Amministratore delegato cercasi. In primo luogo il problema dell'Atac è questo. Trovare il successore di Maurizio Basile e riempire così il vuoto lasciato dalle sue dimissioni. E mentre la ricerca continua, maggioranza e opposizione sembrano pronte a siglare un patto per salvare Atac. La tregua con più chiarezza si delineerà nei prossimi giorni.
Lo ha confermato ieri il sindaco Alemanno: «Dopo Pasqua verrà resa nota la nuova governance». Un nuovo presidente e un nuovo amministratore delegato scelti da due mondi diversi. Dalla politica il primo, un tecnico il secondo, preferibilmente un nome scelto tra le figure più legate alle banche perché si possa dare all'azienda la possibilità di prendere fiato dilazionando la restituzione dei crediti.
«Nessun rischio bancarotta» comunque, rassicura Alemanno, l'azienda non corre questo pericolo ma «dovrà essere più attenta ai conti».
Intanto, prima della pausa per le festivivà pasquali gli esponenti del Pdl locale hanno già fissato un incontro, tra venerdì e sabato, per fare il punto della situazione.
Nei giorni scorsi il Pd aveva inviato una lettera aperta al sindaco Alemanno in cui si chiedeva di aprire un dialogo pubblico e trasparente in favore dell'azienda. Ma se tutti o quasi ne hanno condiviso lo spirito, è vero anche che non mancano le perplessità. Il timore è che il patto si trasformi in un «inciucio». Che riguardi anche i nomi del futuro management. A partire da direttore generale. Circola con insistenza quello di Antonio Cassano, legatissimo a Giocchino Gabbuti, ad di Atac Patrimonio, superstipendiato sopravvissuto nonché protagonista della gestione-Veltroni.
La Cgil - in una nota firmata da Claudio Di Berardino e Alessandro Capitani - giudica la situazione del trasporto pubblico locale «gravissima», «a un passo dal fallimento» si precisa. Il commissario del Pd Lazio Vannino Chiti ha accolto «con favore l'apertura di Alemanno per salvare l'Atac ma - ha specificato - dica la verità» sugli ultimi tre anni di gestione anche perché «il Pd sarà vigile ed attento sull'operato della maggioranza».