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Pescara, 16/04/2026
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Data: 23/04/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Articolo 23-bis Legge 133/2008 - Acqua, scontro sul referendum. Il sottosegretario Saglia propone una modifica legislativa. Apertura anche alle società a partecipazione pubblica

Il governo vuole un'Authority per il settore. L'opposizione: così è sabotaggio

ROMA - L'idea era nell'aria da tempo. Ma adesso è proprio il ministero dello Sviluppo Economico, per bocca del sottosegretario Stefano Saglia, a mettere nero su bianco la proposta. E a preannunciare l'arrivo di un decreto legge per istituire un'autorità di controllo per il settore idrico. «Le liberalizzazioni, come accaduto per l'energia elettrica ed il gas, devono essere regolate - ha detto Saglia - quindi ci vuole un'Autorità terza rispetto al governo che stabilisca le regole del gioco. Penso che l'unica modalità possibile sia l'inserimento di una proposta di modifica all'interno dei provvedimenti, sotto forma di decreto, che il Consiglio dei ministri sta per varare».
E una modifica della cosiddetta legge Ronchi potrebbe rimettere in discussione il referendum contro la privatizzazione dell'acqua. I tempi, del resto, sono strettissimi. Il decreto dovrebbe essere approvato entro metà maggio. Nello stesso provvedimento è previsto che le gare siano aperte anche a società a partecipazione pubblica.
Secondo quanto dichiarato dagli operatori del settore nei giorni scorsi, il nodo è soprattutto legato alle tariffe. Per Federutility, in particolare, l'Autorità servirebbe a coordinare gli interventi e a determinare le tariffe a tutela dei cittadini. Inoltre dovrebbe stabilire i parametri qualitativi e quantitativi del sistema idrico e comminare le eventuali sanzioni in caso di disservizi.
L'opposizione, dai Verdi all'Idv a Niki Vendola, non ci sta e attacca l'esecutivo. Il più duro è Antonio Di Pietro. «Dopo il nucleare - dice - vogliono scippare e sabotare anche il referendum sull'acqua. Stanno studiando il modo di dare un'altra fregatura ai cittadini e alla Costituzione. Un trucchetto per evitare il referendum sull'acqua senza nemmeno pagare dazio». Tutto questo, aggiungono i Verdi e Prc, pur di evitare che sia superato il quorum sul referendum che fa paura a Berlusconi. I promotori del referendum sostengono comunque che il decreto non bloccherà la consultazione elettorale.
Sul fronte opposto, cioè quello del no, si ribadisce che la riforma per la liberalizzazione del settore non mette a rischio nulla e che l'acqua resta un bene pubblico. E che l'unico obiettivo, contestato dall'Idv, è quello di dare efficienza al mondo delle public utilities. Scardinando i poteri delle municipalizzate, diventati luoghi per distribuire potere clientelare e rendite.
Sono stati i ministri Renato Brunetta e Altero Matteoli a criticare aspramente il referendum contro la privatizzazione dell'acqua, rivendicando la necessità di cancellare i vecchi privilegi. A giudizio di Matteoli, i referendari «raccontano balle, perchè nessuno vuole privatizzare l'acqua, ma si tratta solo di gestire meglio un bene pubblico». «L'acqua - ha sottolineato Brunetta recentemente - è e resta un bene pubblico, vogliamo solo assicurare più efficienza e qualità nel servizio, aprendo ai privati che possono fare investimenti».
E in effetti il settore ha la necessità di poderosi interventi. In Italia, tanto per fare un esempio, la dispersione degli acquedotti è del 38%, con un costo annuo di 2,5 miliardi di euro. Con l'arrivo dei privati - sostengono i ministri - si potrebbe evitare la dispersione di queste risorse e contenere i prezzi.
D'accordo sulla necessità di istituire un ente regolatore anche Mario Valducci, presidente della Commissione Trasporti della Camera che per primo, a marzo, lanciò la proposta.

È utile, inoltre, sottolineare che il 23 bis (come viene familiarmente chiamato dagli addetti ai lavori) riguarda anche altri servizi pubblici locali, tra cui i trasporti. L'eventuale abrogazione del 23 bis, dunque, riporterebbe il trasporto locale alle norme vigenti prima del giugno 2008.

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