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Pescara, 16/04/2026
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Data: 23/04/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lo sconcerto del Quirinale, mai arrivata la lettera di scuse. L'autore dei manifesti anti pm aveva annunciato una missiva a Napolitano

ROMA - Quella lettera, annunciata con toni quasi commossi in tv, non è ancora pervenuta al destinatario. Sul Colle non si nasconde lo sconcerto per l'ennesimo episodio di sgarbo istituzionale di questi giorni legato alla decisione del deputato Pdl Roberto Lassini di chiedere pubblicamente scusa a Giorgio Napolitano dopo essersi assunto la responsabilità dei manifesti in cui i giudici venivano paragonati alle Br. La missiva è stata letta da Lassini il 19 aprile scorso, ma di essa, a tutt'oggi, negli uffici del Quirinale non c'è traccia. Colpa delle poste e del sovraccarico pre-pasquale? Sembra abbastanza difficile. Anche perché il galateo avrebbe consigliato al suddetto Lassini di inviare prima la lettera a Napolitano e poi, semmai, di renderne noto il contenuto. Ma tant'è. E il gelo del Colle è accentuato dal fatto che dietro il mancato recapito della missiva c'è una partita in corso dai contorni poco chiari in cui Lassini dichiara di essere ancora in campo per le prossimi elezioni al comune di Milano mentre la Moratti lo esclude in modo categorico e il premier si mantiene in una posizione defilata.
E' evidente che su quest'ultimo punto il riserbo quirinalizio è rigoroso, anche per non alimentare una polemica di per sè già abbastanza pesante e sgradevole.
Ma non c'è dubbio che sul Colle non sia sfuggito che sulla questione dei manifesti di Milano (definiti «ignobili» da Napolitano) sia mancata una parola chiara di dissenso da parte di Berlusconi così come non vi sia stata una presa di distanze del Cavaliere dalla proposta di legge del deputato marchigiano Ceroni per modificare l'art.1 della Costituzione contro la presunta «mortificazione» del Parlamento operata dal capo dello Stato e dalla Consulta. Anzi, in entrambi i casi i diretti interessati - cioè Lassini e Ceroni - hanno affermato (non smentiti) di aver agito con il sostegno del premier o del partito. Il sospetto è che vi sia una regia o, meglio, una strategia che mira a gettare le basi di uno scontro a tutto campo, in cui il premier vuole alzare il tiro contro le istituzioni che, secondo lui, lo assediano penalmente ovvero ne ostacolano l'attività politica. Lo sbocco potrebbe essere una resa dei conti elettorale e il Quirinale non verrebbe risparmiato dagli attacchi.
Certo è che l'escalation dello scontro istituzionale induce Napolitano a moltiplicare la sua tradizionale prudenza per non lasciarsi coinvolgere nei disegni altrui. Osserva con preoccupazione e allarme un quadro politico che si sfilaccia ogni giorno di più. Napolitano parlerà a tempo e a luogo (già lunedì all'Altare dell'Patria per il 25 aprile sarà un appuntamento importante). Per il resto, sa che la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica è dalla sua parte e ne condivide l'azione. Come quei quattro minuti di standing ovation al concerto di Abbado dimostrano ampiamente.

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