MILANO. Caso chiuso? Macchè. A tre settimane dal voto a Milano ri-scoppia la vicenda di Roberto Lassini, il candidato alle elezioni comunali che aveva sottoscritto i manifesti «fuori le Br dalla procura». E' vero, Lassini ha consegnato le sue «dimissioni irrevocabili» al segretario regionale del Pdl, Mario Mantovani. E Letizia Moratti sottolinea: «Ho in mano la lettera delle sue dimissioni, non c'è motivo di parlare ancora di questo caso, perché non esiste».
Invece il caso esiste e, con il passare delle ore, diventa sempre più complicato perché ci sono due aspetti da chiarire, uno di carattere burocratico e l'altro politico. Sul piano puramente burocratico, Lassini non si può dimettere (anche perché non è ancora stato eletto) e non si può neanche ritirare dalla lista ormai presentata (perché a sostegno della lista sono state raccolte e depositate le firme, quindi non si può più modificare). Dunque Lassini resta candidato.
Ma, al di là della lettera al segretario Mantovani, l'altra sera a «Porta a porta», ha fatto marcia indietro dicendo che in caso di elezione, farà il suo ingresso in consiglio comunale a Milano. Poi ha parlato della telefonata di solidarietà ricevuta dal Cavaliere. Quindi è sceso in campo "Il Giornale" (formalmente di proprietà di Paolo Berlusconi) con una chiamata alle armi per sostenere Lassini alle urne. Le adesioni sono arrivate a centinaia e ieri, a sostegno di Lassini, ecco scendere di nuovo in campo la sottosegretaria Daniela Santanchè.
Prima è corsa a iscriversi all'«Associazione dalla parte della democrazia», presieduta dallo stesso Lassini, poi ha replicato alla Moratti: «Il caso è chiuso nel senso che saranno i cittadini milanesi a decidere. Siamo in democrazia, non possiamo censurare la libertà di voto. C'è il sistema delle preferenze e sarà il popolo sovrano a decidere su Lassini. Una censura dall'alto mi sembra molto poco democratica». E, subito dopo, ecco un altro «falco», il deputato Giorgio Stracquadanio: «Lassini ha separato il proprio destino politico da quello del Pdl, ma questo non significa che non possa essere eletto. Il sindaco Moratti si dice incompatibile con Lassini? Ma non possiamo conoscere i comportamenti post-elettorali del candidato, nessuno di noi ha la sfera di cristallo».
Lo stesso Berlusconi avrebbe confidato ai suoi che gli farebbe piacere se Lassini prendesse molti voti: sarebbe un altro «schiaffo ai pm». Di parere contrario la Lega: «Fra Lassini e Moratti, io scelgo il sindaco», taglia corto il capogruppo Matteo Salvini. Per il «Terzo polo» scende in campo Italo Bocchino (Fli): «La Moratti mente sapendo di mentire. La struttura del premier è già scesa in campo per far eleggere Lassini con molte preferenze, come dimostrano la telefonata di Berlusconi allo stesso Lassini e le mosse del "Giornale". Tra l'altro è facile provare che il mandante di quei manifesti è Berlusconi in persona». E per Massimo Donadi (Idv): «Lassini è il vero candidato in piena sintonia con il premier».