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Pescara, 16/04/2026
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Data: 23/04/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Baby gang scatenata sul bus. Vogliono i posti di due fidanzati. La coppia si rifiuta e viene picchiata a sangue

«Te devi alza'! Il posto è mio e basta. Chiaro?». Christian ha sedici anni, il cugino che l'ha spalleggiato dodici e le amichette cariche di rimmel che si sono divertite un sacco pigliando pure loro a calci e pugni due coetanei su un autobus dell'Atac ne hanno appena fatti quindici. La linea è la 055, da Grotte Celoni alla Stazione di Lunghezza, a cavallo di una delle sterminate banlieu della periferia est, e sembra perfino inutile alambiccarsi sul motivo di tanta bestialità perché forse un vero motivo non c'è. È solo che i quattro chiamiamola pure gang, sebbene non li legasse alcun vero patto hanno adocchiato una coppia di ragazzini, un maschio e una femmina, e li hanno gonfiati con il pretesto del posto a sedere in uno di quegli accessi di violenza che fanno pensare sempre più spesso alla piaga del bullismo ormai endemica nella cintura metropolitana londinese.
Siamo a Roma, si dirà, ma ormai certi episodi si ripetono senza sosta ed è altamente probabile che quelli di cui si arriva a parlare siano molti di meno di quelli che accadono nella realtà. L'aggressione è di giovedì sera. Erano circa le otto e mezzo. Un ragazzo e la ragazza, lui di Tivoli, lei di Guidonia, stavano andando appunto a Lunghezza con lo 055 dopo aver passato il pomeriggio al centro commerciale Roma Est. I quattro aggressori, tutti della Borghesiana, rintracciati un'ora dopo dai carabinieri, sono saliti dalle parti di Rocca Cencia, un'altra pietra miliare lungo il percorso che ha trasformato la periferia in una Babele prima urbanistica e poi sociale.
L'autobus, ovviamente, era pieno di posti liberi e il punto non era mettersi seduti. I due bulli, tra loro cugini, figli di slavi immigrati a Roma una ventina di anni fa, erano in vena di menare le mani. Manolo, il sedicenne, è conosciuto dalla stazione dell'Arma di Settecamini ed era già stato denunciato per lesioni. Un attaccabrighe, uno che gioca a fare il capo. «Stavamo per i fatti nostri ha detto più tardi ai carabinieri la ragazza aggredita Quelli, il più grande e il più piccolo, sono saliti, si sono guardati attorno e sono venuti subito verso di noi. Uno dei due ha detto all'amico mio: "Alzati e lasciami il posto, str...: questo è mio!"».
Il quindicenne di Tivoli, punto nell'orgoglio, ha risposto che non si sarebbe alzato. La replica è arrivata in una frazione di secondo. Pugni, schiaffi e calci, con le due teen-ager, assatanate come Manolo e il dodicenne, che prendevano attivamente parte al pestaggio. Non è stata un'azione dimostrativa. Il ragazzino ne è uscito con il naso rotto in più punti e trenta giorni di prognosi, l'amica con una collezione di lividi sul viso e sulle braccia. L'autista dell'Atac non si è accorto subito di quello che stava succedendo, anche perché un certo clima, sullo 055, rientra nella norma.
I bulli, compiuta l'opera, visto il sangue che usciva dal naso del ragazzino, sono scesi dalla vettura alla prima fermata utile. Pensavano di averla fatta franca e magari si saranno pure congratulati l'uno con l'altro ridendo di «quegli sfigati sull'autobus». Ma le vittime, arrivate alla Stazione di Lunghezza, tappa obbligata per chi è diretto a Tivoli e Guidonia, hanno telefonato al 112. Quando i carabinieri di Settecamini, guidati dal luogotenente Giraldi, hanno avuto notizia e descrizioni hanno intuito quasi all'istante che Manolo e il cugino potessero avere a che fare con la vicenda.
I due, che potrebbero essere responsabili di episodi analoghi (ci sono verifiche in corso), sono stati rintracciati poco dopo insieme alla amiche da una pattuglia della compagnia di Tivoli guidata dal capitano Emanuela Rocca. Portati in caserma, non hanno detto una parola, come i duri, come i criminali veri, come in un film di Tarantino.
Nella famiglia dei giovani di origine slava ci sono, secondo i carabinieri, diverse persone con precedenti penali. Ma non in quella delle quindicenni. Le ragazzine, dopo essere state denunciate a piede libero per lesioni insieme ai complici, sono state consegnate ai genitori. I quali, brava gente che si arrangia un contrattino, un lavoretto, quello che capita sono arrivati in caserma umiliati a bocca aperta. Non avrebbero mai immaginato che le figlie andassero in giro a picchiare gente sugli autobus tanto per divertirsi. Una cosa molto pulp fiction, una cosa ormai molto romana.

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