ROMA - Già sabato l'attacco a testa bassa del premier contro i magistrati aveva allarmato moltissimo il presidente della Camera, che ai suoi ha confidato di «condividere in pieno» il turbamento del Capo dello Stato per l'inasprirsi dello scontro tra Berlusconi e le toghe. E tuttavia, Fini ha scelto di tenere per sè il disagio, arrivato ormai a livelli di guardia, per non incrudelire il clima di contrapposizione, già molto pesante. Ma l'affondo che il Cavaliere ha sferrato ieri direttamente contro di lui, al punto da evocare la testimonianza di un giudice, che gli avrebbe riferito del «patto scellerato siglato da Fini con la magistratura per bloccare la riforma della giustizia», lo ha convinto a venire allo scoperto con una nota che è una sfida al premier, non senza aver informato il Colle della sua iniziativa. «L'escalation di quotidiane menzogne di Berlusconi non è più tollerabile - avverte Fini - anche oggi, e per l'ennesima volta, il presidente del Consiglio ha detto di avere le prove di un patto scellerato che avrei sottoscritto con la magistratura per impedire le riforme della giustizia. Lo sfido a dimostrare quel che dice. Dica il nome del magistrato che glielo avrebbe detto e fornisca le prove a sostegno delle sue parole. Se non risponderà, cosa di cui sono certo, gli italiani avranno la prova che non sa cosa significhi la parola vergogna».
In difesa del presidente della Camera si schiera l'Associazione nazionale magistrati. Il segretario, Giuseppe Cascini, che oggi incontrerà Fini «per esporgli la nostra opinione sulle ipotesi di modifiche costituzionali, come abbiamo già fatto con il Capo dello Stato e il presidente del Senato», accusa Berlusconi di «aver calunniato gravemente la terza carica dello Stato» e ammonisce che «così è rischio la democrazia». Per Cascini, la denuncia del premier «è totalmente falsa». Per questo invita Berlusconi «a indicare i nomi, a far vedere questo documento. Avvelenare le acque fa parte di una strategia di avvitamento del sistema. La delegittimazione costante di poteri dello Stato è una rottura del tessuto istituzionale- avverte- e non ha una possibile uscita. Ma noi non rinunciamo a far prevalere l'arma della ragione».
Anche l'opposizione difende il presidente della Camera. Il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, annuncia nella trasmissione di Lucia Annunziata su Rai3, che presenterà «un esposto alla magistratura affinché indaghi su ciò che va dicendo il presidente del Consiglio e cioè che lui avrebbe dei documenti che proverebbero un patto segreto tra Fini e la magistratura per incastrarlo. Il fatto raccontato dal premier, che è anche un pubblico ufficiale, è di una gravità inaudita - aggiunge - perché o è vero, e quindi ci sarebbero gli estremi di un attentato ad organi costituzionali, oppure è l'ennesima, enorme, squallida calunnia per spostare l'attenzione rispetto a ciò che Berlusconi sta facendo per salvarsi». Per il vice presidente di Futuro e libertà, Italo Bocchino, «l'inquilino di palazzo Chigi rappresenta un problema per il presidente della Repubblica e un serio ostacolo per l'elettorato moderato e di centrodestra, che non può essere rappresentato da chi intende la politica come un'arena dove sfogare l'odio verso tutti coloro che non si piegano ai suoi interessi. Quanto alla notizia certa avuta da un magistrato riguardo al patto tra Fini e i giudici, ha il dovere di dimostrare quel che dice, vista la gravità della questione e le sue conseguenze istituzionali. E questa volta non gli basterà giurare su figli e nipoti».
Il Pdl, come è ovvio, fa quadrato intorno al suo leader. Il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ritiene «eversive» le parole del segretario dell'Anm, Cascini, «che non può dare lezioni di alcun tipo, visto che a suo tempo non ha riconosciuto alla maggioranza parlamentare la potestà di legiferare». Ma il suo vice, Osvaldo Napoli, cerca di derubricare l'attacco di Berlusconi a Fini «a pura denuncia politica». «Quando il premier parla di patto con i giudici, si è limitato a sottolineare una convergenza di interessi tutti politici fra il presidente della Camera e un settore più o meno politicizzato della magistratura. Se Fini considera fisiologica la condizione della giustizia in Italia, come non pensare che egli non voglia nessuna riforma della giustizia, facendo con ciò un favore a Palamara e al club di parrucconi stretti attorno a lui?».