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Data: 24/04/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Negozi aperti il Primo maggio nuova frattura tra Cisl e Cgil. Bonanni: deve decidere il territorio. Scontro con Camusso

L'Anci pronta a incontrare sindacati e aziende. Confcommercio: serve il buonsenso

ROMA Non bastava il 1° maggio «separato» a Bologna, con piazza Maggiore tutta rossa di Cgil e nessuna bandiera di Cisl e Uil a sventolare nel luogo simbolo dei comizi per la festa del lavoro. Ora c'è anche Firenze che fa aprire i negozi, Milano che le corre dietro e un nuovo motivo di divisione tra i sindacati. Con il leader della Cisl Raffaele Bonanni che prende le distanze dal segretario generale della Cigl Susanna Camusso. Lei, Susanna, i negozi li vorrebbe chiusi e venerdì ha tacciato il sindaco fiorentino Matteo Renzi di «provocazione» e «ricerca di visibilità» per aver firmato l'ordinanza che consente ai negozi di alzare le saracinesche anche nel giorno di festa dei lavoratori per antonomasia.
Primo maggio di lotta, come si diceva un tempo, e primo maggio di polemica. E Bonanni, nella polemica, sembra prendere le distanze da entrambi. «I sindaci convochino sindacati e commercianti per trovare una soluzione concordata», suggerisce il leader della Cisl per risolvere il braccio di ferro sull'apertura dei negozi. «E' giusto prosegue che decidano i territori insieme a sindacati e imprese» in modo da trovare anche le necessarie compensazioni. Meglio ancora se il calendario di riposi e aperture riguarderà tutto l'anno. Così, si eviterà «di rincorrere la vicenda del 1° maggio come un pallone mediatico, cosa che andrebbe evitata. La questione non sarà più affidata agli umori dei sindaci o alla voglia, o meno, di arrivare ad esasperazioni per stare sui giornali». Detto, fatto. L'Anci raccoglie l'invito di Bonanni e il delegato allo Sviluppo dell'associazione dei comuni italiani si dice pronto «a convocare una riunione a Roma con i rappresentanti dei sindacati e delle associazioni di categoria. Fermo restando precisa che questo è un dibattito che si sviluppa ogni anno e che generalmente si va verso le aperture facoltative».
Anche la Uiltucs sposa la linea della Cisl. «Natale, Pasqua, primo maggio: sono giornate importanti per le persone dice il segretario generale Bruno Boco e per le loro coscienze. Il riposo andrebbe rispettato. Questo discorso, però, non può valere per città ad enorme flusso turistico come Venezia, Firenze e Roma. Lì i centri storici devono restare aperti». E Milano? Qui la polemica sul 1° maggio si intreccia con le imminenti elezioni comunali. «Sono pronto a firmare la delega per l'apertura degli esercizi pubblici per il prossimo primo maggio», annuncia l'assessore alle Attività produttive del Capoluogo lombardo, capolista della lista civica Milano al centro che sostiene Letizia Moratti. Gli risponde Mattia Granata, candidato nella Lista Civica per Pisapia, antagonista numero 1 del sindaco in carica. «Con questa decisione afferma Terzi conferma l'atteggiamento di sordità della giunta milanese nei confronti del mondo del lavoro». Tra le grandi città, è Torino ad essersi mossa con il maggior anticipo, proprio come suggeriva Bonanni. L'apertura sarà facoltativa in base ad una delibera del Comune decisa sei mesi fa, quando gli enti locali piemontesi si sono attrezzati per fare fronte ai grandi appuntamenti previsti per il 2011 e le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia.
Nella querelle sui negozi aperti/chiusi, Coldiretti e sindacato di polizia riportano la palla su un terreno di maggiore concretezza. «Molti mercati degli agricoltori di campagna amica sono aperti il primo maggio nelle città», afferma l'associazione dei produttori agricoli, così cittadini e turisti possono «gustare i prodotti made in Italy al giusto prezzo». Ma chi lavora la domenica è gente di serie B? Si domanda Massimo Montebove, consigliere nazionale del sindacato autonomo di polizia Sap. Ovviamente no; quindi, meglio fare leva su un po' di buonsenso. E' quel che invoca Francesco Rivolta, direttore generale della Confcommercio, spiegando che «i nuovi stili di vita, gli appuntamenti straordinari che determinano molte presenze turistiche nelle città d'arte, sono tutti elementi che non possono essere ignorati dalla distribuzione nel suo insieme. E' sul territorio che vanno prese le decisioni, senza battaglie ideologiche». E allora Matteo Renzi torna alla carica. Lo fa su Facebook e cerca di spegnere la polemica: «Riparleremo del 1° maggio, promesso. E soprattutto lavoreremo perché si parli di chi è precario, di chi viene licenziato e non sa come fare, di chi vive ogni giorno senza garanzie. Ora però fatemi fare gli auguri di Buona Pasqua a tutti!». Sono le sette di sera e a 206 persone «piace questo elemento».

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