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Pescara, 16/04/2026
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Data: 19/04/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi non ci sta «Quello esasperato sono io» Il Cavaliere deciso a trasformare le amministrative in un voto su di sé

ROMA - Il monito del Colle se l'aspettava. Dopotutto gli era stato profetizzato già sabato sera, ma Silvio Berlusconi è andato comunque su tutte le furie quando ha letto il passaggio della lettera del presidente della Repubblica nella quale richiama tutti alla misura perché «siamo al limite dell'esasperazione».
«Ma qui l'esasperato sono io che da diciotto anni sono sotto il fuoco delle procure!», è sbottato il Cavaliere. «Ho subito accuse, attacchi e calunnie di ogni genere. A me hanno detto e scritto di tutto, dal mafioso al corruttore, e i miei unici difensori sono sempre stati soltanto i miei elettori». La giornata ad Arcore di ieri del Cavaliere è stata costellata dalle telefonate dei vari esponenti lombardi del Pdl. Maurizio Lupi, Mario Mantovani e Antonio Palmieri che hanno costantemente informato il presidente del Consiglio sull'andamento delle decine di riunioni organizzate dal Pdl per tentare una ricucitura tra il candidato-giamburrasca Lassini e il sindaco Moratti che non lo vuole vedere nemmeno in fotografia.
Al Cavaliere il destino di Lassini interessa poco, molto più l'attacco che «ricevo costantemente dalla procura di Milano» che mal sopporta i gazebo e le manifestazioni pro-Berlusconi organizzate sotto le finestre del tribunale. «Volevano che partecipassi ai processi no! Bene, lo faccio, ma non possono pensare di fare solo loro lo show». Ha continuato a sostenere il Cavaliere che ai suoi interlocutori telefonici ha anche ammesso di essere «stufo di tanta ipocrisia». «Lo vedono tutti che sono sotto assedio da mesi. Obbligato ad occuparmi di processi già morti e di altri che stanno allestendo». La furia del Cavaliere - che in serata ha ricevuto ad Arcore il coordinatore lombardo del Pdl Mantovani, amico di Lassini - è totale. Così come l'isolamento nel Pdl dell'estroso candidato. Al punto che la Moratti sarebbe giunta ad un clamoroso «o io o lui», da lasciare poco spazio alle capacità mediatorie del premier.
«Si scandalizzano per un manifesto, ma quando quel professore comunista (Asor Rosa ndr) ha auspicato un golpe dei carabinieri, hanno detto che andava interpretato. I soliti due pesi e due misure», ha sostenuto il Cavaliere al telefono.
Irritazione a parte, Berlusconi è comunque soddisfatto perché la polemica sui manifesti contribuisce alla linea d'attacco sulla giustizia scelta ancora una volta in campagna elettorale. «Noi preferiamo parlare di asili nido e traffico - chiosa il leghista Matteo Salvini - e credo che anche i milanesi siano interessati a sapere più cosa si farà per la città e non del destino di processi e toghe». Se l'alleato lumbard morde il freno, Berlusconi spinge a tavoletta sulla polemica per trasformare ancora una volta l'appuntamento elettorale nell'ennesimo referendum su se stesso. Non a caso il Cavaliere, due giorni prima dell'appuntamento annunciato ieri da Napolitano del 9 maggio, sarà di nuovo al castello Sforzesco per l'ennesima puntata di una sfida senza fine.
La linea scelta dal Cavaliere preoccupa i suoi collaboratori soprattutto per i riflessi che potrebbe avere nei rapporti con il Quirinale. D'altra parte il premier ha bisogno di una vittoria elettorale sonante a Milano e Napoli, per sostenere un nuovo braccio di ferro con il Colle sulla prescrizione-breve. Il provvedimento, la cui approvazione slitterà a dopo le amministrative, non sembra piacere al Quirinale e nei ragionamenti del premier, solo un successo alle amministrative riuscirà ad imporre non solo la norma sottoscritta dall'onorevole Paniz, ma anche il ddl blocca-Ruby che servirà a sospendere il processo in presenza di un conflitto d'attribuzione sollevato presso la Consulta.

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