchiesta c'è il business del termovalorizzatore di Teramo, affare da 250 milioni di euro che il duo Venturoni-Di Zio, secondo l'accusa soci di fatto, avrebbe voluto portare a casa. Secondo la Procura Di Zio sarebbe stato favorito in ogni modo, riuscendo ad entrare in società con la Team Ambiente, società pubblico-privata, senza nessuna gara, ma con stratagemmi societari. Di Zio, inoltre, è accusato di aver elargito contributi elettorali su sollecitazione dei senatori. Ma così come non è cambiato nulla per l'accusa, lo stesso vale per le difese degli indagati che da sempre rigettano ogni addebito. Il senatore Tancredi presentò anche una memoria difensiva ribadendo la sua estraneità alle accuse mentre Venturoni (accusato di corruzione, peculato, abuso d'ufficio e turbativa d'asta) ha sempre sostenuto di aver agito nel rispetto della legge. Due posizioni diametralmente opposte che si scontreranno adesso davanti al Gup e semmai,con l'eventuale rinvio a giudizio, davanti ad un collegio con una sola e determinante novità rappresentata dal processo breve appena licenziato dalla Camera, che con la riduzione della prescrizione potrebbe andare a beneficio degli indagati incensurati