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Pescara, 18/04/2026
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Data: 15/04/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Bufera sull'Atac, si dimettono i vertici. Alemanno: «Sorpresi dalla decisione». Il Pd: «Ancora un fallimento»

Maurizio Basile va via. Dopo la faticosa approvazione del piano industriale da parte del consiglio di amministrazione, ancora in attesa di ricevere un parere ufficiale del Campidoglio, l'amministratore delegato dell'Atac ha scelto la strada delle dimissioni, «resesi necessarie» dopo che la medesima decisione era stata annunciata dal presidente Luigi Legnani e dal presidente del collegio dei sindaci Massimo Tezzon. In assenza di sostanziali novità, i tre saranno formalmente dimissionari subito dopo l'approvazione del bilancio 2010 dell'azienda, prevista per il 16 giugno. «C'è profondo stupore, perché il risanamento di Atac è in atto - è il primo commento di Gianni Alemanno - Ma non c'è problema: fronteggeremo la situazione».
A provocare le dimissioni in sequenza di Legnani e Basile è stata una serie di motivi. In primis la mancanza di un parere dell'azionista unico (il Campidoglio) sul piano industriale: dopo l'approvazione del cda, avvenuta il 25 febbraio, non è infatti arrivato alcun segnale da parte dell'amministrazione comunale. Quindi la contrarietà ad alcuni accordi sindacali, che comporterebbero maggiori spese per l'Atac, presi direttamente da Palazzo Senatorio con i sindacati, senza interpellare l'azienda. Infine la delibera della Corte dei conti che, dopo che lo stesso Campidoglio avrebbe chiesto un parere in merito, ha stabilito che le retribuzioni dei manager di aziende di proprietà dei Comuni non possono superare il 70 per cento dello stipendio del sindaco: per Basile si tratterebbe di scendere da 350 mila a 75 mila euro annui.
Basile è arrivato alla guida dell'Atac lo scorso 19 ottobre, succedendo ad Adalberto Bertucci. Per assumere il ruolo di amministratore delegato dell'azienda della mobilità romana, il manager aveva lasciato l'incarico di capo di Gabinetto del Campidoglio. Il sindaco gli aveva affidato un incarico preciso quanto difficile: risanare i conti dell'azienda, oberata dai debiti e travolta dallo scandalo di Parentopoli, con le 800 assunzioni a chiamata diretta degli ultimi due anni.
In Campidoglio le dimissioni di Legnani e Basile destano sorpresa. «La decisione viene giustificata - si legge in una nota degli assessori al bilancio, Carmine Lamanda, e alla mobilità, Antonello Aurigemma - dall'esigenza di verificare la piena condivisione dei contenuti del piano industriale (ovviamente con le modifiche e integrazioni che si rendessero opportune) e delle azioni da intraprendere per la sua efficace attuazione». Secondo i due esponenti della giunta Alemanno, «la difficile situazione aziendale richiede, oltre a un consistente apporto di risorse finanziarie pubbliche, una perfetta sintonia e condivisione dell'azione di risanamento da realizzare da parte del management; ciò con l'obiettivo di assicurare, su basi solide e sostenibili, un efficiente servizio pubblico fondamentale per la collettività».
«È sconfortante che un manager competente e assolutamente non legato alla politica, abituato a lavorare per il bene dell'azienda, abbia deciso di gettare la spugna a pochi mesi dal suo insediamento - attacca il senatore Pd Raffaele Ranucci - È abbastanza evidente che la classe politica che guida la città non ha ancora messo giù le mani da un'azienda vitale per la città e per i romani, che non può solo essere un punto di riferimento clientelare». Alessandro Onorato, capogruppo Udc in consiglio comunale, incalza: «In Atac ormai la situazione è assolutamente fuori controllo - dice Onorato - Basile faccia capire se fa sul serio, perché non si può andare avanti con quotidiane minacce di dimissioni». L'azienda, aggiunge il deputato Pd Michele Meta, «è al collasso, le prime vittime sono le centinaia di migliaia di cittadini che ricevono un servizio non da Paese civile».

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