PESCARA - In tandem con le Marche, per dare più forza alla protesta. La giunta regionale ha dato ieri l'incarico all'avvocato Stefano Grassi del foro di Firenze per impugnare il decreto Milleproroghe davanti alla Corte Costituzionale: la delibera è stata presentata ieri in giunta dal presidente Gianni Chiodi. Il ricorso porterà la firma di due regioni, l'Abruzzo e le Marche, tutte e due contrarie a pagare di tasca propria (o meglio, con le tasse sui cittadini) i danni delle calamità naturali, dal terremoto dell'Aquila all'alluvione di Teramo così come prescrive il ministro Tremonti. Un'interferenza dello Stato nell'autonomia delle regioni che l'Abruzzo non è disposta a subire, sarà questo il caposaldo dell'impugnativa affidata al legale fiorentino. Ricorso bipartisan quindi, condiviso da una regione di centrodestra e da una di centrosinistra, un messaggio chiaro al governo che però rischia di diventare inutile. Perchè nel frattempo le Regioni dovranno mettere mano al portafogli e per l'Abruzzo rischia di diventare un'impresa ardua.
Incostituzionale quindi a detta di Marche e Abruzzo, l'intervento dello Stato sul bilancio regionale, doppiamente incostituzionale secondo l'assessore alla Protezione civile Gianfranco Giuliante perchè Tremonti si riserva addirittura di stilare un giudizio sul tipo di fiscalità individuata dalle singole regioni per far fronte all'emergenza. Ma la presa di posizione dell'assessore scatena la polemica politica. E' il senatore Idv Alfonso Mascitelli ad andare all'attacco: «Ha ragione Giuliante nel dire che la tassa sulle disgrazie è una vergogna, che penalizza l'Abruzzo oltre ogni accettabile tolleranza, ma lui sa bene che prendersela con Tremonti è solo uno specchietto per le allodole». A distanza di tre mesi, secondo Mascitelli, ancora non si possono utilizzare le risorse per la prevenzione dei rischi idrogeologici dell'Abruzzo, perché manca il commissario delegato dal Governo in seguito agli arresti di Mascazzini. «Il provvedimento di aumento delle aliquote delle tasse per le regioni colpite da calamità naturali, contenuto nel decreto Milleproroghe, è stato convertito in legge con il voto contrario dell'IdV e del Pd, che hanno presentato richieste emendative di abrogazione, ma è stato votato all'unanimità dal centro-destra, compresi i senatori abruzzesi che ricoprono incarichi di primo piano nel partito dell'assessore Giuliante. La stessa richiesta tardiva di impugnativa avanzata da Chiodi è soltanto l'ennesima presa in giro e l'assessore Giuliante sa bene che la sua coerenza richiederebbe le sue dimissioni, di fronte ad una scelta così dannosa per l'Abruzzo presa dalla sua stessa parte politica». E nel frattempo restano bloccati i 40 milioni di euro destinati all'Abruzzo per il piano di prevenzione del rischio idrogeologico.
Giuliante naturalmente non ci sta. Da una parte difende i senatori, «su quel decreto c'era la fiducia», dall'altra replica stizzito: «Se Mascitelli fosse restato democristiano avrei potuto contare sulla sua carità cristiana e propensione alla tolleranza. Ma dato che ha deciso di cambiare, diventando dipietrista, per coerenza tira pietre. Da quarant'anni milito nella stessa parte, ma l'eresia possibile mi rende libero di dissentire al mio interno ma anche di anticipare l'opposizione su certi temi. Questo a volte fa innervosire».
Giuliante quindi si smarca dal Pdl, rivendica il diritto di critica anche all'interno del suo partito, se di mezzo c'è l'interesse della regione. Ma il fatto resta: il decreto che stabilisce che i danni del terremoto o dell'alluvione di Teramo si pagano di tasca propria, è stato votato dalla maggioranza al completo. Che è la stessa alla quale appartengono sia Chiodi che Giuliante.