Iscriviti OnLine
 

Pescara, 18/04/2026
Visitatore n. 753.246



Data: 15/04/2011
Testata giornalistica: Il Centro
«Processate Venturoni e i senatori Pdl». Il pm chiede il rinvio a giudizio per l'ex assessore, Di Stefano, Tancredi e i fratelli Di Zio

PESCARA. «Un progetto lucrosissimo», «un sistema di potere in cui contavano solo i soldi e non l'interesse pubblico»: l'accusa descrive così lo scandalo dei rifiuti, l'intreccio tra politica e affari che, il 22 settembre 2010, ha portato all'arresto ai domiciliari dell'allora assessore alla Sanità Lanfranco Venturoni e dell'imprenditore dei rifiuti di Spoltore Rodolfo Valentino Di Zio. Oggi, quel quadro accusatorio che ruota attorno alla costruzione di un impianto di bioessiccazione dei rifiuti a Teramo, è rimasto identico: il pool di magistrati formato dal procuratore capo Nicola Trifuoggi e dai pm Anna Rita Mantini e Gennaro Varone ha chiesto il rinvio a giudizio per i tutti i protagonisti della vicenda e per tutti i reati. Tra i 12 nomi che, adesso, dalla richiesta di rinvio a giudizio, passeranno da indagati a imputati, ci sono i due imprenditori di Spoltore leader nel settore dei rifiuti, Rodolfo Di Zio e il fratello Ettore Ferdinando Di Zio, e tre politici di spicco: Venturoni e i due senatori del Pdl, Fabrizio Di Stefano e Paolo Tancredi. La procura, quindi, non altera nulla dell'impianto accusatorio e formalizza al gup anche la richiesta di poter utilizzare le conversazioni intercettate ad altri soggetti che parlavano con i due senatori. Una strada lunga che, se accolta dal gup, dovrà essere essere trasmessa alla presidenza del Senato che dovrà esprimere il suo parere. Accanto agli imprenditori e ai politici, la richiesta di rinvio a giudizio è stata chiesta anche per altre 5 persone più la società Deco dei Di Zio, come persona giuridica. Sono consulenti oppure membri del collegio sindacale della società Team Tec: Vittorio Cardarella, Giovanni Faggiano, Sergio Saccomandi, Ottavio Panzone, Paolo Bellamio e Luca Franceschini. Erano già usciti di scena, invece, e andranno verso l'archiviazione l'ex assessore regionale all'Ambiente Daniela Stati e il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi. Adesso, sarà il gup a fissare la data per l'udienza preliminare.
LA CORRUZIONE L'ex assessore Venturoni, all'epoca dei fatti, era presidente del consiglio di amministrazione della Team, la società per la gestione dei rifiuti di Teramo da cui si dimise nel novembre 2009, 11 mesi dopo essere stato nominato assessore nella giunta di Gianni Chiodi. Per l'accusa, l'ex assessore avrebbe fatto ottenere alla Deco dei Di Zio la costruzione e la gestione di un impianto di bioessiccazione di rifiuti aggirando l'appalto pubblico.
«Venturoni garante dell'affidamento per i suoi poteri e per le relazioni connesse ai suoi incarichi», scrisse il gip Guido Campli. «Venturoni che agisce contrariamente ai suoi doveri di ufficio», aggiunse. Corruzione, peculato e abuso d'ufficio: sono questi i reati di cui dovrà rispondere l'attuale capogruppo del Pdl. Le stesse accuse di cui dovranno rispondere i fratelli Di Zio che, per la procura, miravano a costituire «un'entità affaristica monolitica». E' nell'ordinanza che Campli delinea la figura di Rodolfo Valentino Di Zio sottolineando «il modus operandi corruttivo dell'imprenditore che si muove nel suo settore di interesse pagando, tacitando e "rassicurando" economicamente gli esponenti del potere politico. Con rigorosa e metodica ripetitività», dice il gip, «Di Zio interviene ovunque sia possibile pagare un prezzo per ottenere». Tra il gennaio 2007 e il dicembre 2008, Venturoni effettua versamenti di denaro contante per 33.222 euro: «Date suggestive» per il gip, coincidenti con il periodo in cui «veniva presentato il progetto di bioessiccatore».
I DUE SENATORI L'inchiesta sullo scandalo dei rifiuti è stata chiusa il 26 novembre e, oggi, i pm chiedono il rinvio a giudizio anche per i due nomi più importanti: i senatori del Pdl Di Stefano e Tancredi che devono rispondere sempre di corruzione e che, per l'accusa, avrebbero speso la loro influenza per pilotare l'aggiudicazione dell'appalto al gruppo Di Zio. Per i pm, Tancredi avrebbe chiesto a Di Zio un contributo elettorale di 20 mila euro per la candidatura a sindaco di Brucchi. Di Stefano, invece, avrebbe chiesto soldi per la sua corrente politica ed esercitato pressioni per far cambiare la legge sui rifiuti. Tra i presunti versamenti sollecitati, quello in favore del candidato al Parlamento europeo Crescenzio Rivellini: 20 mila euro, 5 mila dei quali tornati da Napoli al senatore sottoforma di assegno.
La procura, infine, ha raccolto, sempre nel novembre scorso, le testimonianze dell'ex assessore Stati, finita nei guai per favoreggiamento, e del sindaco Brucchi, sospettato di corruzione. Ma per il pool i due amministratori hanno chiarito le loro posizioni e andranno verso l'archiviazione.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it