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Pescara, 18/04/2026
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Data: 19/04/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
In aula la vertenza sul porto vertice a Roma col ministro. Sul dragaggio un'altra beffa: lavori fermi fino a dopo Pasqua e l'impresa si dedica ad altro

La vertenza per il porto insabbiato è esplosa con clamore ieri in consiglio comunale. E' stato il Pd a imporla all'assemblea con una occupazione plateale dell'aula. Il capogruppo Moreno Di Pierantonio ha sfrattato il presidente Licio Di Biase - «oggi qui ci sediamo noi» gli ha detto - e con i colleghi consiglieri ha affisso manifesti inequivocabili: «Basta con lo scaricabarile, oggi vogliamo le risposte»; «Adesso basta, salviamo il porto di Pescara»; «Chiodi hai fallito, commissario subito». Spazzato via l'ordine del giorno, leggi il confronto sul Piano triennale delle opere pubbliche, e largo alla discussione a tratti tesa. «La verità è una: morto l'onorevole Nino Sospiri, è morto il porto di Pescara, con lui una cosa del genere non sarebbe mai successa» ha tuonato Di Pietrantonio facendo sussultare Lorenzo, nipote di Nino, capogruppo Pdl. La replica di quest'ultimo non s'è fatta attendere: «Siete qui oggi a dar vita a questa messinscena come contromossa alla dichiarata intenzione del sindaco Albore Mascia, sui giornali di oggi, di incatenarsi al fianco dei pescatori». Il dibattito s'è fatto incandescente dentro e fuori l'aula. «Mascia s'incatena perché non viene ascoltato dagli esponenti del governo regionale e nazionale che pure fanno parte della sue stessa coalizione, questa è la verità» ha risposto di rimando Di Pietrantonio. Tesi ripresa in una nota dal capogruppo del Pd alla Regione, Camillo D'Alessandro («dov'è finita la filiera istituzionale formata da Comune, Provincia, Regione e governo nazionale in nome della quale il centrodestra chiedeva voti?» ha detto D'Alessandro). Stoccata andata a bersaglio, questa, dal momento che lo stesso sindaco Albore Mascia ha sottolineato l'esigenza di maggiore partecipazione e sostegno, nella vertenza del porto, da parte dei parlamentari abruzzesi, «di destra e di sinistra, qui dobbiamo difendere Pescara e l'Abruzzo, se non si muove Pastore si può muovere Legnini» ha detto il sindaco rivolto ai banchi del Pd.
I frutti della mattinata di battaglia non sono tardati ad arrivare, con Lorenzo Sospiri che al telefono ha marcato stretto il governatore Chiodi. «Il ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli ci riceverà a Roma giovedì o venerdì per discutere del porto» ha esultato Sospiri, raccogliendo l'approvazione delle opposizioni. Nel dibattito a colpi di comunicati s'è inserito lo stesso governatore Chiodi, che al telefono non aveva voluto parlare con Di Pietrantonio («che parliamo a fare? fammi sentire Roma, il governo» gli ha risposto), e che non ha risparmiato una tiratina d'orecchie anche ad Albore Mascia: «Comprendo il desiderio del sindaco di trovare una soluzione adeguata per il porto, ma la foga non giustifica l'attacco alla Regione e al suo presidente che stanno facendo di tutto».
Se così è, visti i risultati - il dragaggio è bloccato - occorre fare molto di più. Lo chiede la politica ma lo chiedono soprattutto i pescatori e gli operatori portuali. «La Regione ha destinato al dragaggio una somma notevole perché crede nel valore strategico di questa infrastruttura anche a livello nazionale - ha aggiunto Chiodi -... non è però agitando le acque e polemizzando con tutti che si ottengono risposte». La sintesi più azzeccata è nelle parole del consigliere Armando Foschi: «Bisogna riuscire a capire cosa stia accadendo tra Ministero, Protezione civile e Provveditorato alle opere pubbliche in un rimpallo di competenze che di fatto continua a ritardare il dragaggio». Una spiegazione può darla in settimana il ministro Matteoli.

Sul dragaggio un'altra beffa: lavori fermi fino a dopo Pasqua
e l'impresa si dedica ad altro

«La draga è ancora ferma e a quanto pare resterà inattiva fin dopo Pasqua». Mentre i pescherecci sono al largo, usciti tra mille difficoltà domenica sera, dal porto commerciale risuona l'ennesimo allarme. «Da giorni lo scavo dei fondali è bloccato - dicono gli operatori portuali -, è così da quando i carabinieri del Noe hanno sequestrato l'impianto per lo stoccaggio di fanghi a Moscufo, non risultato a norma». Il fatto che i sigilli siano poi stati tolti nel giro di 48 ore non ha risolto l'emergenza nell'emergenza. L'impresa appaltatrice, la Nicolaj, deve a questo punto trovare un altro sito per conferire sabbia, fanghi e veleni prima di poter riprendere l'attività di scavo nella banchina commerciale. Fatto è che s'è fermata, di conseguenza, anche lo speciale e costosissimo macchinario belga che serve a separare la sabbia dai veleni: gli operai sarebbero già stati rispediti a casa per le feste pasquali. «Intanto l'impresa si sta dedicando ad altro in porto: s'è messa a movimentare massi per le scogliere, è pazzesco» denunciano i portuali. Una paralisi che minaccia di trasformare l'emergenza in dramma. La situazione è seguita dal prefetto Vincenzo D'Antuono che per domani ha convocato un incontro sul dragaggio. Al tavolo con Capitaneria, sindaco e camera di commercio dovrebbero esserci anche il provveditorato alle opere pubbliche e lo stesso titolare dell'impresa appaltatrice, Luca Nicolaj. Gli operatori del porto - agenti marittimi, imprenditori e marineria - minacciano azioni eclatanti e sollecitano la revoca dell'appalto a Nicolaj: «Dal nostro punto di vista, a fronte di numerose e ripetute inadempienze, ci sono tutte le condizioni per farlo: del resto è l'impresa a doversi dotare dell'impianto di stoccaggio e smaltimento, senza il quale non si può procedere».
Ma sulle questioni procedurali va fatta chiarezza e non è compito della politica intromettersi. Lo ha spiegato a chiare note in consiglio comunale Lorenzo Sospiri, Pdl: «A noi amministratori pubblici spetta il compito di trovare risorse e definire gli indirizzi, ma l'appalto riguarda nello specifico il Provveditorato alle opere pubbliche». Non a caso è proprio sul provveditore Carlea e sulla sua squadra che si sta abbattendo in questo frangente una pioggia di critiche, la cui fondatezza va per altro dimostrata. Se a Pescara si chiede di riassegnare pieni poteri al commissario Adriano Goio, da Roma e dalla stessa ditta Nicolaj sarebbero, per contro, arrivate garanzie che il dragaggio sarà comunque eseguito nei tempi concordati: fino a luglio, cioè, nel bel mezzo della stagione balneare. Ma per riportare i fondali a sei metri di profondità serviranno molti più soldi e molto più tempo: a chiederli alla Regione è Stefano Casciano, segretario cittadino Pd: «Dall'acordo quadro con il governo, l'Abruzzo ha 800 milioni, 600 dei quali destinati alla pedemontana Teramo-Marche: da quel gruzzolo restante si possono ricavare i fondi necessari per salvare il porto di Pescara» conclude Casciano.

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