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Data: 16/04/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Atac, nuovi manager in arrivo. Da lunedì parte la ricerca per i successori di Basile, Legnani e Tezzon

Parte lunedì il dopo-Basile all'Atac. Gianni Alemanno, dopo le dimissioni di presidente e amministratore delegato, ha deciso subito di voltare pagina. Dopodomani la giunta capitolina assegnerà a una ditta specializzata in selezione di personale qualificato l'incarico di trovare i nuovi vertici dell'azienda della mobilità. L'obiettivo è accelerare i tempi e formare il nuovo organigramma prima del 16 giugno, quando sarà approvato il bilancio 2010 dell'Atac e diventeranno effettive le dimissioni di Luigi Legnani, Maurizio Basile e del presidente del collegio dei sindaci Massimo Tezzon.
Sembra sfumata, al momento, l'ipotesi di un commissariamento, che qualcuno aveva ventilato per accelerare i tempi del cambio al vertice. Ma a Palazzo Senatorio considerano quest'ipotesi come un segnale negativo che sarebbe inviato alle banche, rendendo ancora più precario l'equilibrio finanziario dell'azienda. A garantire la continuità con il lavoro già avviato, nella direzione del risanamento, ci saranno alcuni dirigenti interni all'Atac, da qualcuno indicati anche come papabili per salire sul ponte di comando: da Marco Colletti ad Antonio Cassano, da Luca Avarello a Enrico Sciarra, ad Antonio Turicchi. Il sindaco, peraltro, era stato chiaro: «Credo che si debba aprire una fase nuova, andremo avanti», aveva detto già ieri mattina, chiudendo la porta a una possibile ricomposizione del rapporto con il duo Legnani-Basile.
I vertici aziendali (ormai quasi ex) peraltro, avevano rassegnato le dimissioni lanciando l'ultimo allarme per la tenuta dei conti e due possibili scenari: il blocco del servizio, per il mancato pagamento dei fornitori, o il pagamento dei fornitori e la conseguente bancarotta. «La politica non si accorge dei problemi finanziari, ma le banche sì» è la frase che girava ieri, pur senza prese di posizione ufficiali, negli uffici di via Prenestina.
La decisione è stata presa come un fulmine a ciel sereno in Campidoglio, nonostante i diversi segnali di nervosismo arrivati negli ultimi tempi. Soprattutto dopo la faticosa approvazione del piano industriale, licenziato dal cda lo scorso 25 febbraio, che ancora non aveva avuto un segno di riscontro dal Campidoglio. Quindi, la questione del mancato pagamento dei crediti vantati verso la Regione e quella degli accordi sindacali, presi autonomamente dall'amministrazione. Di fronte al no alle proposte di aumentare il prezzo dei biglietti ed ai 130-150 milioni di passivo da iscrivere a bilancio, il management ha ritenuto di non avere possibilità di soluzione, e ha abbandonato.
Il Comune, dal canto suo, respinge le accuse di essere sostanzialmente inerte su questo fronte. «Lo dimostra anche la delibera propedeutica al bilancio varato questa settimana dalla giunta guidata da Alemanno - sottolineano dal colle capitolino - che prevede la reinternalizzazione di Atac patrimonio spa». Una misura che, osservano in Comune, porterà in dote all'azienda pubblica capitolina un patrimonio immobiliare di 400 milioni. Alemanno si sofferma anche sulla delibera della Corte dei conti che riguarda le retribuzioni dei manager delle aziende comunali, che avrebbe ridotto da 350 mila a 75 mila euro lordi lo stipendio annuo di Basile. «Il parere della Corte dei Conti chiede una diversa formulazione dei compensi, che non saranno necessariamente più bassi - osserva il sindaco - Questa diversa formulazione - ha continuato - sarà oggetto di una delibera di giunta che riguarderà tutti i compensi dei vertici di tutte le società municipalizzate, quindi anche l'Ama».
L'opposizione, però, punta il dito contro l'amministrazione comunale: «Il collasso dell'Atac è una esclusiva responsabilità del sindaco Alemanno, che in tre anni ha provocato con le sue scelte sbagliate un buco di bilancio mostruoso - si legge in una nota del gruppo consiliare del Pd - Quindi il primo cittadino la smetta con il solito scarica barile sulle passate gestioni, visto peraltro che proprio la relazione allegata al piano industriale sottolinea che nel 2007 l'azienda stava procedendo su criteri virtuosi con il sostegno fattivo dei sindacati e dei lavoratori».
Critiche arrivano anche da Federconsumatori Lazio: «Il deficit dell'azienda è drammatico, ma sindaco e giunta comunale non si muovono più, affaticati come sono per le centinaia di assunzioni per chiamata diretta di sostenitori elettorali e di famiglia immessi in precedenza nell'azienda comunale».

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