La ripresina è trainata dal Ducato. E considerando che Sevel vale il 10 per cento del pil regionale, cento furgoni possono cambiare i numeri ma non la sostanza delle cose: piccole e medie imprese stentano a riprendere la marcia e anche quelle che tornano in territorio positivo continuano a produrre disoccupazione; terziario e edilizia, i settori trainanti dell'economia pescarese, aggiungono poi ai segni meno anche la piaga del lavoro nero e irregolare, che vola al 58 e al 73,8 per cento. Non è bello il quadro che esce dal report trimestrale della Cgil pescarese, basato sui dati Cresa di fine 2010. Soprattutto a Pescara dove l'anno si è chiuso con una perdita secca dell'1,6 per cento di posti di lavoro, pur in presenza di un chiaro risveglio soprattutto degli ordinativi esteri delle imprese, più 24 per cento rispetto all'anno precedente.
E' la plastica dimostrazione che il tessuto produttivo più dinamico e flessibile della regione non vede ancora la luce in fondo al tunnel e che, probabilmente, a dare linfa al mitico terziario pescarese è piuttosto il corpaccione della iperdistribuzione che aziende realmente innovative e competitive. Morale, mentre le previsioni per il primo trimestre premiano ancora il settore automotive (più 11,5 per cento di occupazione) e il chimico farmaceutico (buone notizie per L'Aquila, più 6,1 per cento di nuovi posti), nella classe dimensionale media e piccola la disoccupazione calerà di un altro 13,4 per cento. Tradotto in facce di uomini e donne, fa una fila di iscritti ai centri per l'impiego che in un anno si è allungata di 6000 unità, uno a caso dei paesi della provincia pescarese. E qui, secondo Paolo Castellucci, il segretario della Cgil che ieri mattina ha illustrato i dati raccolti dal sincacato, si nasconde la bomba sociale legata alla crisi economica. La disoccupazione giovanile e femminile è aumentata di duemila unità nel 2010, i 19281 lavoratori al di sotto dei 35 anni rappresentano circa la metà del totale e, tra di loro, la quota rosa sale al 53 per cento.
Sull'altra punta della forbice troviamo l'esplosione della disoccupazione over 40, più quattromila unità grazie alla consistenza delle classi di età più elevate, da 51 a 65 anni. E' la morte certificata del welfare domestico, la solidarietà delle generazioni più anziane nei confronti dei giovani esclusi dal ciclo produttivo o condannati all'ergastolo del precariato. Più efficace, spesso, di un ammortizzatore sociale. Se anche i padri, ma soprattutto le mamme che rappresentano il 57 per cento dei dissoccupati "anziani", escono dalle fabbriche senza alcuna speranza di rientrarci il baratro della povertà non tarderà ad aprirsi di fronte a molte famiglie della ex classe media. Questione di mesi, stando al dato shock della cassa integrazione in deroga, ultima fermata prima dei giardinetti, aumentata in un anno del 266 per cento. Di contro le uniche prospettive sono legate al lavoro precario, che nel 2010 ha prodotto oltre tredicimila nuovi posti, bruciandone però dodicimila. Stando al saldo negativo di 3457 unità, invece, il lavoro a tempo determinato sembra destinato ad un declino inesorabile. A tutto vantaggio dei pirati, che nell'emergenza sociale pescano a piene mani per alimentare l'economia sommersa. Una piaga che costa a tutti noi 4,5 milioni di evasione contributiva. C'è da chiedersi quanto può durare.
Via l'addizionale Irpef
per dare fiato alle famiglie
Restituire ossigeno alle famiglie sfiancate dalla crisi, attraverso una nuova politica economica e sociale che tiri in giù tasse e tariffe. E' l'appello che la Cgil lancia all'agenda di politica e istituzioni, al lordo di Regione e Comuni. «Di fronte al processo di impoverimento di questo territorio - premette Paolo Castellucci, numero uno della Cgil di Pescara -, occorrono misure adeguate per restituire reddito a chi già sta pagando gli effetti della crisi». La leva è quella fiscale, e del Welfare eppure in cura dimagrante per effetto dei tagli. «A conti fatti, intervenendo su addizionali Irpef, tariffe di servizi essenziali, assistenza sociale garantita, una famiglia potrebbe recuperare tra i 500 e i 600 euro l'anno, tanto quanto un lavoratore potrebbe avere in due anni di adeguamento contrattuale», avverte Castellucci. Eppure i tagli di risorse al Welfare ovvero per l'assistenza ad anziani e disabili, le tariffe e i ticket all'insù, la leva fiscale tenuta alta minacciano di alleggerire ancor di più i portafogli di chi boccheggia perchè fuoriuscito o cassaintegrato.
«Il sociale deve essere una priorità - dice Castellucci -, basta con lo scaricabarile: il governo taglia i fondi alle Regioni, queste ai Comuni con ripercussioni su servizi e tariffe, e alla fine a rimetterci sono sempre le fasce deboli. Ciascuno si assuma la propria responsabilità». L'appello numero uno è alla Regione. «Se è vero, come dice il presidente Chiodi, che si è ripianato il debito della sanità - premette Castellucci -, chiediamo sia cancellata l'addizionale regionale Irpef, che all'1,4% è la più alta d'Italia, o sia prevista una fascia di esenzione per redditi fino a 15mila o 20mila euro». La battaglia è anche con i Comuni, a difesa dei servizi e contro gli aumenti tariffari. Come è avvenuto con il faccia a faccia sul bilancio a Pescara, dove la mobilitazione del fronte sindacale, e l'appello alla responsabilità lanciato ai banchi di maggioranza e opposizione, hanno partorito l'impegno del Consiglio Comunale al ripristino dei 442mila euro tagliati al sociale, e lo stop ai rincari su mense scolastiche e asili nido.
«I tagli alle risorse per l'assistenza ad anziani e disabili non cancellano i bisogni - dice Castellucci - a cui le famiglie sarebbero costrette a far fronte di tasca propria». E recuperare risorse, per blindare lo stato sociale e alleggerire i carichi fiscali per le famiglie in difficoltà, si può. Come? «Riducendo i costi della politica, combattendo con strumenti adeguati l'enorme evasione fiscale, tassando le rendite finanziarie e i grandi patrimoni», dice Castellucci. Per questo, per rivendicare una nuova politica economica e sociale la Cgil scende in campo il 6 maggio, con uno sciopero generale di 8 ore e una manifestazione che, a Pescara, da piazza Italia approderà a piazza Sacro Cuore.