Il 10 dicembre scorso, tre giorni prima del suo quarantacinquesimo compleanno, aveva richiamato 1500 affezionati al Circus per la presentazione del suo libro-intervista "Le ragioni dell'Abruzzo", mettendosi alla destra di Pasqual Maragall che a Barcellona è considerato il sindaco dei sindaci. Venerdì scorso, 15 aprile, Luciano D'Alfonso s'è ritrovato al fianco di Edi Rama, amato e celebrato sindaco di Tirana, ed è stato ancora una volta un bagno di folla. Non c'è evento di cui l'ex sindaco di Pescara sia protagonista, che non richiami folle di amici e simpatizzanti, ma anche di ammiratori di opposta fede politica. Buoni rapporti col centrodestra confermati dalla lettera che l'assessore regionale Gianfranco Giuliante gli ha scritto due giorni fa ringraziandolo dell'invito all'evento con Edi Rama. E nessuno ha dimenticato l'accoglienza calorosa, ai primi di febbraio, che a Celano fu riservata a D'Alfonso nel feudo di Filippo Piccone, senatore e coordinatore regionale del Pdl. Anche quella volta fu per la presentazione del libro ma si scatenarono polemiche e gelosie da parte di chi nell'abbraccio di Piccone vide un tentativo di smarcamento di D'Alfonso verso il polo berlusconiano. Tempo tre giorni e arrivò il bis quando Luciano si ritrovò nella Sala dei Marmi a Pescara con l'assessore regionale Pdl Giandonato Morra per discutere di trasporti. Roba da allarme rosso a destra e a sinistra. Roba da dimissioni in blocco dal Pdl: quelle che il sindaco Luigi Albore Mascia annunciò a nome suo e degli assessori pidiellini, salvo poi inchiodare sui freni dopo la brusca risposta rimediata dal senatore Di Stefano e dallo stesso senatore Piccone: «Mascia pensi a far bene per Pescara». Ma a distanza di mesi timori e interrogativi sull'una e sull'altra sponda restano in piedi: dove va e cosa vuol fare Luciano D'Alfonso?
Messo sotto scacco dalle toghe pescaresi e inchiodato a un processo che potrebbe durare anni, prescrizione breve o meno, l'ex sindaco non si rassegna a restare fuori dalla politica, a costo di prenderla alla lontana. Viaggia alto con Maragall e con Edi Rama, ospiti di caratura internazionale che danno lustro all'evento e grande visibilità al protagonista che è sempre lui, adorato o contestato che sia. E non è finita, visto che ha già invitato il viceministro agli esteri, Alfredo Mantica, altro ospite di centrodestra.
Il parlamento sembra essere il suo obiettivo, in prospettiva molto più appagante e stimolante di una Regione ingessata dai conti della sanità. Tutto sta a comprendere se D'Alfonso troverà un Pd pronto a rilanciarlo e a sostenerlo o se piuttosto non finirà schiacciato nella bagarre della corsa al posto al sole nel listino. Non un problema, a ben vedere, per chi come lui su un sistema trasversale di ospiti e di referenti bipartisan ha costruito le basi per trovare facile accoglienza in altri lidi, dall'Api all'Udc al Pdl. Così fosse, il D'Alfonso di ritorno potrebbe rivelarsi un fantasma più per i suoi che per il centrodestra. Ipotesi che nel nel partito s'affrettano a smentire: «Luciano sta convintamente con il Pd, ho avuto modo di parlargli a lungo, so che è così» dice il segretario regionale Silvio Paolucci respingendo l'immagine di un partito orfano di D'Alfonso. «Sapremo esprimere un candidato forte per battere Mascia in calo di consensi a Pescara, e da D'Alfonso avremo sempre un contributo di idee con figure altissime, utili ad estendere ponti con altri campi». In sintonia con Paolucci il capogruppo e il vice in consiglio comunale a Pescara. «Non credo a una sua fuga a destra, né lo vedo come un fantasma: Luciano non sa essere indifferente alla politica ed è tipico del suo modo di agire e di pensare offrire occasioni di ragionamento sulla città e sulla regione» dice Di Pietrantonio. Ricandidarlo prima che abbia regolato i conti con la giustizia resta interrogativo forte in un Pd garantista sì, ma non disposto a concedere agevolazioni: «D'Alfonso sa alimentare dibattiti e confronti come pochi altri, è una risorsa a prescindere dalle beghe giudiziarie i cui sviluppi vanno peraltro seguiti e ben valutati - dice Del Vecchio -. Non voglio pensare a un suo passaggio al terzo polo o altro, mi auguro che il Pd lo candidi. Lo vedrei alla Regione piuttosto che alla Camera, per aiutare un territorio oggi schiacciato tra mille difficoltà.