Della sua gestione si ricorderanno molti episodi. Non solo la cubista o i figli dei capiscorta entrati sul tappeto rosso in Atac, giacché una sintesi cosi fatta tipo non gli renderebbe giustizia . Memorabile fu ad esempio il giorno in cui, lui, Adalberto Bertucci, già amministratore delegato dell'azienda, al momento della votazione uscì per non influenzare gli altri membri del Cda che stavano per conferirgli una consulenza da 210 mila euro. Che si aggiungevano al compenso da ad. Contratto poi revocato dopo le sue dimissioni che risalgono all'ottobre scorso.
Bertucci ha letto il dossier sugli sprechi degli ultimi dieci anni?
«E secondo lei potevo perdermelo?».
E cosa ha pensato dopo?
«Ero curioso di conoscere le conclusioni. Quella commissione fui io a istituirla. Volli che a presiederla fosse Giuseppe Renato Croce, un ex magistrato di Cassazione. Per un periodo venni regolarmente informato, poi mi dimisi e non ne seppi più nulla».
Progetti finanziati e poi abbandonati. Concorrenti assunti in pianta stabile, regali alle altre aziende, falsificazioni. Parentopoli è una brutta pagina ma in confronto è un libellula...
«Posso dirle che appena arrivato a Trambus nel giugno del 2008 la prima cosa che feci, d'accordo con l'allora presidente Raffaele Morese, fu togliere alcuni benefit».
Esempio?
«Il presidente e l'amministratore delegato potevano disporre di 40 mila euro ciascuno per le spese di rappresentanza. Mi sembrò eccessivo. I pranzi, dissi, me li posso pagare anche con i soldi miei».
Bene. Ma tutto qui?
«No, trovai anche altro. Eccome. Gli alti dirigenti di allora, i cosiddetti superquadri, avevano a disposizione 40 autovetture a uso promiscuo, che vuol dire non solo per la durata dell'orario di lavoro ma che se volevano ci potevano andare anche in vacanza. Si aggiungevano a stipendi che erano già abbastanza altini. E il bello è che non le usavano neanche per venirci a lavorare. In azienda ci venivano in motorino. C'è troppo traffico, mi dicevano. Facemmo una riunione, chiesi a tutti di rinunciare, dopo poco restituirono la vettura».
Erano Mercedes?
«No, quelle le trovai all'Atac. A Trambus di norma non superavano duemila di cilindrata».
A qualcun altro è stato pagato anche l'affitto per l'alloggio e la bolletta del telefono di casa. Non lo trova strano per una municipalizzzata che ha chiuso lo scorso esercizio con un deficit di 125 milioni di euro?
«Due casi isolati».
Ricorda anche i nomi?
«Diciamo due altissimi dirigenti. Ma guardi che nel privato il contributo alloggiativo è molto frequente. Da noi stiamo su quelli livelli, non ci trovo nulla di strano».
Il suo successore si è dimesso e il nuovo ad non è ancora arrivato.
«Non ho vendette da consumare. E chi ha scritto cose inesatte ne risponderà nella sede appropriata. A proposito: ho querelato anche lei?».
Forse. Ma andiamo avanti.
«Quando leggo che il costo della manodopera è aumentato di 50 milioni di euro resto basìto. Al massimo 5 milioni, proprio a dire tanto».
Anche Basile alla fine si è arreso.
«Non posso giudicare dall'esterno un amministratore di quel livello. Posso solo dire che a me sono state attribuite tutte le nefandezze possibili e immaginarie. Sono finito nel tritacarne. Ma quando andai in commissione Trasporti per riferire sulla situazione di Atac le cifre del passivo erano molto inferiori a quelle attuali. Dichiarai il falso? Non credo, non sono uno sprovveduto, prima di fare l'amministratore delegato non vendevo certo caldarroste per strada».
Sta dicendo che il buco non lo ha fatto lei?
«Sto dicendo che i numeri a volte sono alchimie. E che i problemi di Atac non sono cambiati, sono sempre gli stessi. Riguardano la parte finanziaria. La Regione Lazio che non paga oppure paga meno di quanto dovrebbe e in ritardo. Anticipare vuol dire pagare interessi, indebitarsi. Questi sono i problemi che ho avuto io, che ha sofferto il mio successore e che avrà chi verrà dopo di lui».
La ricorderanno come l'amministratore delegato che assunse la «nota cubista»...ne è consapevole?
«Lo so, non posso farci niente. Però le inchieste e tutte le carte stanno lì a dimostrare che le procedure sono state corrette. Non ho mai ricevuto un avviso di garanzia e credo proprio che non lo riceverò neanche in futuro. Anche se questo a qualcuno dispiacerà».