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Pescara, 16/04/2026
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20/04/2011
Corriere della Sera
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Atac, Comune pronto al taglia-stipendi ma è più vicino l'aumento del biglietto. Polemiche le opposizioni:
rischio bancarotta, salvare futuro di 13 mila lavoratori
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ROMA - L'azienda perde colpi. Il deficit minaccia di fermare i mezzi. L'Ad si dimette insieme al presidente e al presidente del collegio dei sindaci. Eppure per Atac, la più grande azienda municipalizzata della capitale (conta 13 mila dipendenti), il Campidoglio ha previsto nel bilancio 2011 fondi ridotti. E adesso pensa a un forte taglio agli stipendi dei manager. Mercoledì 20 aprile, la giunta Alemanno esaminerà la delibera che - nel recepire le indicazioni della Corte dei Conti - dovrebbe drasticamente ridurre le retribuzioni dei dirigenti dell'azienda di trasporti.
PIU' RICCHI DEL SINDACO - Si tratta di compensi comuni ai vertici di molte municipalizzate romane, retribuzioni che variano tra i 200 e i 600 mila euro l'anno. Eppure, ha ribadito la Corte dei Conti, le buste paga di questi manager non potrebbero superare l' 80 per cento di quanto preso dal sindaco (che guadagna circa 130 mila euro l'anno): lo prevedeva anche una precedente delibera comunale del 2007, ma soprattutto la Finanziaria varata dal governo.
Un biglietto dell'Atac Un biglietto dell'Atac RIMEDIO INSUFFICIENTE - Ciò non toglie che se anche si riducesse al minimo il salario dell'Ad uscente (e di quello che prenderà il suo posto) e di tutti gli altri dirigenti, in Atac la mancanza di liquidità resterebbe drammatica. L'amministratore delegato Maurizio Basile ha chiesto 230 milioni a Regione (150 milioni) e Comune (gli altri 80), ma lo stanziamento della Pisana non è stato formalizzato, mentre il Campidoglio lo avrebbe ridotto. Così, secondo Basile, l'azienda è vicina alla bancarotta.
L'ad Basile e il sindaco Alemanno in visita agli stabilimenti Atac (Ansa) L'ad Basile e il sindaco Alemanno in visita agli stabilimenti Atac (Ansa) ACQUA SUL FUOCO - Getta acqua sul fuoco il sindaco di Roma: «La situazione dell'Atac non è gravissima, anzi è sotto controllo», dice Gianni Alemanno replicando così al leader Pd, Pierluigi Bersani, che sabato aveva rilanciato l'allarme dopo le dimissioni polemiche dei vertici dell'azienda del trasporto pubblico romano. «Ribadisco con forza che non c'è nessun rischio di fallimento dell'Atac - ripete Alemanno -. Atac è presidiata, bisogna andare avanti con il piano industriale già impostato da Basile e che va sviluppato». «Bersani non sa di cosa parla - insiste il primo cittadino -. La delibera del conferimento degli asset di Atac patrimonio ad Atac è già passata in giunta». Il che significa che si stabilisce che Atac Patrimonio rientrerà dentro l'Atac, con effetto immediato sulla stabilità finanziaria dell'azienda: portando nelle sue casse circa 400 milioni di euro. Virtualmente, un risanamento. La manovra dimostra tuttavia che, anche per gli analisti di Alemanno, l'Atac è il «buco nero» dei conti capitolini.
POLEMICHE E AUMENTI - Le rassicurazioni di Alemanno non fermano le polemiche. «La situazione è drammatica, con il fallimento dell'azienda c'è un rischio di licenziamento per oltre 10mila lavoratori della società - dice Marco Miccoli, segretario del Pd Roma -. Il vergognoso scandalo Parentopoli ha scassato i conti dell'Atac, ma Alemanno fa solo campagna elettorale e non vuole che si parli di tutto ciò». Anche per Angelo Bonelli, leader dei Verdi, «la situazione dell'Atac è al collasso, è disastrosa e sta portando gravissimi disagi agli utenti a Roma. In particolar modo con una riduzione del 20% delle corse e con corse, specialmente nei collegamenti Roma-periferia, che saltano continuamente (come sulla Roma-Ostia) e con materiale rotabile, in proporzione, assolutamente inadeguato». Mercoledì sarà battaglia in Campidoglio: se la giunta punta ad approvare i taglia-stipendi, l'opposizione è intenzionata ad ottenere un consiglio comunale straordinario «per discutere su come salvare il futuro di migliaia di lavoratori e del servizio del trasporto romano». E ormai pochi si azzardano a negare che, a breve, sarà necessario ritoccare il costo dei biglietti di bus, tram e metrò per dare una boccata d'ossigeno ai conti dell'azienda.
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