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Pescara, 16/04/2026
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Data: 19/04/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ma Lassini insiste: non lascio è braccio di ferro Moratti-Pdl

ROMA - Il tornado Lassini, fra Milano e Roma, s'abbatte sulle istituzioni e addirittura il presidente Napolitano si adopera per fermarlo. Non ci sono riusciti, in mattinata, in un apposito vertice nell'abitazione di Letizia Moratti, il sindaco e i maggiorenti della destra lombarda. «Lassini s'è autosospeso dalla lista del Pdl a Milano», annuncia Moratti tutta contenta. Come se il caso dell'autore - «Ma io non sono l'autore, però difendo chi li ha fatti» - dei manifesti anti-pm, «Fuori le Br dalle procure», fosse già risolto. E invece, no. «Io non mi sono affatto autosospeso, e non ho intenzione di farlo», tuona il candidato pidiellino, ma non iscritto al partito, che corre per l'elezione a consigliere comunale. Prima, il partito azzurro cerca di difendere Lassini. «Sceglieranno i milanesi se sia opportuno eleggerlo», avverte il coordinatore lombardo del Pdl, Mario Mantovani. Ma poi, prima che si arrivi alla solenne censura di Napolitano, la destra comincia a prendere via via le distanze da questo suo esponente che, a detta di tutti, ha davvero esagerato. Ieri sera del caso s'è parlato anche ad Arcore, dove Berlusconi ha ricevuto i maggiorenti del partito lombardo («E' una vicenda che va chiusa subito, e deve lasciare»: questa la linea del Cavaliere) e ha fatto notare che non ha voglia di creare attriti con il Colle. Specie per un personaggio piccolo piccolo, ma la cui vicenda sta lievitando e imbarazzando assai, come appunto Lassini.
L'opposizione, sia a Milano sia a Roma, chiede la fuoriuscita dalla corsa elettorale dell'autore dei manifesti («Li trovo esagerati, ma anche la magistratura esagera», continuia a ripetere Lassini) e nel consiglio comunale milanese s'è scatenata una rissa su questo. Gli esponenti del centrosinistra a Palazzo Marino hanno esposto cartelli con su scritto: «Vergogna». E hanno gridato: «Evviva i magistrati!». I consiglieri di destra hanno risposto in coro: «Buf-fo-ni!». Eccitazione al massimo, insomma, nella politica milanese. Che in serata fa registrare anche l'irruzione di un gruppo di aderenti a Forza Nuova nei locali in cui era in corso il confronto tra i tre candidati sindaci: Moratti, Pisapia e Palmieri.
Intanto a Roma, alla Camera, il capogruppo dei democrat, Franceschini legge in aula la lettera, pubblicata ieri su un giornale, del figlio del giudice Guido Galli, ucciso dai terroristi, in cui si definiscono i manifesti una «gravissima aberrazione». La medesima lettura viene fatta da Luigi Zanda, vicecapogruppo del Pd, al Senato. A via dell'Umiltà, sede del Pdl, c'è sconcerto. E anche nei vertici parlemntari del partito: «Lassini rinunci alla candidatura», chiede Cicchitto.
Oltretutto, il candidato milanese è stato indagato con altre due persone per la fattura dei poster «ignobili» (parola del sindaco Moratti), ma insiste sulla propria fermezza incurante dell'accusa di «vilipendio ai magistrati»: «Non lascio». Neanche quando arrivano le parole di sdegno di Napolitano, l'anti-eroe dei murales si ravvede. «Sono esterrefatto dall'intervento del Capo dello Stato ma non lascio», ripete lui. E ancora: «Non ho mai detto di essere l'autore dei manifesti ma ho messo la faccia, in quanto presidente onorario dell'associazione delle vittime di errori giudiziari». Che si chiama «Dalla parte della democrazia».
Lassini fa l'irriducibile: «Hanno montato un caso e addirittura fatto scomodare Napolitano. Ho chiesto scusa, e non mi sembra giusto fare un passo indietro». Complotto? «E' in atto una campagna mediatica per montare una polemica interna al Pdl». Sarà. Intanto le indagini coordinate dai pm Armando Spataro, Grazia Pradella e Ferdinando Pomarici sono ancora in corso e si stanno effettuando accertamenti anche per individuare altri possibili responsabili. Tra gli indagati, almeno per ora, non ci sono parlamentari. Il reato contestato ai tre indagati riguarda sia il manifesto «Via le Br dalle Procure» sia un altro poster con su scritto: «Toghe rosse. Ingiustizia per tutti».
Questo sarà anche il grido di Lassini in sede di dibattimento, se ci si arriverà, visto che almeno il pm Spataro, nella propaganda berlusconiana, è uno dei comunisti più terribili. Quasi uguali a quelli dei grandi processi staliniani degli anni '30.

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