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Pescara, 16/04/2026
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Data: 22/04/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Galan all'attacco di Tremonti. Berlusconi: sostegno a Giulio. Voci di dimissioni, in serata quasi tre ore di vertice a Palazzo Grazioli

ROMA - Il Giornale di Berlusconi attraverso un'intervista a Giancarlo Galan prende di mira Giulio Tremonti con un titolo che fa esplodere le polemiche: «Fermiamolo, ci fa perdere voti». Il premier, attraverso una nota, dichiara prima «pieno sostegno» al ministro dell'Economia, poi in serata ha un faccia a faccia di due ore e mezzo con lui a Palazzo Grazioli. «Tutto è stato chiarito» spiegano fonti del governo che considerano chiuso l'episodio, definendolo «estemporaneo». Smentite le voci di dimissioni di Tremonti. Anche se la sua obiezione nei confronti di Berlusconi c'è stata: «Perché questi attacchi dai tuoi quotidiani? Ora basta». Ma il premier si è mostrato, a sua volta, sorpreso, malgrado le accuse del Giornale non arrivassero solo dalle parole di Galan ma anche da quelle dell'editoriale del direttore, Alessandro Sallusti, dal titolo inequivocabile: «L'ora dei mal di pancia». E dal titolo con cui si dava notizia dell'apertura del Tesoro sul fisco e le imprese: «Il ministro si pente». Il Cavaliere ha comunque garantito di non avere alcuna intenzione di indebolirlo, invitandolo ad andare avanti con la diminuzione delle spese, dal momento che altre «nubi si addensano all'orizzonte», per cui non è ancora possibile «allentare la guardia».
Se Galan ha provocato un sommovimento in tutto il Pdl («bisogna tornare allo spirito del '94, Berlusconi deve dare una scossa, le elezioni non le perde Tremonti da solo, ma le perdiamo tutti noi»), fin dal mattino si sono mosse le diplomazie. Berlusconi ha cercato di tamponare la falla mandando in avanscoperta Paolo Bonaiuti, portavoce, che durante una lunga conversazione con Tremonti ha messo a punto un comunicato in cui, oltre a dare «pieno sostegno» al titolare di via XX Settembre, è stata ribadita la linea tremontiana del rigore: «Grazie alle linee di politica economica, sempre condivise e approvate dal Consiglio dei ministri, l'Italia ha garantito la tenuta del bilancio dello Stato e con questa, la sicurezza del risparmio e la coesione sociale». Conferma del premier anche per mantenere «la linea» in futuro quando si prevedono «permanenti turbolenze finanziarie nel mondo».
D'altronde questi sono stati gli argomenti anche del faccia a faccia tra Berlusconi e Tremonti (sostengono fosse programmato già da mercoledì). E la «condivisione dei problemi c'è e ci sarà», spiega una fonte. I due hanno scherzato anche sulle voci di dimissioni del ministro, che in questo momento politico, avrebbe commentato il Cavaliere, non stanno né in cielo né in terra. La ripresa è troppo fragile, hanno convenuto sia il premier che il ministro, altre minacce stanno arrivando alle economie europee (Grecia e Portogallo) e a quelle di tutto il mondo. «Come si può pensare di spendere in questo momento?». «L'economia va meglio ma non al punto da ipotizzare che ci possano essere crostate da spartire, perché non ce ne sono», la metafora scelta dal superministro. Impensabile abbassare la guardia. Né è vero, hanno detto, che in altri Paesi la ripresa è maggiore rispetto all'Italia. In Francia il deficit rispetto al Pil è superiore di 2-3 punti rispetto al nostro Paese.
Ma nel ministero di Tremonti avevano colto segnali ostili nel partito nei commenti dei sondaggi che danno il Pdl in calo alle prossime amministrative. Si sono ripetute dichiarazioni infuocate per cercare un capro espiatorio attraverso un sillogismo: «Si perde perché non si calano le tasse». Tutte accuse respinte da via XX Settembre, come nel caso dei Beni culturali dove, come documentano alcuni report di questi giorni, non sono i soldi che mancano, ma la capacità di spesa delle Soprintendenze. Appunto, come va predicando Tremonti sull'incapacità a progettare e a finanziare le opere pubbliche. Tuttavia Tremonti ha incassato la solidarietà di Denis Verdini, coordinatore Pdl: «fuori luogo» è stato Galan, la mancata coesione «fa il gioco degli avversari». Ma Claudio Scajola, ex ministro, ricevuto da Berlusconi a Palazzo Grazioli, ha lanciato un nuovo attacco a Tremonti: «L'obiettivo del pareggio è sicuramente importante, un traguardo storico, anche perché è la premessa per aggredire il macigno del debito pubblico, che continua a deprimere la nostra economia e che nel 2012 crescerà al 120% del Pdl». Insomma, ci vuole «più coraggio per lo sviluppo». E chiede di abolire le Province, tema inviso alla Lega. Risparmieremmo, assicura, almeno due miliardi di euro.

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