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Pescara, 16/04/2026
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Data: 23/04/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sarà la Prestigiacomo a occuparsi di dragaggio. Troppi veleni nei fanghi, la palla passa all'Ambiente

Non avrà pace facilmente il porto di Pescara, soffocato dalla sabbia dei fondali. Dopo gli intoppi operativi dell'impresa, la rinuncia del commissario designato Adriano Goio, sarà il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, venerdì prossimo, a gelare la delegazione regional-pescarese che si recherà a Roma per l'ennesimo viaggio della speranza. La competenza in materia, considerato l'impatto ambientale dei fanghi da dragare e smaltire, sta per passare dalle infrastrutture al ministero dell'ambiente. Anche ipotizzando la migliore volontà del ministro Prestigiacomo significa ricominciare da capo trafile e anticamere. E rinunciare per sempre a scorciatoie come lo smaltimento a mare della frazione pulita dei fanghi. A occhio e croce, è come mettere una croce sulla stagione estiva alle porte.
Urgono nuove idee. E una proposta arriva dal presidente dell'ente porto Giulianova, Pierangelo Guidobaldi, che per il problema dell'insabbiamento dei porti ripesca tra le pieghe della memoria il tema della draga comune. Un solo attrezzo, da finanziare con risorse regionali e comunali, impiegato per le comuni esigenze dei porti abruzzesi, Vasto, Ortona, Pescara e Giulianova. Oltre ad essere un modo per investire denaro in maniera produttiva, sarebbe tra l'altro il primo passo verso la creazione di un'autorità portuale comune, da estendere magari al Molise, per aumentare la capacità negoziale degli scali delle due regioni rispetto alle consorelle adriatiche. Di fronte all'inconcludenza delle attività di dragaggio in atto (si fa per dire) a Pescara, è comunque un suggerimento da prendere in considerazione. «L'allora sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso - racconta Guidobaldi - riponeva le speranze in un'infrastruttura (la draga, appunto) che potesse essere di comune utilizzo. Primo passo concreto verso una concezione di macroregione. Dinanzi alle obiettive difficoltà in cui regioni ed enti locali spaziano, è senza dubbio, un'idea da coltivare; ciò perlomeno in via teorica confrontando costi e benefici che, mi pare, possano già contarsi, tenuto conto che gli interventi lungo la fascia adriatica, in particolare nel segmento che abbraccia Molise, Abruzzo e Marche, paiono decisamente costanti. La proprietà e la modalità dell'utilizzo vanno, naturalmente, studiante. Ma è sempre più necessario che la portualità italiana, ed in particolar modo quella adriatica che rappresenta il punto di contatto naturale con la sponda balcanica affronti la possibilità della realizzazione di un organismo di tutela, di coordinamento e di finanziamento».
Non deve stupire che una buona idea di D'Alfonso abbia lasciato tracce al di fuori dei confini municipali, dove il rapporto della politica con la figura piuttosto ingombrante dell'ex sindaco è ancora piuttosto complesso. Al netto dei punti interrogativi giudiziari, che spetterà ai processi risolvere, l'eredità politico-amministrativa di un sindaco attivissimo andrebbe forse coltivata meglio. E che rabbia fa, di fronte all'insabbiamento del porto canale, l'ordinanza con cui la direzione marittima annuncia, dal 26, l'avvio del dragaggio del porto turistico marina di Pescara, con il contestuale ripascimento delle spiagge della riviera sud. La sabbia aspirata dalla draga sarà "sputata" diettamente sull'arenile da un tubo meccanico.

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