E dopo che per anni, a suon di spot pubblicitari, ci hanno convinto che si "doveva" cambiare la medicina prescritta dal medico curante con una "equivalente" perché faceva bene lo stesso, costava di meno per le casse dello Stato che ci premiava non facendoci pagare il ticket, da venerdì spunta a sorpresa questo nuovo balzello. E scoppia la protesta in farmacia: cittadini imbufaliti, farmacisti incolpevoli a fronteggiare le proteste, farmaci che costano 5 euro e su cui si paga un ticket da 3 euro. A farne le spese, come al solito, le categorie più deboli che non hanno voce per far sentire al protesta e che vedono pian piano smantellare il servizio sanitario gratuito. E' accaduto, infatti, che un decreto ministeriale ha chiesto alle aziende produttrici l'allineamento dei prezzi di questi farmaci ai prezzi europei, fissando d'ufficio il costo alla vendita e quindi il rimborso del Sistema sanitario nazionale.
Un diktat che per molti motivi (bassi volumi di vendita, ricarichi ridotti all'osso) non è piaciuto ai produttori e che quindi non ha prodotto l'abbassamento del prezzo. E così oggi, ad esempio, se una medicina è prezzata 10 euro ed è quindi rimborsata questa cifra, il Governo ha fissato il rimborso ad 8 euro. Di qui la necessità di far pagare i 2 euro di differenza all'incolpevole cittadino. A questo ticket mascherato, la Regione Abruzzo ne ha aggiunto un altro ufficiale: poiché questo medicinale generico paga una differenza, in base ad un vecchio decreto è tenuto a pagare il ticket, quello vero. E tanti saluti alla convenienza di acquistare farmaci equivalenti. In realtà, nell'indifferenza della politica che ha lasciato senza informazioni i cittadini e che nel caso abruzzese ha fatto decidere i funzionari del servizio farmaceutico, solo i farmacisti hanno provato ad arginare le proteste.
«Appena l'Aifa, l'agenzia italiana per il farmaco, ci ha comunicato il problema- spiega Giancarlo Visini, Ferderfarma regionale - con una circolare ho consigliato le farmacie di adottare una clausola di salvaguardia, come prevede la Regione Abruzzo, in attesa che le aziende si possano adeguare ai nuovi prezzi. Così i cittadini non avrebbero pagato nulla. Ma dalla Regione, ufficio farmaceutico, mi è giunto un secco no a questa clausola, con l'aggiunta della necessità di far pagare anche il ticket. Di qui la necessità di adeguarci alla nuova disciplina».
Le proteste finora hanno prodotto solo un blando interessamento di qualche consigliere regionale, ma nessuna decisione.
E c'è da scommettre invece che da oggi se ne parlerà molto.
Il braccio di ferro si sta consumando a livello nazionale tra l'Aifa e le aziende produttrici di farmaci equivalenti. Secondo alcune notizie, sembra che solo alcuni medicinali saranno abbassati al prezzo imposto dal Governo e che altri resteranno così come sono, con tanto di differenza e con il ticket.
Sebastiano Calella 19/04/2011 8.38