MILANO - Quel «pactum sceleris» finalizzato a farlo fuori tra toghe e Fini ci fu, glielo raccontò nei dettagli un giudice. Ma non è tempo di rimpianti. Vincerà alle amministrative, perché il «berlusconismo non è al tramonto». Ci proveranno ancora a detronizzarlo, le «cellule rosse dei pm» e la sinistra, tanto finora l'hanno fatto diventare «peggio di Al Capone» con 2.100 udienze ma è sempre uscito «con formula pienissima» dalle aule di giustizia. Manda «un avviso ai naviganti». Non lo abbatteranno, «ho la maggioranza in Parlamento e andremo avanti. I giudici lo sappiano, la riforma della giustizia ci sarà, anche se dovessero mettermi fuori combattimento». Poi, dopo quella riforma, arriverà la nuova «architettura istituzionale e quella tributaria». E attacca la Corte Costituzionale «che mi ha dato in pasto ai pm di sinistra».
Silvio Berlusconi è ancora a passo di carica, sciabolate a destra e manca, ma stavolta, quando esce dal Teatro Nuovo di San Babila, finisce nel mirino della contestazione di un centinaio di persone che tra cori di «eversivo» (l'epiteto da lui stesso attribuito ai magistrati) e cartelli, «libero fischio, in libero Stato», trasforma il grande abbraccio del popolo berlusconiano in una precipitosa fuga. Degli applausi piovuti nel teatro (assai ridotto rispetto alle grandi arene di un tempo) non c'è traccia nelle strade dello shopping, ma solo fischi e urla.
E' stato più di uno show, stavolta ha cantato dal palco Nustalgia de Milan, ha strappato applausi raccontando infanzia e gioventù («il mio primo lavoro è stato di fotografo ai funerali») ma anche fatti privati («amo così tanto le famiglie contrariamente a quel che dice Bersani, che ne ho fatte due»), finendo con un lapsus: «Alle udienze c'erano sempre i miei giudici, pagati ovviamente da me». Si corregge subito, naturalmente: «Intendevo dire i miei avvocati. Adesso già lo so, diranno che c'è stato un lapsus freudiano di Berlusconi». E con qualche frecciatina ai Moratti su Inter e Milan elogia Mourinho, «è straordinario, quando dice agli altri allenatori che volevano parlare con lui: tituli zero».
Ma l'amarcord presto svanisce per fare un omaggio alla Milano da bere, a Bettino Craxi abbattuto dalla Procura di Milano andando a morire, spiega, povero e in terra straniera. I pm milanesi hanno eliminato come birilli i 5 partiti democratici che fecero crescere l'Italia nel dopoguerra. Adesso si beccheranno le riforme. Se non le ha fatte prima, incalza, era perché Casini e Fini frenavano. Anzi, Fini, come gli raccontò «parola per parola» una toga, strinse un vero e proprio «pactum sceleris» con i magistrati: «Voi mi proteggete, perseguite Berlusconi e finché sarò presidente della Camera non passerà nessuna riforma che non vi piaccia. Finito Berlusconi, faremo le riforme che vi piacciono». Ma le riforme sono urgenti e indispensabili, sottolinea, perché altrimenti il presidente del Consiglio deve occuparsi delle udienze («surreale» definisce l'ultima, quando c'erano ben altri problemi come Libia e Tunisia) e non «degli interessi del Paese». Poi ci sarà la riforma costituzionale, perché adesso il potere è diviso tra Camere, Consulta e presidente della Repubblica. «Quando dicono che sono l'uomo più potente d'Italia, dicono una bugia, a meno che non si riferiscano ad altre potenze...». Risate complici in sala.
Sostiene che aver abrogato l'immunità parlamentare «è stato un errore gravissimo». Se ci fosse stata non l'avrebbero processato tante volte, «oltre 20 processi sono finiti con l'assoluzione». Non è l'unico errore dei giudici che ora pagheranno con la responsabilità civile. E cita il caso di Angelo Rizzoli assolto dopo 26 anni, ma nel frattempo ha fatto «un anno di carcere ed è stato espropriato dei suoi beni», come il Corriere della sera, «un giornale moderato» sul quale la sinistra voleva mettere le mani. E le ha poi messe. In tema di editoria, «ho evitato che la tessera numero uno del Pd, Carlo De Benedetti, si impadronisse della Mondadori». Prende di mira la Consulta che «ha abrogato il lodo Schifani, il lodo Alfano, il legittimo impedimento e mi ha dato in pasto ai pm». Prevede che la «sinistra tenta e tenterà una nuova eversione cercando di dare una spallata al governo, eletto dagli italiani, come hanno tentato di fare con la diaspora di Fini».