ROMA - Esultanza, ma anche paura a sinistra. Lo stop al nucleare significa stop anche al referendum? E più precisamente: la rinuncia del governo alle centrali svuoterà la partecipazione dei cittadini che a giugno dovranno esprimersi nelle urne contro la legge sul legittimo impedimento su cui puntano pezzi di opposizione per battere Berlusconi? Le questioni s'intrecciano. «Il dietrofront sul nucleare - attacca Pierluigi Bersani - è un pretesto per far mancare l'attenzione su altre materie». Anche Massimo D'Alema vede il nesso e osserva: «Il governo ha eliminato il proprio programma nucleare, che costituiva il cinquanta per cento della sua politica, soltanto per il timore che, andando a votare contro le centrali, gli italiani facessero raggiungere il quorum popolare anche al quesito che cancella i processi del premier». Insomma, incalza il presidente del Copasir, «dietro la rinuncia al nucleare non c'è certo una riflessione sul dramma di Fukushima. Il governo teme più la consultazione del 12 e 13 giugno, piuttosto che un'ecatombe come quella giapponese». Ne sono convinti tutti, nel Pd e nella sinistra.
Il più furibondo è Antonio Di Pietro, che è tra i promotori dei quesiti: «Il governo gioca a rimpiattino perchè ha paura che il referendum sul nucleare trascini quello tutto politico sul legittimo impedimento. Che manderebbe a casa, una volta per tutte, il premier». E ancora: «Qui, con un colpo di mano, si vogliono truffare i cittadini. L'emendamento che è stato presentato non abroga l'impostazione nucleare ma posticipa solamente la localizzazione degli impianti. Presenteremo un sub emendamento all'emendamento del governo in cui si chiede l'abrogazione completa della legge sul nucleare. Inoltre ci rivolgeremo all'Ufficio dei referendum della corte di Cassazione per certificare che questa modifica è una truffa e che senza l'abrogazione della legge persiste il referendum».
Il Pdl ovviamente difende la trasparenza della scelta governativa. E il ministro Giorgia Meloni spiega: «Con questa scelta abbiamo dimostrato che l'esecutivo è autonomo da qualsiasi lobby». Ma le opposizioni incalzano. Ecco, super-combat, Nichi Vendola: «Siamo alle comiche finali. La paura del quorum, la paura dunque della democrazia, spinge il governo Berlusconi a cancellare le norme della sua rivoluzione nuclearista nella speranza di preservare la sua porcata del legittimo impedimento e il suo affare della privatizzazione dell'acqua».
L'impatto della tragedia giapponese avrebbe portato alle urne moltissimi italiani. Senza quel quesito, se il quesito non ci sarà, il pienone referendario e il raggiungimento del quorum sarebbero assai improbabili. Con buona pace delle speranze di vedere abrogata quella che la sinistra definisce norma ad personam sui processi del premier. Sarà comunque l'ufficio centrale della Cassazione a decidere se, alla luce dell'emendamento presentato dal governo, il referendum sul nucleare salterà o se la consultazione si terrà ugualmente. La Suprema Corte dovrà infatti stabilire se l'abrogazione delle norme sulla realizzazione di nuovi impianti nucleari sia sufficiente nel senso richiesto dai promotori del referendum.
Il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, definisce «un'azione da banditi» il tentativo del governo di bloccare il referendum. Spiega: «Usano il potere per impedire la partecipazione popolare di cui hanno paura». Per poi, magari, ritirare fuori il programma nuclearista nel prossimo anno. Anche il Pd è preoccupato che, prima o poi, possa rientrare dalla finestra quello che è uscito dalla porta.