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Pescara, 16/04/2026
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Data: 24/04/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Pdl a Lassini: se eletto, si dimetta. Ma è alta tensione fra falchi e colombe. Calderoli: «Troppi Tafazzi in giro»

ROMA. «Lassini si dimetta se eletto. Il caso è chiuso». Il diktat all'autore dei manifesti milanesi che accostavano i magistrati alle Br è contenuto in una lettera che il coordinatore lombardo del Pdl, Mario Mantovani, scrive nel bel mezzo di un braccio di ferro che si trascina da giorni e che ha portato allo scontro frontale Letizia Moratti e Daniela Santanché. Lassini farà quel passo indietro che mezzo partito gli chiede? Difficile immaginarlo anche perché l'ipotesi di una sua elezione è più che probabile. La vicenda dei manifesti, mai condannati ufficialmente dal Cavaliere, gli ha regalato una inattesa esposizione mediatica e i giornali di area Pdl non perdono occasione per incoraggiarlo ad andare avanti. Il direttore del "Giornale", Alessandro Sallusti, ha fatto sapere che lo voterà e nega che dietro al caso Lassini ci sia «lo zampino di Berluscioni». "Libero" è ancora più esplicito e nel catenaccio di prima pagina scrive: «Berlusconi spera che il candidato "delle Br in procura" faccia il pieno di voti a Milano».
Nella lettera, Mantovani spiega che non c'è un modo per obbligarlo a gettare la spugna perché la legge elettorale «non ha consentito la sua cancellazione dalla lista del Pdl». Ma il pressing continua e la nota si conclude con un preciso avvertimento: «Auspichiamo che Lassini si dimetta da consigliere della città qualora eletto. E comunque non farà parte del gruppo consiliare del Pdl». Davanti all'aut aut, l'autore dei manifesti anti-giudici non dice una parola: «Non intendo commentare...». La bufera nel partito del premier, insomma, non si placa. Il cattolico e vicepresiden te della Camera, Maurizio Lupi, si schiera al fianco della Moratti e chiede alla Santanché di «parlare di meno» mentre il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ammette il suo forte «imbarazzo» per tutto quello che sta succedendo in questi giorni ed invita il partito a concentrarsi sul voto.
A Milano, per ammissione dello stesso Berlusconi, vanno in scena elezioni municipali che hanno il sapore di un giudizio finale e definitivo sulla sua stessa sopravvivenza politica e sulla durata della legislatura e in questo scenario si inserisce la Lega. Bossi non nasconde il suo fastidio per i recenti attacchi a Tremonti e Calderoli, con una intervista a "Repubblica", paragona lo scontro nel Pdl a una «dannosa danza macabra» e annuncia che se Lassini non si dimetterà, il Carroccio lo costringerà a farlo. «Se arriverà il giorno in cui sarà eletto e qualcuno dovrà chiedergli di andarsene faremo sentire la nostra voce» promette il ministro per la Semplificazione. Il Cavaliere, insomma, è sempre più costretto a fare i conti con Bossi sapendo che se il Pdl dovesse perdere Milano, lo «sconcerto» della Lega si trasformerebbe rapidamente in aperta ostilità. La guerra continua contro i giudici e le proposte di modifica della Costituzione, del resto, non sono condivise dal leader leghista. Ma a preoccupare il Carroccio è soprattutto la guerra tra correnti esplosa nel Pdl e il conseguente attacco a Tremonti. E Calderoli, questa volta, usa la frusta. «Ci sono in giro troppi Tafazzi e nell'ultima settimana ne abbiamo viste di tutti i colori» dice il ministro per il quale Tremonti ha ricevuto «critiche incomprensibili da gente che non capisce niente di economia interna ed internazionale». La fibrillazione esplosa nel Pdl preoccupa non poco Berlusconi, che ieri è andato in Sardegna per trascorrere le vacanze di Pasqua a villa Certosa.



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