La prescrizione breve tocca solo una delle inchieste aquilane ma i termini scadranno nel 2020
PESCARA. «Clima avvelenato, opera di sciacallaggio, campagna distruttiva». I senatori del Pdl «respingono al mittente» la «violenza verbale» dei manifesti firmati Mafalda affissi sui muri dell'Aquila. Ma censurano anche i manifesti di Milano contro «le Br» in Procura.
I senatori abruzzesi Filippo Piccone, Fabrizio Di Stefano e Andrea Pastore in una conferenza stampa ieri a Pescara, hanno annunciato di voler chiedere ai deputati interessati di procedere per vie legali contro ignoti, ipotizzando reati quali l'istigazione alla violenza e la diffamazione. «Sono manifesti falsi e vergognosi», ha detto Di Stefano, «un atto di sciacallaggio politico nascosto dietro l'anonimato». L'azione legale è dunque necessaria perché «non è possibile far passare un messaggio falso che invita alla violenza una città già piegata dal dolore».
Nei manifesti affissi su diversi muri dell' Aquila, erano riprodotte la foto di sei parlamentari abruzzesi del Pdl che hanno votato contro l'emendamento alla prescrizione breve, proposto dal Pd, che stralciava dal provvedimento i reati legati alle inchieste sul terremoto dell'Aquila. I volti ritratti sul cartellone erano quelli di Maurizio Scelli, Paola Pelino, Giovanni dell'Elce, Carla Castellani, Sabatino Aracu e Marcello De Angelis. Sotto le foto, una scritta: «Tutto il dolore che ho provato, tutte le lacrime versate, la rabbia ed il senso di impotenza, il male che ho sofferto e che mi ha determinato il desiderio di verità e giustizia. Tutto questo non lo auguro nemmeno al mio peggior nemico, ma a loro sì», firmato "Mafalda".
Per Pastore è «preoccupante vedere cartelli in stile wanted», che denotano un «imbarbarimento della vita politica oltre ogni limite di decenza».
«Nelle inchieste aquilane», ha spiegato Di Stefano, «si parla di reati come disastro colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni personali gravissime. Se analizziamo questi reati l'unico interessato alla prescrizione breve è il disastro colposo che prevede oggi la prescizione dopo 12 anni e 6 mesi e una volta che sarà approvata la legge una prescrizione dopo 11 anni e 8 mesi. Ma è auspicabile che si aspetti 12 anni per la sentenza? Forse è questo il problema».
«Mi auguro che le vittime dell'Aquila non debbano aspettare il 2020 per vedere in manette i responsabili, se ci sono, di quei reati», ha aggiunto il coordinatore regionale del Pdl, Filippo Piccone, «sarebbe la cosa più grave. Per Viareggio invece la prescrizione scade nel 2032», ha aggiunto, «se pensassimo di dover aspettare quella data, sarebbe ancora più grave».
Ma non ci possono essere due pesi e due misure nella guerra dei manifesti. Se dunque il Pdl critica il silenzio delle opposizioni sui manifesti dell'Aquila, Di Stefano assicura di non aver problemi «a riconoscere che il manifesto milanese («Via le Br dalle procure», ndr) è deprecabile. Ma se lo è quello, questo dell'Aquila lo è cento volte di più». Per Pastore si è instaurato un «sistema per cui gli esponenti del centrodestra sono visti come demoni da abbattere. Si creano tanti demoni», ha aggiunto, «che possono essere oggetto di ritorsioni anche violente».
Per Filippo Piccone, l'autore del manifesto dalle procure «non è solo da stigmatizzare, sarebbe da punire in pubblica piazza senza se e senza ma». E in fondo, ha aggiunto il coordinatore regionale del Pdl, il manifesto aquilano «è la parte speculare», di quello milanese, «perché credo che quei manifesti abbiano più o meno lo stesso messaggio». Un messaggio, ha aggiunto Piccone, «che rende il clima politico insostenibile. A Roma parlamentari di vertice del Pdl iniziano a subire le prime minacce. Le prefetture sono state avvertite. Nel '92- '93 è successa più o meno la stessa cosa. Su un terreno già interessato negli ultimi anni dal qualunquismo», ha detto ancora Piccone, «si sta costruendo un terreno molto più aggressivo che potrebbe sfociare in qualche cosa di brutto che bisogna evitare a tutti i costi. Si sta creando un clima che non piace e preoccupa e che allo stesso tempo fa pensare che l'opposizione non abbia argomenti per fare politica. Fanno i tavoli con noi, e questo va bene, ma poi non contestano l'attività vera, sono solo strumentalizzazioni, pura demagogia».
Una strumentalizzazione è per esempio la questione dei precari della sanità. «Stabilizzare per legge i precari non è possibile, ma se lo fosse, sarebbe giusto precludere ai giovani la possibilità di fare concorsi perché i precari devono avere la priorità? Secondo me no». Per Piccone «gli stessi precari, che con me parlano, dicono che vogliono giocare la loro partita partecipando ai concorsi. Ad ogni precario», ha aggiunto, «corrisponde un giovane che ha studiato anni, con i suoi sogni. Io credo che sia meglio il concorso pubblico».