Progetti finanziati, brevettati e poi abbandonati. Servizi strategici come la bigliettazione elettronica affidati all'esterno - addirittura in Oceania - e mai decollati con danni per milioni di euro che ancora si riverberano sull'azienda. Rapporti gestiti «sempre dallo stesso team di persone» «che nel tempo hanno solo mutato i ruoli», «prima di fornitori, poi di potenziali partner e infine di collaboratori/dipendenti di Atac stessa». Una «commistione» in alcuni casi imbarazzante. Un sistema di sicurezza che fa acqua. E ancora: falsificazioni e distorsioni di vario genere.
Sono le conclusioni a cui è giunta la commissione d'inchiesta interna dell'Atac. Un documento inedito di 43 pagine elaborato tra l'agosto del 2010 e il febbraio scorso. Consegnato nelle mani dell'ex ad Maurizio Basile con invito a girarlo alla Procura della Repubblica «che trarrà le sue conclusioni a tempo debito».
La commissione, composta da sei dirigenti di alto livello e presieduta da Giuseppe Croce, ha lavorato su tre filoni: 1) l'acquisto del sistema di bigliettazione elettronica alla Erg, la società che insieme alla Motorola australiana si aggiudicò nel giugno del 1999 una gara da 450 miliardi di lire. Il progetto prevedeva di realizzare tra l'altro una tessera per i mezzi pubblici simile a quella in uso per i telefonini. Esordì con esiti disastrosi, persino comici, prima di abortire dopo qualche mese di prove.
Il secondo filone ha riguardato le criticità del sistema di sicurezza. L' anello da sempre debole che ha favorito la contraffazione e la clonazione dei titoli di viaggio. L'unica «industria» legata al trasporto romano che fa business da sempre. La terza indagine si è concentrata sui tornelli. L'Atac diede incarico ad una ditta esterna, la Saima, di realizzare barre dello stesso tipo usato per le metropolitane alle fermate dei bus. Il risultato fu «la riproduzione quasi integrale di un progetto realizzato dai tecnici dell'Atac», che «appalesa aspetti di obliqua interpretazione sia per quanto riguarda la genesi», che per «il frettoloso abbandono» .
L'idea, dopo l'entusiasmo iniziale, venne abbandonata, non prima però di aver concesso alla Saima la possibilità di sperimentare il tornello per l'azienda dei trasporti di Perugia «rinunciando a qualsiasi diritto e pretesa».
Insomma, la relazione è un'analisi impietosa degli sprechi che hanno segnato la crisi della più grande azienda del trasporto pubblico italiano. Una discesa senza freni prima di schiantarsi su parentopoli. Dove lo slancio della catapulta iniziale ha comunque la sua importanza.
«Appare di tutta evidenza - si scrive a proposito della sofistica commessa alla Erg - come numerose ombre si allunghino sull'operazione». Prima di «uscire dalla fornitura» l'Erg si è tenuta «i codici sorgenti del sistema base e del sistema clienti». Il che ha comportato «cospicui esborsi». Altro esempio: il servizio di autoloading (la tessera prepagata) costato 1 milione e 600 mila euro ma che «non risulta in uso». O la gestione dell'ologramma, il terzo sistema di controllo adotatto nel corso del 2010, attraverso un intermediario italiano specializzzato in scarpe e cartoleria.
Di recente la Guardia Finanza è tornata a indagare sulla doppia bigliettazione. Ticket stampati ricopiando il numero di serie di quelli validi. Il sistema sarebbe tarato per la banda magnetica. Ma a lungo questo secondo livello - incomprensibilmente - sarebbe rimasto fuori uso.
Le responsabilità tirano in ballo la gestione degli ultimi 10 anni, dunque anche la gestione del centrosinistra. Tra i dirigenti ascoltati ci sono anche l'allora ad di Atac Gabbuti e l'ex dg Cassano.
«La relazione della commissione? Non ne sono nulla - spiega Gabbutti - è uno strascico interno. Per quanto mi riguarda sono uscito da Atac nel 2009 e ho lasciato un'azienda in salute. Forse bisogna vedere cosa è successo a Trambus o a Metro». In quanto a Cassano, proprio ieri, al termine di una riunione a cui hanno preso parte il sindaco Alemanno e l'assessore ai Trasporti Aurigemma, è stato indicato come il probabile nuovo direttore generale di Atac Spa. Da qui il sospetto che la relazione rappresenti una sorta di «ordigno ad orologeria» per bloccarne la promozione. Specie ora che il pd sembra intenzionato a stringere un patto in cambio di un coinvolgimento diretto. L'unico a prendere le distanze è il senatore dell'Idv Pedica: «Nessun accordo con chi ha portato le municipalizzate allo sfascio totale».